IV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
Mt 5,1-12
+ Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».
Parola del Signore.
Omelia R.P. Vincenzo Ippolito
Santuario Maria SS. Incoronata – Montoro (AV)
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Il Signore conceda a tutti quanti noi, carissimi fratelli e sorelle, la sua grazia e la sua pace.
Ci sono due domande che si rincorrono nel cuore di ogni uomo e che, nei periodi più disparati della nostra vita, vengono prese in considerazione, talvolta una, altre volte l’altra, la prima, Dio che cosa vuole da me? E poi l’altra: io che cosa voglio da me stesso? Sembra che siano domande differenti, l’una contraria all’altra, quando, invece, sono le facce di un’unica medaglia. Ciò che Dio desidera da me, a pensarci bene, è quanto io desidero da me stesso. Il desiderio che è presente nelle profondità del mio cuore è il riflesso in me del desiderio che abita il cuore di Dio. Ma noi non ce ne rendiamo conto, non ce ne accorgiamo, perché non riusciamo ad andare in profondità nel nostro cuore, per leggere il desiderio profondo che lì abita e per renderci conto che i nostri sogni più belli, i nostri desideri più radicali, le nostre aspirazioni più profonde, sono il riflesso in noi del desiderio che abita il cuore di Dio. Gesù Cristo è venuto nel mondo, da una parte, a svelarci il desiderio di Dio su di noi e, dall’altra parte, a condurci, attraverso il cammino di sequela, a diventare consapevoli che il desiderio profondo che abita il cuore umano rappresenta il riflesso del sogno di Dio su di noi. Il punto di contatto poi tra ciò che noi desideriamo e quanto Dio vuole per noi è la vita di Cristo, è il suo cuore traboccante di misericordia, sono i suoi trentatré, trentaquattro anni intessuti della potenza dello Spirito Santo e vissuti tanto per Dio, quanto per gli uomini. Perché Gesù Cristo vive realizzando il progetto del Padre e realizzando il desiderio profondo del nostro cuore.
La liturgia della quarta domenica del Tempo Ordinario concede a tutti noi, carissimi fratelli e sorelle, di vedere come Gesù Cristo rappresenta l’anello di congiungimento tra il desiderio del cuore nostro e il desiderio del cuore di Dio e attraverso la pagina evangelica delle beatitudini ci dona la chiave per comprendere che, se noi desideriamo essere felici, Dio vuole per noi la gioia vera, la beatitudine perfetta, la vita in pienezza, perché Egli, venuto a dare la vita in abbondanza, vuole unicamente la realizzazione della nostra gioia. Tutto ciò che Dio pensa, desidera, realizza nella nostra vita e nella nostra storia è per il nostro bene, per la nostra gioia, per il sorriso continuo che scandisce la nostra vita, perché noi possiamo sperimentare, nella comunione con i fratelli e con le sorelle, la pienezza di quella pace che realizza ogni sogno, ogni aspirazione, ogni desiderio.
Ma perché, carissimi fratelli e sorelle, è così difficile per noi essere felici? Perché è così difficile per noi vivere rapporti sereni nella gioia e nella pace, nella concordia e nella fraternità autentica? Noi ci veniamo a trovare, come la prima comunità cristiana di Corinto, in confusione. Paolo, a quei cristiani, dice: “Considerate la vostra vocazione, diventate consapevoli della vostra chiamata, approfondite la bellezza della vocazione cristiana, riscoprite in Cristo la chiave per comprendere i desideri più profondi del vostro cuore e per capire che Dio vi vuole beati attraverso l’accoglienza della vostra povertà e ravvisando in Gesù Cristo la fonte di quella beatitudine vera che fa traboccare di esultanza il nostro cuore”. È per noi così difficile diventare consapevoli della nostra vocazione e della nostra elezione perché il cuore nostro è pieno di nebbia e di confusione, come capitò nel giardino dell’Eden; la voce del tentatore si presenta anche a noi come ad Eva e, cambiando le carte in tavola, ci fa vedere male il bene e bene il male. Il demonio ci dona la possibilità di vivere in una gioia che è superficiale, in una bellezza che è passeggera, in una realizzazione che è di facciata. Il demonio non vuole che noi andiamo in profondità nel cuore per renderci conto che la croce di Gesù Cristo, il suo amore misericordioso, svela la nostra vocazione e la nostra elezione.
