DOMENICA DELLE PALME: PASSIONE DEL SIGNORE
Mt 26,14- 27,66
Passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo Matteo
Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?
In quel tempo, uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariota, andò dai capi dei sacerdoti e disse: «Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?». E quelli gli fissarono trenta monete d’argento. Da quel momento cercava l’occasione propizia per consegnare Gesù.
– Dove vuoi che prepariamo per te, perché tu possa mangiare la Pasqua?
Il primo giorno degli Ázzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Dove vuoi che prepariamo per te, perché tu possa mangiare la Pasqua?». Ed egli rispose: «Andate in città da un tale e ditegli: “Il Maestro dice: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli”». I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua.
Uno di voi mi tradirà
Venuta la sera, si mise a tavola con i Dodici. Mentre mangiavano, disse: «In verità io vi dico: uno di voi mi tradirà». Ed essi, profondamente rattristati, cominciarono ciascuno a domandargli: «Sono forse io, Signore?». Ed egli rispose: «Colui che ha messo con me la mano nel piatto, è quello che mi tradirà. Il Figlio dell’uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell’uomo dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito! Meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!». Giuda, il traditore, disse: «Rabbì, sono forse io?». Gli rispose: «Tu l’hai detto».
Questo è il mio corpo; questo è il mio sangue
Ora, mentre mangiavano, Gesù prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e, mentre lo dava ai discepoli, disse: «Prendete, mangiate: questo è il mio corpo». Poi prese il calice, rese grazie e lo diede loro, dicendo: «Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti per il perdono dei peccati. Io vi dico che d’ora in poi non berrò di questo frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo con voi, nel regno del Padre mio». Dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi.
Percuoterò il pastore e saranno disperse le pecore del gregge
Allora Gesù disse loro: «Questa notte per tutti voi sarò motivo di scandalo. Sta scritto infatti: “Percuoterò il pastore e saranno disperse le pecore del gregge”. Ma, dopo che sarò risorto, vi precederò in Galilea».
Pietro gli disse: «Se tutti si scandalizzeranno di te, io non mi scandalizzerò mai». Gli disse Gesù: «In verità io ti dico: questa notte, prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte». Pietro gli rispose: «Anche se dovessi morire con te, io non ti rinnegherò». Lo stesso dissero tutti i discepoli.
Cominciò a provare tristezza e angoscia
Allora Gesù andò con loro in un podere, chiamò Getsèmani, e disse ai discepoli: «Sedetevi qui, mentre io vado là a pregare». E, presi con sé Pietro ei due figli di Zebedeo, cominciarono a provare tristezza e angoscia. E disse loro: «La mia anima è triste fino alla morte; restate qui e vegliate con me». Andò un poco più avanti, cadde faccia a terra e pregava, dicendo: «Padre mio, se è possibile, passi via da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu!».
Poi venne dai discepoli e li trovò addormentati. E disse a Pietro: «Così, non siete stati capaci di vegliare con me una sola ora? Vegliate e pregate, per non entrare in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole». Si allontanò una seconda volta e pregò dicendo: «Padre mio, se questo calice non può passare via senza che io lo beva, si compia la tua volontà». Poi venne e li trovò di nuovo addormentati, perché i loro occhi si erano fatti pesanti. Li lasciò, si allontanò di nuovo e pregò per la terza volta, ripetendo le stesse parole. Poi si avvicinò ai discepoli e disse loro: «Dormite pure e riposatevi! Ecco, l’ora è vicina e il Figlio dell’uomo viene consegnato in mano ai peccatori. Alzatevi, andiamo! Ecco, colui che mi tradisce è vicino».
