III DOMENICA DI QUARESIMA
GV 4,5-42
+ Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù giunse a una città della Samarìa chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani.
Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?». Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore – gli dice la donna -, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua». Le dice: «Va’ a chiamare tuo marito e ritorna qui». Gli risponde la donna: «Io non ho marito». Le dice Gesù: «Hai detto bene: “Io non ho marito”. Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero».
Gli replica la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te».
In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano che parlasse con una donna. Nessuno tuttavia disse: «Che cosa cerchi?», o: «Di che cosa parli con lei?». La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?». Uscirono dalla città e andavano da lui.
Intanto i discepoli lo pregavano: «Rabbì, mangia». Ma egli rispose loro: «Io ho da mangiare un cibo che voi non conoscete». E i discepoli si domandavano l’un l’altro: «Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?». Gesù disse loro: «Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. Voi non dite forse: ancora quattro mesi e poi viene la mietitura? Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. Chi miete riceve il salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché chi semina gioisca insieme a chi miete. In questo infatti si dimostra vero il proverbio: uno semina e l’altro miete. Io vi ho mandati a mietere ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete subentrati nella loro fatica».
Molti Samaritani di quella città credettero in lui per la parola della donna, che testimoniava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto». E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».
Parola del Signore.
Omelia R.P. Vincenzo Ippolito
Santuario Maria SS. Incoronata – Montoro (AV)
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In quel tempo, Gesù giunse a una città della Samarìa chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù, dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei, infatti, non hanno rapporti con i Samaritani.
Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?». Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore – gli dice la donna -, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua». Le dice: «Va’ a chiamare tuo marito e ritorna qui». Gli risponde la donna: «Io non ho marito». Le dice Gesù: «Hai detto bene: “Io non ho marito”. Infatti, hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero».
Gli replica la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così, infatti, il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te».
In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano che parlasse con una donna. Nessuno, tuttavia, disse: «Che cosa cerchi?», o: «Di che cosa parli con lei?». La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?». Uscirono dalla città e andavano da lui.
Intanto i discepoli lo pregavano: «Rabbì, mangia». Ma egli rispose loro: «Io ho da mangiare un cibo che voi non conoscete». E i discepoli si domandavano l’un l’altro: «Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?». Gesù disse loro: «Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. Voi non dite forse: ancora quattro mesi e poi viene la mietitura? Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. Chi miete riceve il salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché chi semina gioisca insieme a chi miete. In questo, infatti, si dimostra vero il proverbio: uno semina e l’altro miete. Io vi ho mandati a mietere ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete subentrati nella loro fatica».
Molti Samaritani di quella città credettero in lui per la parola della donna, che testimoniava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto». E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».
Il Signore ci conceda la sua grazia e la sua pace. Abbiamo contemplato la scorsa domenica la bellezza del Cristo trasfigurato, dopo che nella prima tappa del nostro itinerario quaresimale abbiamo contemplato Cristo che, tentato dal demonio, è vincitore. Infatti l’Evangelista Matteo ci diceva che venne servito dagli angeli. Quando noi superiamo con la forza di Dio la tentazione, quando noi veniamo illuminati dalla grazia del Cristo trasfigurato, possiamo camminare in una vita nuova. La vita spirituale è fatta di tappe e possiamo, superando l’una dopo l’altra con la forza di Dio, lasciarci sostenere sempre dal Signore nel nostro itinerario, fino a giungere alla Gerusalemme, che è la città santa, dove vivremo insieme con Cristo il mistero della sua Pasqua, che è modello anche della nostra Pasqua.
Il ritmo della liturgia con questa domenica cambia, perché nell’anno A noi leggiamo solitamente il Vangelo secondo Matteo, ma quest’Evangelista, nel tempo santo della quaresima, lascia spazio a tre pagine del Vangelo secondo Giovanni. È il cosiddetto ciclo battesimale. Nella Chiesa Primitiva i catecumeni venivano preparati al battesimo attraverso un cammino serrato, una catechesi continua, che li portava ad approfondire l’amicizia con Gesù Cristo e a scegliere Lui come Signore e Salvatore della propria vita e della propria storia. E tre personaggi, li vedremo nelle prossime domeniche insieme con la Samaritana, ci aiutano proprio a incentrare la nostra vita su Gesù Cristo, perché tutti quanti noi, con la grazia di Dio, possiamo diventare delle creature nuove.