Ahimè, tante volte il demonio ci fa vivere in superficialità, ci fa credere che si può essere felici dandosi all’egoismo, assecondando l’orgoglio, diventando migliori degli altri. Il demonio soffia sula brace della nostra presunzione, mette fascine e legna secca sul fuoco della nostra arroganza e così noi diventiamo sempre più orgogliosi, con il petto all’infuori ci opponiamo agli altri, crediamo che vincere su quella che è l’altrui prepotenza significa realizzarsi, siamo convinti che alzare la voce, pretendendo di essere ascoltati, sia la sorgente della pace. Il demonio ci fa credere che dobbiamo avere sempre ragione, che noi abbiamo la ricetta della felicità in tasca, che i fratelli e le sorelle devono stare ad ascoltare soltanto noi e devono fare quello che noi vogliamo. Quando questo accade, noi, pieni di orgoglio e di presunzione, crediamo di essere felici, perché il demonio a noi, come un giorno a Gesù nel deserto, ci dice “diventa più grande degli altri, strumentalizza i tuoi doni per procurarti del pane; prostrati davanti a me per avere tutti i regni della terra; non adorare Dio, ma te stesso e mettiti tu al posto di Dio nella vita degli altri”. Questo, carissimi fratelli e sorelle, ci dice il demonio, facendoci credere di poter essere felici senza Dio, di poter sperimentare la realizzazione dei desideri più profondi dell’animo nostro, senza Gesù Cristo. È un desiderio questo che egli realizza per la nostra debolezza e per la nostra stupidità, per la nostra superficialità. Al pari di Eva ci fidiamo di colui che, mentitore fin dal principio, si presenta come nostro amico e così ci piace diventare nemici di Dio, avversari dell’Altissimo e la nostra vita è scandita da compromessi, da superficialità. Quante volte noi facciamo diventare il denaro, l’interesse, l’egoismo, l’orgoglio, dio della nostra vita! Quante volte non riusciamo a scegliere il Dio di Gesù Cristo, a dirci e ad essere profondamente cristiani, a seguire Gesù lungo la strada esigente dell’amore che giunge al dono, ad essere capaci di accogliere perfino la persecuzione e la solitudine, pur di manifestare la dignità del nostro essere figli di Dio, permettendo allo Spirito Santo di trasbordare dal nostro cuore e diventare acqua che disseta il deserto del cuore dei fratelli.
Oggi la liturgia ci porta a diventare consapevoli che la nostra vocazione, il desiderio di Dio, è grande. Noi lo raccogliamo nei piccoli spazi del nostro cuore, nella grettezza della nostra mente. Dio invece vuole che tu sia felice, ma non di una felicità passeggera, ma di una felicità bella, di una felicità continua, di una gioia perseverante, di una vita che trabocchi dalla sua vita in pienezza. Perché Gesù Cristo è venuto a darci cose grandi, a fare meraviglie di grazia nella vita di coloro che si dispongono, con tutta docilità, all’opera della sua grazia santificante. Invece noi non riusciamo ad andare in profondità, abbiamo paura e così, assecondando il demonio, siamo sì felici, ma le nostre gioie sono passeggere, passano presto. Desidero una cosa, faccio i capricci come un bambino, la ottengo, sono felice per pochi minuti e poi voglio sempre di più, in questa brama continua, in questo desiderio divorante. Non ci sono passioni che bastino, relazioni che soddisfino, bellezze che acquietino l’anima. E’ questo lo stato permanente di inquietudine interiore che l’uomo sperimenta quando non riesce ad andare in profondità nel cuore, ad appropriarsi della parte più profonda del suo animo, di ascoltare Dio che lì gli parla, di vedere che è stampata nelle profondità del proprio cuore l’appartenenza a Cristo, a quel Dio che ci ha creati ad immagine e somiglianza sua e che, se ha stampato in noi l’appartenenza a Lui, ha tatuato sulle sue mani il nostro nome, quasi a ricordare che siamo sua eredità e che Egli ci ha reso il popolo del suo pascolo, il gregge che Egli conduce.