Misero le mani addosso a Gesù e lo arrestarono
Mentre ancora egli parlava, ecco arrivare Giuda, uno dei Dodici, e con lui una grande folla con spade e bastoni, mandato dai capi dei sacerdoti e dagli anziani del popolo. Il traditore aveva dato loro un segno, dicendo: «Quello che bacerò, è lui; arrestatelo!». Subito si avvicinò a Gesù e disse: «Salve, Rabbì!». E lo baciò. E Gesù gli disse: «Amico, per questo sei qui!». Allora si fecero avanti, misero le mani addosso a Gesù e lo arrestarono. Ed ecco, uno di quelli che erano con Gesù impugnò la spada, la estrasse e colpì il servo del sommo sacerdote, staccandogli un orecchio. Allora Gesù gli disse: «Rimetti la tua spada al suo posto, perché tutti quelli che prendono la spada, di spada moriranno. O credi che io non possa pregare il Padre mio, che metterebbe subito a mia disposizione più di dodici legioni di angeli? Ma allora come si compirebbero le Scritture, secondo le quali così deve avvenire?». In quello stesso momento Gesù disse alla folla: «Come se fossi un ladro siete venuti a prendermi con spade e bastoni. Ogni giorno sedevo nel tempio a insegnare, e non mi avete arrestato. Ma tutto questo è avvenuto perché si compissero le Scritture dei profeti». Allora tutti i discepoli lo abbandonarono e fuggirono.
Vedrete il Figlio dell’uomo seduto alla destra della Potenza
Quelli che avevano arrestato Gesù lo condussero dal sommo sacerdote Caifa, presso il quale si erano riuniti gli scribi e gli anziani. Pietro intanto lo aveva seguito, da lontano, fino al palazzo del sommo sacerdote; entrò e stava seduto fra i servi, per vedere come sarebbe andata a finire.
I capi dei sacerdoti e tutto il sinedrio cercavano una falsa testimonianza contro Gesù, per metterlo a morte; ma non la trovarono, sebbene si fossero presentati molti falsi testimoni. Finalmente se ne presentarono due, che affermarono: «Costui ha dichiarato: “Posso distruggere il tempio di Dio e ricostruirlo in tre giorni”». Il sommo sacerdote si alzò e gli disse: «Non rispondi nulla? Che cosa testimoniano costoro contro di te?». Ma Gesù taceva. Allora il sommo sacerdote gli disse: «Ti scongiuro, per il Dio vivente, di dirci se sei tu il Cristo, il Figlio di Dio». «Tu l’hai detto – gli rispose Gesù -; anzi io vi dico: d’ora innanzi vedrete il Figlio dell’uomo seduto alla destra della Potenza e venire sulle nubi del cielo».
Allora il sommo sacerdote si stracciò le vesti dicendo: «Ha bestemmiato! Che bisogno abbiamo ancora di testimoni? Ecco, ora avete udito la bestemmia; che ve ne pare?». E quelli risposero: «È reo di morte!». Allora gli sputarono in faccia e lo percossero; altri lo schiaffeggiarono, dicendo: «Fa’ il profeta per noi, Cristo! Chi è che ti ha colpito?».
Prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte
Pietro intanto se ne stava seduto fuori, nel cortile. Una giovane serva gli si avvicinò e disse: «Anche tu eri con Gesù, il Galileo!». Ma egli negò davanti a tutti dicendo: «Non capisco che cosa dici». Mentre usciva verso l’atrio, lo vide un’altra serva e disse ai presenti: «Costui era con Gesù, il Nazareno». Ma egli negò di nuovo, giurando: «Non conosco quell’uomo!». Dopo un poco, i presenti si avvicinarono e dissero a Pietro: «È vero, anche tu sei uno di loro: infatti il tuo accento ti tradisce!». Allora egli cominciò a imprecare e a giurare: «Non conosco quell’uomo!». E subito un gallo cantò. E Pietro si ricordò della parola di Gesù, che aveva detto: «Prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte». E, uscito fuori, pianse amaramente.
Consegnarono Gesù al governatore Pilato
Venuto il mattino, tutti i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo tennero consiglio contro Gesù per farlo morire. Poi lo misero in catene, lo condussero via e lo consegnarono al governatore Pilato.