L’itinerario di questa domenica, attraverso il dispiegarsi delle tre letture, è semplice nella sua formulazione. Noi siamo come il popolo, peregriniamo nel deserto, verso la terra promessa, e sentiamo l’arsura a causa del cammino, per il caldo, per la fatica, e noi sappiamo che, come il popolo, poté sperimentare, attraverso Mosè, quella roccia che a Massa e Meriba fece sgorgare acqua, così tutti quanti noi, ce lo ricorda Paolo nella seconda lettura, sappiamo che Cristo non ci delude mai, perché è Lui la nostra speranza ed è Lui che ha riversato nei nostri cuori lo Spirito Santo, che ci fa gridare Abba, Padre. Dalla figura si passa alla realtà, con la Samaritana che va al pozzo per attingere acqua e scopre, grazie a Gesù Cristo, la sede di un’acqua più grande, di un amore più grande, di una vita vera e autentica. E questo è il cammino che la liturgia ti vuol far compiere oggi: nel deserto della tua vita, Gesù Cristo è il vero Mosè, non ti dona un’acqua che smorza soltanto per un attimo la tua sete, Egli ti dona quell’acqua viva, zampillante, che ti fa diventare una sorgente, capace di effondere la potenza della misericordia e del perdono anche agli altri.
Cerchiamo, carissimi fratelli e sorelle, di passare dalla figura del libro dell’Esodo alla realtà della pagina del Vangelo, per sperimentare anche noi questo rivolo di vita che esce dal cuore abitato dalla grazia dello Spirito Santo, per riversare nei solchi di questa nostra storia, dove l’uomo è sempre stanco, sfinito e affranto, la potenza di quello Spirito che ci fa camminare in una vita nuova. L’Evangelista Giovanni, nelle prime pagine del suo Vangelo, ci dona sempre dei personaggi che, incontrando Gesù, si lasciano illuminare dalla sua parola e dalla testimonianza del suo Vangelo. Infatti, nel capitolo III, noi ci imbattiamo in Nicodemo, quel capo dei Giudei che va da Gesù di notte. Anche lui ha sete di felicità e di gioia. È stanco, potremmo dire, delle prescrizioni della legge che il popolo di Israele ha ben codificato, rendendo la legge data ai padri un peso insopportabile, messo sulle spalle dei credenti. Ha bisogno di luce, ha bisogno di vita, ha bisogno di respirare. Ma non è soltanto lui così, è anche la Samaritana. Ha sete, vuole respirare, vuole luce, vuole acqua, ma non se ne accorge. E questo, carissimi fratelli e sorelle, è il dramma della nostra società. Noi abbiamo sete di Dio, ma non ce ne accorgiamo. Abbiamo il desiderio della sua luce, ma non ce ne rendiamo conto. E, al pari della Samaritana, Gesù ci fa compiere un cammino di consapevolezza. Ci fa entrare nel nostro cuore, ci fa smascherare le nostre illusioni e ci fa essere capaci, una volta scoperta l’arsura dell’animo nostro, di dire a Gesù «Dammi dunque di quest’acqua, perché tu sei il salvatore del mondo, tu sei il redentore della mia vita e della mia storia».