Andare in profondità senza accontentarsi: questo è il grande insegnamento che noi apprendiamo dal Vangelo attraverso la mediazione di Francesco. Anche lui è un giovane assetato di gioia, di felicità. Le allegre brigate nelle notti di Assisi lo vedono sempre come un re di quei banchetti, che riempiono l’antica città di schiamazzi, di grida, di risate, di urla. Sono giovani, ricercano la felicità, ma poi ci sarà la guerra, poi ci sarà la malattia e quel desiderio sempre più incalzante porterà Francesco a vedere in lui la necessità di andare sempre più in profondità, di appropriarsi di quel desiderio stampato nel suo cuore, riflesso del desiderio di Dio.
Carissimi fratelli e sorelle, è come se la liturgia di oggi dicesse a tutti quanti noi: ma quando la finirai di giocare con la tua vita e di scherzare con la gioia? Quando la finirai di mantenerti in superficie, senza andare in profondità? Quando la smetterai di fare il bambino e di passare da un’esperienza a un’altra, senza ascoltare la voce di Gesù, senza entrare in relazione profonda con il suo amore misericordioso, senza lasciarti raggiungere dal suo sguardo, consumare dalla sua parola, rinnovare dalla pienezza della sua vita?
Noi man mano che scendiamo nel cuore nostro ci sentiamo smarriti, ci manca l’aria. Noi scendiamo nel cuore soltanto se ci aggrappiamo alla bombola di ossigeno che è il polmone amante del cuore del Salvatore. Più ci stringiamo a Gesù Cristo e più il buio del cuore non ci fa paura, più ci stringiamo al cuore del Diletto e più le tenebre dell’errore nostro e dei fallimenti non ci fanno orrore, più respiriamo a pieni polmoni con il polmone di Cristo, più l’aria dello Spirito ci rende leggera la discesa e ci fa camminare tra le ombre della nostra città interiore, senza essere divorati dal senso di vergogna e di orrore.
Andare nel cuore, andare in profondità significa scoprire che la felicità, carissimi fratelli e sorelle, non è fuori di noi, la felicità è dentro di noi. La luce non è fuori di noi, la luce è dentro di noi. Essere felici significa scoprire che lì c’è la luce e alla sua luce noi vediamo luce in noi. Quando io ho la luce dentro di me, tutto diventa luminoso intorno a me. Quando io ho la gioia profonda dell’animo dentro, nulla al di fuori potrà contagiarmi con tristezza ed angoscia. Gesù invita, nel discorso della montagna, i discepoli a salire sul monte, discendendo in se stessi e trovando in se stessi quel desiderio di gioia, quella sete di speranza, quel sogno di felicità vera che alberga nel cuore. Ma noi più scendiamo e più ci diciamo: ma come posso essere felice, come posso essere beato, come posso realizzare i miei sogni, come posso attuare le mie aspirazioni? Ma noi ci illudiamo perché non conosciamo i sogni, le aspirazioni, i desideri. Devi scendere sempre di più, non devi accontentarti. Se scendiamo di più nelle profondità del nostro cuore, lì troviamo Dio che parla, lo Spirito che sussurra, il Padre che ci consola. È Gesù stesso che lo ha promesso: “Se uno mi ama ascolterà la mia parola e il Padre mio lo amerà, e noi verremo a lui e prenderemo dimora dentro di lui”.
Carissimi fratelli e sorelle, la felicità, la gioia, la beatitudine sta nel fare posto dentro di noi all’amore del cuore di Gesù. La gioia, la beatitudine significa scoprire che Gesù Cristo ci rende gioiosi, che Gesù Cristo è il progetto di felicità che il Padre affida ad ogni uomo. Gesù Cristo ci insegna, attraverso le beatitudini, che per essere felici, per realizzare la volontà del Padre, noi siamo chiamati a mettere a frutto le potenzialità che abbiamo, a mettere a frutto la nostra povertà, la nostra mitezza, la nostra sete di giustizia, a mettere a frutto le nostre persecuzioni, le angosce del cuore, le tenebre dell’anima. Gesù Cristo ci sta dicendo che la volontà di Dio è riflessa in noi nel desiderio profondo dell’animo e che noi possiamo fare la volontà del Padre e realizzare la nostra gioia in Gesù Cristo. Perché solo Gesù Cristo ha parole di vita eterna, soltanto Gesù Cristo, anche se in maniera paradossale, ci dà la possibilità di sperimentare la pace profonda dell’animo nostro.