Allora Giuda – colui che lo tradì -, vedendo che Gesù era stato condannato, preso dal rimorso, riportò le trenta monete d’argento ai capi dei sacerdoti e agli anziani, dicendo: «Ho peccato, perché ho tradito sangue innocente». Ma quelli dissero: «A noi che importa? Pensaci tu!». Egli allora, gettò le monete d’argento nel tempio, si allontanò e andò a impiccarsi. I capi dei sacerdoti, raccolte le monete, dissero: «Non è lecito metterle nel tesoro, perché sono prezzo di sangue». Tenuto consiglio, comprarono con esse il “Campo del vasaio” per la sepoltura degli stranieri. Perciò quel campo fu chiamato “Campo di sangue” fino al giorno d’oggi. Allora si compì quanto era stato detto per mezzo del profeta Geremia: «E presero trenta monete d’argento, il prezzo di colui che a tal prezzo fu valutato dai figli d’Israele, e le diedero per il campo del vasaio, come mi aveva ordinato il Signore».
Sei tu il re dei Giudei?
Gesù intanto comparve davanti al governatore, e il governatore lo interrogò dicendo: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Tu lo dici». E mentre i capi dei sacerdoti e gli anziani lo accusavano, non rispose nulla.
Allora Pilato gli disse: «Non senti quante testimonianze portano contro di te?». Ma non gli rispose neanche una parola, tanto che il governatore rimase assai stupito. A ogni festa, il governatore era solito rimettere in libertà per la folla un carcerato, a loro scelta. In quel momento avevano un carcerato famoso, di nome Barabba. Perciò, alla gente che si era radunata, Pilato disse: «Chi volete che io rimetta in libertà per voi: Barabba o Gesù, chiamato Cristo?». Sapeva bene infatti che glielo avevano consegnato per invidia.
Mentre egli sedeva in tribunale, sua moglie gli mandò a dire: «Non avere a che fare con quel giusto, perché oggi, in sogno, sono stata molto turbata per causa sua». Ma i capi dei sacerdoti e gli anziani persuasero la folla a chiedere Barabba ea far morire Gesù. Allora il governatore domandò loro: «Di questi due, chi volete che io rimetta in libertà per voi?». Quelli risposero: «Barabba!». Chiese loro Pilato: «Ma allora, che farò di Gesù, chiamerà Cristo?». Tutti risposero: «Sia crocifisso!». Ed egli disse: «Ma che male ha fatto?». Essi allora gridavano più forte: «Sia crocifisso!».
Pilato, visto che non otteneva nulla, anzi che il tumulto aumentava, prese dell’acqua e si lavò le mani davanti alla folla, dicendo: «Non sono responsabile di questo sangue. Pensateci voi!». E tutto il popolo rispose: «Il suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli». Allora rimise in libertà per loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso.
Salve, re dei Giudei!
Allora i soldati del governatore condussero Gesù nel pretorio e gli radunarono attorno tutta la truppa. Lo spogliarono, gli fecero indossare un mantello scarlatto, intrecciarono una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero una canna nella mano destra. Poi, inginocchiandosi davanti a lui, lo deridevano: «Salve, re dei Giudei!». Sputandogli addosso, gli tolsero di mano la canna e lo percuotevano sul capo. Dopo averlo deriso, lo spogliarono del mantello e gli rimisero le sue vesti, poi lo condussero via per crocifiggerlo.
Insieme a lui vennero crocifissi due ladroni
Mentre uscivano, incontrarono un uomo di Cirene, chiamato Simone, e lo costrinsero a portare la sua croce. Giunti al luogo detto Gòlgota, che significa «Luogo del cranio», gli diedero da bere vino mescolato con fiele. Egli lo assaggiò, ma non ne volle bere. Dopo averlo crocifisso, si divisero le sue vesti, tirandole a sorte. Poi, seduti, gli facevano la guardia. Al di sopra del suo capo posero il motivo scritto della sua condanna: «Costui è Gesù, il re dei Giudei».
Insieme a lui vennero crocifissi due ladroni, uno a destra e uno a sinistra.
Se tu sei Figlio di Dio, scendi dalla croce!