La pagina evangelica viene costruita da Giovanni in Samaria, che è la terra, potremmo dire, “dell’idolatria”, dove delle popolazioni straniere si sono impiantate e in tal modo la purezza non soltanto del sangue del popolo, ma anche della fede, è andata alla malora. Si sono perfino costruiti un tempio, che diventa antagonista di quello di Gerusalemme. La stessa Samaritana dice a Gesù «Voi affermate che bisogna andare a Gerusalemme, noi abbiamo il nostro tempio». La Samaria quindi fa mondo a parte, ma la cosa più bella di questo brano evangelico è che Gesù entra anche in quelle regioni dove c’è difficoltà di relazione con il popolo di Israele. Ed è lì, carissimi fratelli e sorelle, che noi dobbiamo fare entrare Gesù Cristo nella nostra vita: nella Samaria delle nostre incomprensioni, della nostra incapacità di perdonare, di essere delle creature nuove. Gesù Cristo deve penetrare nella Samaria dei nostri rapporti che non sono sereni, delle nostre amicizie di facciata, delle nostre relazioni dove ci salutiamo soltanto, ma fondamentalmente non lasciamo alla potenza di Cristo di penetrare. Questo significa vivere e celebrare la quaresima! Iniziare un cammino nuovo, permettere a Cristo di entrare in quelle regioni del cuore, dove noi non lasciamo entrare nessuno, dove neanche noi vogliamo penetrare, in quelle armadi che teniamo ben chiusi, dove dentro ci sono quegli scheletri che ci fanno tanta paura. Tutti abbiamo degli armadi ben chiusi, una storia che non rivisitiamo, delle situazioni che non ci perdoniamo. Oggi è come se la liturgia dicesse «fammi entrare lì, la potenza della mia misericordia, la grazia del mio perdono, la grazia della mia riconciliazione, io voglio entrare lì». E invece noi, per il nostro perbenismo e la nostra fede di facciata, non lasciamo penetrare Dio nelle profondità dei nostri dolori, lì dove noi anche ora piangiamo, dove ci sono situazioni irrisolte, dove ci sono relazioni che si sono inceppate. È lì che deve entrare la potenza di Cristo Salvatore, è lì che deve penetrare la vittoria del Risorto! Perché, se non lasciamo che il nostro mondo interiore venga irrorato dalle grandi acque dell’amore di Dio, la nostra fede sarà sempre a metà, la nostra vita non ci permetterà mai, per la mancanza di riconciliazione autentica, di camminare dietro a Cristo Signore ed essere con Lui una sola cosa.
In questo brano vediamo che Gesù, stanco e sfinito, si ferma al pozzo di Giacobbe. La Samaritana va lì, vuole attingere al pozzo, ma poi scoprirà che c’è un pozzo più grande, che è il cuore di Gesù. Ma l’aspetto più significativo di questo brano è il fatto che Gesù, lo abbiamo ascoltato, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Ed è lì che Gesù sta! Sta accanto al Pozzo e aspetta te, come un giorno aspettava la Samaritana. Attende la tua attenzione, attende il tuo bisogno, attende che avvengano quelle che sono le quattro del pomeriggio per il discepolo amato o anche il mezzogiorno per la donna di Samaria. Tutti abbiamo l’ora della nostra salvezza, tutti sperimentiamo la potenza della redenzione di Cristo e dobbiamo attendere i tempi della nostra maturazione, così come i tempi della maturazione dei nostri fratelli. Dio ci attende e non ci mette fretta. Dio ci vuole incontrare, ma sta lì, accanto al pozzo, cercando di sfruttare le occasioni della nostra vita, i bisogni della nostra giornata, le occupazioni della nostra quotidianità. Ora Gesù dice a me e a te: fino a quando mi farai aspettare? Fino a quando io dovrò attendere che tu vieni con la tua brocca? Fino a quando io starò in silenzio, prima di poterti parlare, portandoti su un livello più profondo?
Viene la donna, Gesù la vede e le dice semplicemente: dammi da bere. Oh, quale scandalo per noi, abituati a vedere Gesù come il Figlio di Dio fatto uomo, onnipotente, onnisciente, che comanda e tutto è fatto, che parla e tutto esiste. Lui è il creatore del mondo e chiede da bere ad una donna. Lui è il salvatore dell’universo e mendica un sorso d’acqua. Perché, mio Gesù, tu chiedi ciò che tu stesso hai creato? Perché domandi ciò che è uscito dalla tua mente creatrice e dal tuo braccio che ha comandato e ha fatto esistere ogni cosa?
Il modo per far scoprire alla Samaritana il suo bisogno è mettere dinanzi allo sguardo della Samaritana il proprio bisogno. Questa è la pedagogia di Gesù Cristo, ma a pensarci bene, questa è la pedagogia di ogni autentico maestro che, sul calco di Gesù Cristo, vuole aiutare i fratelli a crescere. Gesù non viene nella nostra vita con l’arroganza di chissà la presunzione di chi crede di essere capace di donare. Gesù viene nell’umiltà. Per comprendere se la persona che ti sta accanto, in nome di Dio, è maestro e ti guida, lo capisci dall’umiltà, dalla persuasione che ci mette, dall’afflato che ti dona, dalla pazienza che vive. Gesù chiede, sente il bisogno. Gesù sente il bisogno di te. Gesù vuole te. Gesù vuole la tua vita. Gesù vuole le tue preoccupazioni. Gesù vuole le tue gioie. Gesù vuole i tuoi dolori. Gesù vuole tutto quello che è presente nella tua storia, nella tua mente, nel tuo cuore. Dio vuole perfino i tuoi peccati! Sembra assurdo, Dio ha sete perfino dei nostri peccati, perché diventino il terreno della sua misericordia, il luogo dove si manifesta la potenza della luce del suo perdono e della sua riconciliazione. «Dammi da bere». Questo è quello che Gesù dice alla donna, quello che Gesù dice a ciascuno di noi: «Dammi da bere».