Abbiamo ascoltato nella Prima Lettura come il profeta Sofonia, a un popolo che si sente disorientato e che di lì a poco dovrà mettere mano alla propria riforma religiosa, a quel popolo dice: “Cercate, cercate il Signore, voi tutti poveri”. Cercate! Dobbiamo confessarlo, carissimi fratelli e sorelle, noi non siamo abituati più a cercare, a cercare come Francesco, che nel primo periodo della sua vita si ritirava in luoghi solitari e pregava, e pur conducendo con sé qualche amico, entrando in qualche caverna, lo lasciava fuori per parlare con lo Sposo, per dialogare con il Diletto, per confrontarsi amabilmente con il Signore. Abbiamo smesso di cercare, cercare Dio e il suo volto, cercare la sua volontà. Abbiamo smesso di farci aiutare nel cammino di fede per trovare in Cristo la chiave, il centro e il fine dell’esistenza umana. E così, abbandonati alla superficialità, crediamo che la nostra vita sia serena, che tutto vada bene e talvolta cerchiamo di anestetizzare il nostro desiderio più profondo, di calmarci, di andare avanti, di dire “ma la vita va bene così”. Ma come la vita va bene così? Se il Gesù che tu sposi lo prendi a metà, se la parola del Vangelo che tu ascolti la prendi in parte, se il tuo sì a Dio non è totale, se la tua consegna non è totalizzante, se il tuo abbandonarti a Dio è parziale?
Carissimi fratelli e sorelle, il Vangelo delle Beatitudini oggi ci dice che possiamo essere felici se entrando nella vita di Gesù facciamo spazio alla potenza di quello Spirito che fa nuove dentro di noi tutte quante le cose. Oggi la liturgia ci dice che possiamo essere felici, lasciando che Gesù in noi ci comunichi la forza della sua povertà, la grazia della sua mitezza, la bellezza della sua purezza, la pazienza nelle persecuzioni, il desiderio di essere affamati e assetati di quella giustizia che non è violenza, ma ricerca costante del bene dell’altro. Più tu fai entrare dentro di te Gesù, più Lui, vivendo dentro di te, sarà povero, mite, arrendevole e totalmente proteso a realizzare la volontà di Dio in te. Carissimi fratelli e sorelle, noi possiamo vivere il Vangelo delle Beatitudini ma non da soli, insieme con Gesù. Se tu dentro di te fai spazio a Gesù, Lui dentro di te ti comunicherà la sua stessa vita, ti farà vivere all’unisono con i suoi pensieri, con i palpiti del suo cuore e l’orologio del tuo mondo interiore farà scandire le ore sui battiti del cuore di Cristo e tutta la tua vita, sintonizzata su quella di Gesù, sarà una manifestazione della sua grazia e della potenza della sua misericordia.
Carissimi fratelli e sorelle, dilettissimi figli, chiediamo in questa domenica a Gesù la grazia di andare in profondità e di scoprire che Lui è la sorgente della gioia, che la sua Parola è vita, che la potenza dello Spirito Santo è capace di farci diventare delle persone felici, uomini e donne migliori. Chiediamo a Gesù che ci dia la grazia di comprendere che il demonio ci inganna, che il serpente ci illude, e soprattutto entriamo nella nostra vita, perché il paradosso del Vangelo è soltanto apparente. Attraverso la via stretta del Vangelo, noi raggiungiamo la gioia, attraverso la strada irta del Golgota, noi realizziamo la vita e troviamo la pace. Nelle Beatitudini noi troviamo questa vita di Gesù che diventa la nostra stessa vita e che ci porta con Paolo a dire: “vivo, ma non vivo io, in me vive Cristo”. Se io ho Gesù dentro di me che vive, quel Gesù mi farà diventare come Lui, sarà Lui a vivere in me e la mia vita sarà una vita gioiosa anche passando attraverso le difficoltà, perché io so che le difficoltà, le angosce, le tribolazioni non le affronto da solo, ma Cristo, che è in me, è forza, è luce, è vita, è gaudio, è letizia, è tutta la nostra ricchezza a sufficienza.