Quelli che passavano di lì lo insultavano, scuotendo il capo e dicendo: «Tu, che distruggi il tempio e in tre giorni lo ricostruisci, salva te stesso, se tu sei Figlio di Dio, e scendi dalla croce!». Così anche i capi dei sacerdoti, con gli scribi e gli anziani, facendosi beffe di lui dicevano: «Ha salvato altri e non può salvare se stesso! È il re d’Israele; scenda ora dalla croce e crederemo in lui. Ha confidato in Dio; lo liberi lui, ora, se gli vuol bene. Ha detto infatti: “Sono Figlio di Dio!”». Anche i ladroni crocifissi con lui lo insultavano allo stesso modo.
Elì, Elì, lemà sabactàni?
A mezzogiorno si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio. Verso le tre, Gesù gridò a gran voce: «Elì, Elì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: «Costui chiama Elia». E subito uno di loro corse a prendere una spugna, la inzuppò di aceto, la fissò su una canna e gli dava da bere. Gli altri dicevano: «Lascia! Vediamo se viene Elia a salvarlo!». Ma Gesù di nuovo gridò a gran voce ed emise lo spirito.
Qui ci si genuflette e si fa una breve pausa
Ed ecco, il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo, la terra tremò, le rocce si spezzarono, i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi, che erano morti, risuscitarono. Uscendo dai sepolcri, dopo la sua risurrezione, entrarono nella città santa e apparvero a molti. Il centurione, e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, alla vista del terremoto e di quello che succedeva, furono presi da grande timore e dicevano: «Davvero costui era Figlio di Dio!».
Vi erano là anche molte donne, che osservavano da lontano; esse avevano seguito Gesù dalla Galilea per servirlo. Tra queste c’erano Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e di Giuseppe, e la madre dei figli di Zebedèo.
Giuseppe prese il corpo di Gesù e lo depose nel suo sepolcro nuovo
Venuta la sera, giunse un uomo ricco, di Arimatèa, chiamato Giuseppe; anche lui era diventato discepolo di Gesù. Questi si presentò a Pilato e chiese il corpo di Gesù. Pilato allora ordinò che gli fosse consegnato. Giuseppe prese il corpo, lo avvolse in un lenzuolo pulito e lo depose nel suo sepolcro nuovo, che si era fatto scavare nella roccia; rotolata poi una grande pietra all’entrata del sepolcro, se ne andò. Lì, sedute di fronte alla tomba, c’erano Maria di Màgdala e l’altra Maria.
Avete le guardie: andate e assicurate la sorveglianza come meglio credete
Il giorno seguente, quello dopo la Parascève, si riunirono presso Pilato i capi dei sacerdoti e i farisei, dicendo: «Signore, ci siamo ricordati che quell’impostore, mentre era vivo, disse: “Dopo tre giorni risorgerò”. Ordina dunque che la tomba venga vigilata fino al terzo giorno, perché non arrivino i suoi discepoli, lo rubino e poi dicano al popolo: “È risorto dai morti”. Così quest’ultima impostura sarebbe peggiore della prima!». Pilato disse loro: «Avete le guardie: andate e assicurate la sorveglianza come meglio credete». Essi andarono e, per rendere sicura la tomba, sigillarono la pietra e vi lasciarono le guardie.
Parola del Signore.
Omelia R.P. Vincenzo Ippolito
Santuario Maria SS. Incoronata – Montoro (AV)
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Il Signore ci concede la Sua grazia e la Sua pace.