La donna, lo abbiamo ascoltato, è piuttosto tremante e confusa. Sa che Gesù è un giudeo. Sa che una donna samaritana non ha nulla a che vedere con un giudeo. Tra l’altro sono soli, non si conoscono, e sappiamo molto bene che le tradizioni e le usanze non permettono un dialogo così serrato, una relazione così diretta. Ma Gesù va sempre oltre, per raggiungerti. Gesù va sempre al di là, per conquistare il tuo cuore. Forse non è Lui quel pastore che, avendo cento pecore, lascia le novantanove nel deserto e va alla ricerca dell’unica pecora finché non la ritrova? E forse Gesù non è paragonato a quella donna che spazza la casa perché ha perso quella dramma che vuol riavere e, una volta riavuta, fa festa con tutti, con le sue amiche, perché ha ritrovato quella dramma che aveva perduto? Sei tu quella dramma perduta. Sei tu quel figlio che si è allontanato. Sei tu quella pecora che si è smarrita. E Dio viene alla tua ricerca. Dio viene alla nostra ricerca. Questa è l’immagine di un Dio che ci dà fastidio, che ci scandalizza. È la follia dell’amore! È la pazzia della misericordia. È l’insipienza del perdono. Questo è quello che fa Dio con noi. Per questo San Francesco, che ha interiorizzato la grazia del Vangelo di Cristo, a uno dei suoi ministri che vuole andare via, i frati gli danno fastidio, i ministri gli danno noia, dice: «Se si presenta a te un frate che ha peccato, per quanto sia possibile peccare, tu perdonalo sempre. E se lui non vuole essere perdonato, chiedi tu a lui se vuole essere perdonato, perché guardando i tuoi occhi tu possa riconquistarlo al Signore». Questo fa Gesù. Questo fa Francesco. Questo siamo chiamati a fare anche noi: a dare sempre opportunità, a vivere nell’umiltà il dono di noi stessi, il servizio di noi stessi, ad andare oltre i limiti, oltre le convenzioni, oltre quello che è umanamente opportuno e creduto necessario. Gesù va sempre oltre, non ha paura di donare salvezza, perfino di toccare un morto come il fanciullo, il figlio della vedova di Naim, o prendere la mano della fanciulla dodicenne che è morta, ma Egli dice a coloro che piangono «No, non è morta, ma dorme». Questo fa Gesù nella nostra vita. Si dà pensiero nel desiderio di amarci e di donare misericordia.
Inizia il dialogo tra la donna e Gesù, un dialogo bello, un dialogo serrato, dove sembra che i due non si capiscano, non si comprendono. Gesù immediatamente passa ad un livello superiore. L’abbiamo ascoltato. Se tu conoscessi il dono di Dio, e colui che ti dice «Dammi da bere», tu stesso gliene avresti chiesto, ed egli ti avrebbe dato acqua viva. Possiamo facilmente, carissimi fratelli e sorelle, comprendere la confusione della donna. Che cos’è quest’acqua viva? Chi è colui che mi sta parlando? Cosa devo chiedere? Al punto tale che la donna, confusa, risponde a Gesù: «Ma dove la prendi quest’acqua viva dal momento che tu non hai un secchio e il pozzo è profondo?». Sembra un dialogo tra sordi. Parlano senza comprendersi. In realtà Gesù comprende molto bene quelle che sono le dimostranze e le difficoltà della donna. Questo Dio fa anche con noi, carissimi fratelli e sorelle. Cioè ci chiede sempre di più. Così come i genitori che ai figli chiedono non soltanto quello che i figli possono dare in quel momento, ma li spingono a puntare sempre più in alto, per mettere a frutto i doni che hanno. Questo è quello che fa la Chiesa. Ci chiede sempre di più, non perché è consumata dalla presunzione, quanto invece dal desiderio di farci diventare dei cristiani migliori. Questa è la pedagogia di Gesù. Spingerci sempre al di là. Tu parli dell’acqua, ma io parlo della grazia. Tu parli di darmi dell’acqua e io ti sto dicendo che io voglio darti qualcosa di più grande dell’acqua. L’acqua della grazia, l’acqua dello Spirito, l’acqua dell’amore, di cui tu, senza saperlo, hai veramente sete e di cui l’acqua che attingi è soltanto un segno pallido. Se tu conoscessi il dono di Dio!