C’è un aspetto della vita di Gesù sul quale mi voglio brevemente soffermare. Tra le Beatitudini abbiamo tanti spunti, ma io mi voglio soffermare su questo, sulla purezza di cuore. Gesù dice: “Beati i puri di cuore perché vedranno Dio”. È una cosa particolare perché il cuore è la parte più intima dell’uomo, eppure la parte più intima porta a vedere Dio al di fuori. Francesco, commentando questa Beatitudine, dirà che “sono puri di cuore coloro che riescono a vedere Dio vivo e vero” intorno a sé. Ma che cos’è questa purezza di cuore, carissimi fratelli e sorelle? Prima di tutto, puro di cuore è Gesù. E cosa significa avere un cuore puro, avere un cuore libero, avere un cuore semplice, avere un cuore leggero? Significa avere un cuore capace di amare, amare tutti, senza preferenze, senza differenze, senza divisioni. Questo significa avere purezza di cuore. Significa non pensare male, non giudicare subito, non essere arroganti, ma essere semplici nello sguardo, sinceri nelle parole, autentici nei pensieri. Purezza di cuore significa ricercare il bene dell’altro, come fa Gesù che sale sulla croce per la salvezza di tutti gli uomini. Com’è difficile, carissimi fratelli e sorelle, per noi amare, ma Gesù ci dice: “io ti do il mio cuore, io metto il cuore mio nel cuore tuo, perché tu possa amare con la mia stessa purezza, perché tu possa desiderare con la mia stessa mente, perché tu possa vivere l’amore come misericordia, così come l’ho vissuto io”. E se noi facciamo spazio dentro di noi al cuore di Cristo, saremo puri, nelle intenzioni, nelle parole, negli atteggiamenti. Se il cuore di Cristo è nel nostro cuore, il nostro verrà purificato e così vedremo che Dio è presente nella nostra vita. La purezza di cuore porta a quello sguardo cristallino che ci fa vedere non il male, ma sempre e solo il bene. Vi siete mai chiesti perché noi vediamo il male intorno a noi? Tante volte il male non c’è negli altri, eppure noi giudichiamo cattive le intenzioni e malvagie le opere. Ma il male non sta tante volte fuori di noi. Il male sta in quel cuore che ci porta a vedere cattiveria, perché i nostri occhi sono cattivi, perché il nostro sguardo non è puro. Invece quando Gesù dentro di te ti dona la purezza del cuore, tu vedi, ma vedi come vede Gesù, vedi come vede Dio e vedi purezza dappertutto, vedi grazia, vedi delicatezza, vedi amore e, se vedi male, se vedi cattiveria, pur non giustificandolo, lo prendi su di te e desideri che l’altro cambi per la potenza dell’amore che tu gli doni, proprio come ha fatto Gesù.
Carissimi fratelli e sorelle, è possibile essere felici, è possibile essere santi, è possibile realizzare i sentimenti e i desideri profondi del nostro cuore, è possibile vivere nella volontà del Padre. A tutte queste domande c’è una sola risposta, c’è una sola via: è Gesù. Lasciamo che Gesù abiti in noi; lasciamo che Gesù sprigioni in noi tutta la potenza della sua vita per avere in Lui la pace e la gioia, la serenità e il coraggio per manifestare agli uomini che Gesù è la nostra gioia, Lui è la nostra letizia, Lui la nostra ricchezza, Lui la nostra pace.
Maria, che è la Donna della gioia, pur passando attraverso l’angoscia del Golgota, sia nostra compagna di viaggio, ci spinga a fare posto dentro di noi a quel Gesù che è tutta la sua gioia, che è la chiave, il centro e il fine dell’umana esistenza. Amen.