Carissimi fratelli e sorelle, dobbiamo camminare nella fede. Non possiamo stare avanti, sempre dietro. Dobbiamo fare dei passi in avanti nella vita di grazia, nella preghiera, nel perdono, nella testimonianza. Dobbiamo fare dei passi in avanti nel limitare il nostro orgoglio, nel mortificare la nostra arroganza, nel cucire le nostre bocche, nel frenare la nostra impulsività. Non possiamo sempre accontentarci del poco, perché Cristo ci chiede di più, perché lo possiamo fare! Cristo ci domanda di chiedere a Lui la sua grazia, perché con Lui la nostra vita diventa più bella, con la potenza del Vangelo, la nostra giornata risplende dei colori della misericordia e del perdono del cuore divino del Salvatore.
La donna non comprende, ma Gesù ancora incalza. E lo abbiamo ascoltato. Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete, ma chi beve dell’acqua che io gli darò non avrà più sete in eterno. Carissimi fratelli e sorelle, noi tutti siamo come questa donna. Ci sforziamo ogni giorno di riempire la brocca dell’amore, dell’attenzione, della cura con quello che ci capita nella nostra giornata, ma dobbiamo confessarlo, la nostra vita è piena di tante cose, ma sono delle cose. Il nostro cuore è assetato di infinito e soltanto Dio può rasserenare il nostro cuore, per donarci veramente la pace. Ma questo noi non lo comprendiamo. E così ci gettiamo nelle amicizie, nei discorsi frivoli, nella mormorazione continua. Occupiamo il tempo in mille cose, social e quant’altro, cose belle talvolta quando si parla di Dio. Ma dedicati una buona volta alla preghiera! Lascia stare questi video che non servono a nulla! Dedicati a una vita spirituale più adulta, a una relazione con Cristo più intensa, a un’adorazione continua, alla partecipazione serrata alla grazia dei sacramenti. Paolo lo dice: tutto è bene, ma non tutto mi giova. Anche per noi, carissimi fratelli e sorelle, frati e sacerdoti votati per votazione alla causa di Dio e alla salvezza del mondo, quanto tempo perdiamo in cose che non sono Dio, ma hanno soltanto la patina dell’oro di Cristo Signore. Quante volte Cristo non è sulle nostre labbra perché non regna sovrano nel nostro cuore! Quante volte, parlando di Dio, presentiamo soltanto noi stessi e la fede diventa un diversivo per gratificare il nostro orgoglio. Siamo chiamati in questo tempo di quaresima a spogliarci, a donarci al Signore così come siamo, a mettere dinanzi a Dio la nostra povertà, la nostra fragilità e a smascherare le nostre tentazioni. Io perché sto dicendo questa cosa al fratello? Questa cosa costruisce o distrugge? Questa cosa edifica o mortifica? Perché sto facendo quest’azione? La sto facendo per me o per il bene dell’altro? La sto facendo per arroganza e per orgoglio o la sto facendo per la gloria di Dio? Sono domande che dobbiamo porci ogni giorno, perché il demonio ci vuole far cadere e ci vuole far credere Dio ciò che Dio non è e ci fa prendere lucciole per lanterne. E così il nostro cuore si viene a trovare continuamente nella notte. Il cuore è nella notte. Siamo nell’angoscia e così nel mare agitato del nostro animo cerchiamo di attaccarci ora ad una cosa, ora ad un’altra. E anche gli affetti più belli, quelli delle nostre famiglie, non riusciamo a viverli al meglio, perché non lasciamo che Cristo regni in mezzo a noi. L’amore dell’altro è segno dell’amore di Dio per me, e l’amore che io dono è segno dell’amore che passa attraverso di me per raggiungere gli altri.
La Samaritana è chiamata a smascherare la sua sete di affetto, come la donna peccatrice che unse i piedi di Gesù, lo ricorderete, nella casa di Simone. Questa donna ha avuto ben cinque mariti, che sono i segni poi, secondo alcuni, dei cinque santuari pagani che si trovavano proprio nella Samaria. Dov’è che tu attingi l’affetto che il tuo cuore desidera? Quali sono le cisterne dove vai, ma screpolate e non trovi mai acqua? Dov’è che noi viviamo la dinamica della compensazione dei nostri affetti, dei nostri desideri, delle nostre realizzazioni e delle nostre speranze? Non c’è cosa più brutta nella vita affettiva delle compensazioni, così come anche nella vita intellettuale, ma così come anche nella vita di fede. Io non riesco a seguire Gesù Cristo, ma mi faccio degli idoli o, al pari dei discepoli di Emmaus, scappo. Siamo chiamati a smascherare, e la cosa più bella di questo brano è vedere con quanta delicatezza Gesù porta questa donna a smascherare le proprie seti e i propri bisogni: bisogno di Dio, bisogno di autenticità, bisogno di affetti autentici, bisogno di desideri sinceri. È un cammino di crescita, è un cammino di approfondimento, è un cammino di gioia. Ma abbiamo ascoltato che ad ogni richiesta, ad ogni bisogno, c’è sempre Gesù. Chi beve di quest’acqua avrà ancora sete, ma chi beve dell’acqua che io gli darò non avrà più sete. Anzi, quest’acqua diventerà in lui una sorgente che zampilla per la vita eterna. Quell’acqua che ci genera alla vita secondo il Vangelo, quel lavacro che ci purifica, è soltanto il cuore divino del Salvatore.
È bello vedere nella prima parte di questo Vangelo, lì ci fermiamo, lasciando poi che durante questa settimana, ritornando su questo brano, possiamo diventare compagni dei discepoli che non comprendono o dei samaritani che riescono a sperimentare la potenza salvifica di Cristo Signore. Nella prima parte di questo Vangelo, Gesù fa compiere questo passo alla Samaritana e anche a noi. Gesù non ci vuole soltanto dissetare, Gesù ci vuole far diventare delle sorgenti che zampillano. Questa è la cosa più bella di Gesù! Gesù non è geloso della sua grazia, Gesù non trattiene per sé l’amore del Padre, ma lo dona. Gesù vuole che noi diventiamo come Lui, creati a immagine e somiglianza sua, dobbiamo diventare come Lui, sorgenti che zampillano per la vita eterna. Per questo, nella festa del Capitolo VII, nella festa delle Capanne, Gesù dirà: «Se qualcuno ha sete, venga a me, e beva chi crede in me. Come dice la Scrittura: Dal suo grembo sgorgheranno fiumi di acqua viva» e Giovanni commenta: questo si riferisce a coloro che avrebbero creduto in Lui. Sì, tu puoi diventare una sorgente che zampilla, che zampilla di Spirito Santo, perché lo Spirito Santo è stato riversato nel tuo cuore. Tu sei sorgente zampillante di Spirito Santo. Non tenere la tua luce sotto il moggio, non mettere la lampada sotto il letto, ma sul lucerniere, perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa. Questo è ciò che ci chiede Gesù: di dissetarci al suo costato e di essere capaci di dispensare quell’acqua ai nostri fratelli. Per questo noi veniamo a Messa la domenica, per questo è bene durante la settimana dedicarsi alla preghiera, scappare a Messa quando c’è la possibilità, ritagliarsi del tempo per entrare in chiesa ed adorare il Signore vivo e vero nel tabernacolo… Per far venire fuori questa sete, per dissetarci al costato di Gesù, per catapultarci in quella sorgente di vita, per immergerci in quel fiume di grazia che rallegra la città di Dio. Noi siamo sporchi per i nostri peccati, ma se ci mettiamo nella sorgente del cuore di Gesù diventiamo più bianchi della neve. Noi e i nostri peccati siamo come porpora, ma noi diventiamo bianchi e candidi come lana. Questo è quello che fa Gesù. Gesù non si accontenta di donarci il suo perdono. Gesù vuole che noi dispensiamo il perdono. Gesù non si accontenta di nutrirci con Lui che è il pane vivo disceso dal cielo. Vuole che noi facciamo questo in memoria sua, cioè che diventiamo con la nostra vita pane spezzato e vino versato per la salvezza degli altri. Diventa tu pane per sfamare gli altri. Diventa, con il tuo sangue, con la tua vita consegnata, capace di smorzare l’arsura di coloro che hanno sete di amore e di senso. Questo è ciò che Gesù chiede alla Samaritana. Questo è quello che Gesù chiede a ciascuno di noi.
Carissimi fratelli e sorelle, domandiamo con tutta l’umiltà che lo Spirito Santo mette nel nostro cuore, domandiamo a Gesù di essere come Mosè, di percuotere la roccia del cuore di Gesù e di far sgorgare quest’acqua viva che zampilla. Noi non abbiamo bisogno di chissà quali grandi tempi di preghiera. Abbiamo bisogno di pillole. Abbiamo bisogno di attimi di respiro, così come si fa quando io mi sento nella difficoltà e ho bisogno di sentire la voce di una persona che mi vuole veramente bene. Magari faccio quella telefonata non perché gli devo dire tante cose, ma per sentirmi amato, per sentirmi accompagnato, per sentire il suo sorriso, per intravedere la pace del suo animo. È così anche con Dio. Allora la mia giornata è piuttosto difficile. Mi chiudo nel mio cuore per un attimo, mi immagino sotto la croce e chiedo che quel rivolo di grazia scenda sopra di me. C’è una relazione che non va, ho litigato in famiglia, i miei figli non mi vogliono ascoltare, i miei genitori mi danno pensiero, il mio collega mi dà fastidio. Mi chiudo per un attimo, penso al cuore di Cristo e dico: Signore, con la verga di questa mia breve preghiera io busso alla Tua porta, donami il Tuo Spirito onnipotente, smorza la mia sete, fammi diventare in questa situazione piuttosto complicata una sorgente che zampilla per la vita eterna. Signore, io sono continuamente nei peccati, io mi arrabbio, cado, ma Tu lavami nel Tuo costato, Tu purificami nel Tuo lavacro, fammi diventare una nuova creatura. Momenti brevi di preghiera! Passo davanti ad una chiesa: lì ci sei Tu, Gesù, ma vieni anche nel mio cuore, illumina la mia vita, smorza la mia arsura, sana le mie ferite, guarisci i miei dolori e fammi camminare dietro a Te nella forza del Tuo Spirito.
Chi crede in me, fiumi di acqua viva sgorgheranno dal suo seno.
Tu stesso gliene avresti chiesto, Egli ti avrebbe dato acqua viva, anzi quest’acqua diventerà in lui una sorgente che zampilla per la vita eterna.
Se tu conoscessi il dono di Dio… La cosa più triste, concludo, è che noi non conosciamo il dono di Dio. Se lo conoscessimo veramente, il dono di Dio, se noi conoscessimo la potenza dell’amore, non ci faremo sfuggire, la comunione continua con Dio. Riusciremo ad organizzarci meglio per andare a messa, per la preghiera quotidiana, per dei momenti di adorazione e di preghiera, ma noi ahimè non conosciamo l’amore di Dio, come Giovanni che dice: noi abbiamo conosciuto e abbiamo creduto all’amore che Dio ha per noi. L’augurio che io faccio a me e a voi, carissimi fratelli e sorelle, che in questo tempo di quaresima, sfruttando al meglio la pedagogia e la gradualità del cammino di fede che la Chiesa in nome di Dio ci fa compiere, possiamo anche noi dissetare la nostra arsura al cuore di Cristo, è lui il vero pozzo di Giacobbe. Ma per fare questo abbiamo bisogno di crescere nella consapevolezza che abbiamo bisogno di Gesù. Senza di me non potete far nulla. È in realtà la giaculatoria che dovremmo dirci sempre quando usciamo la mattina, in ogni attimo della giornata: Senza di te io non posso far nulla. Donami la tua grazia, riversa in me il tuo amore, fammi diventare una sorgente che zampilla della vita nel tempo e nell’eternità.
Negli affreschi che ci sono qui nella volta, ce n’è uno che rappresenta una cittadella. Maria è quella cittadella santa. Maria è il vaso di ogni virtù. Chiediamo che lei ci aiuti in questo cammino di fede. Lei che sprizza Spirito Santo, che quando passava seminava la vita e la gioia, come nella casa di Elisabetta, come nella comunità il giorno di Pentecoste. Maria è come Gesù, dona la potenza della misericordia che abita il suo cuore. Lei è la fonte più bella della grazia, dopo Gesù, che dia anche a noi la nostalgia di quella bellezza e il desiderio di dire sempre Eccomi, ogni volta che Dio bussa alla porta del nostro cuore per essere accolto e per fare di noi, della nostra vita, dei nostri dialoghi, delle nostre relazioni, delle sorgenti che zampillano di vita eterna. Amen.