“Gesù di nuovo gridò a gran voce ed emise lo spirito”. È il momento più alto di tutta la narrazione della Passione. È il momento in cui Gesù si consegna all’abbraccio del Padre, dopo che si è fatto “obbediente fino alla morte e alla morte di croce”. La liturgia di quest’oggi dà a tutti noi, carissimi fratelli e sorelle, la grazia di entrare negli spasmi del cuore di Cristo, nel cuore orante ed amante del Salvatore, nel cuore obbediente e consegnato, nel cuore crocifisso ed esanime del Salvatore. Questo è ciò che viene chiesto a tutti quanti noi, di mettere da parte il nostro cuore che, tante volte, è come quello di Pietro, come quello di Giuda, come quello delle folle e dei giudei, dei sommi sacerdoti e delle guardie, un cuore che non riesce ad amare, pronto al tradimento come quello di Giuda, pronto al rinnegamento come quello di Pietro, pronto alla difesa e all’accusa come quello dei membri del Sinedrio, un cuore instabile come quello delle folle. Sembra che la liturgia di quest’oggi voglia dire a tutti quanti noi: com’è il tuo cuore? Riesci ad avere nel tuo petto lo stesso cuore del Salvatore? Riesci ad amare le persone che ti sono accanto, fino alla morte del tuo egoismo, fino al rinnegamento di te stesso, in totale obbedienza alla volontà del Padre, scritta dal dito dello Spirito Santo, nella vita di Cristo Signore e Salvatore?
Assistiamo oggi, carissimi fratelli e sorelle, alla grande lezione dell’amore di Cristo crocifisso e risorto. Lui ci parla di amore, lui ci mostra l’amore, perché “nessuno ha un amore più grande di chi dona la vita per i suoi amici”. Non riusciamo, è vero, a portare il passo con Gesù. Ci commuoviamo dinanzi al suo gridare al Padre, al suo consegnarsi all’abbraccio dell’amore, nel ritornare a quel seno dal quale Egli è partito, nel farsi uomo. Da un lato, siamo invitati ad entrare nel cuore di Cristo, dall’altro siamo chiamati a lasciare che lo Spirito Santo tolga dal nostro petto il cuore di pietra e ci doni un cuore di carne, somigliantissimo a quello di Cristo Gesù. Come siamo distanti dal suo cuore che si mostra oggi attraverso la liturgia della Domenica delle Palme! Un cuore, il suo, che riesce a pregare, ad obbedire, a tacere, ad offrire, a morire per amore. Noi che parliamo di amore confondendolo con l’egoismo; noi che parliamo di amore, gridando per il nostro orgoglio; noi che imponiamo agli altri il nostro amore che parte da un cuore non irrorato dalla grazia dello Spirito Santo! Oggi è come se Cristo Signore volesse realizzare la promessa del profeta Ezechiele: “toglierò dal tuo petto il cuore di pietra e ti darò un cuore di carne”. Ma com’è, carissimi fratelli e sorelle, questo cuore di carne? Riusciamo bene a comprendere il cuore di pietra uguale a quello di Pietro e di Giuda, degli altri discepoli o dei sommi sacerdoti, un cuore chiuso nell’orgoglio, incapace di amare, di sentimenti di altruismo, un cuore non pronto al sacrificio e all’offerta. Ma com’è questo cuore di pietra trasformato nel cuore di carne?
Basta guardare il cuore di Cristo per comprendere che cosa significa avere un cuore di carne. La lettura della passione ce lo presenta in un crescendo straordinario, ben descritto dall’Evangelista Giovanni, nella sua espressione lapidaria: “dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine”. Il suo è un cuore che ama fino alla fine. Se rivisitiamo questa pagina, ci renderemo conto che è un cuore di pietra il nostro, ma è un cuore di carne quello del Signore nostro Gesù Cristo.
È un cuore che nel cenacolo riesce ad offrirsi. “Prendete e mangiatene. Prendete e bevetene. Questo è il mio corpo. Questo è il mio sangue”. È un cuore offerto. È un cuore consegnato. Perché amare significa consegnarsi all’altro, anche quando non vieni capito, non vieni compreso, non vieni accettato. E tu invece che cosa fai? Pretendi di essere gratificato, compreso, accettato, curato, consolato dalle persone che ti sono accanto. Sei tu che devi offrire, mai pretendere. Questo è il linguaggio dell’amore.
Il cuore di Cristo nel Getsemani è un cuore orante. È un cuore che riesce a pregare. Il nostro cuore è come quello di Pietro, Giacomo e Giovanni, come quello degli altri discepoli, un cuore che, appesantito per la stanchezza, si concede al sonno e al riposo. Invece il cuore di Cristo veglia come quello del Cantico dei Cantici: “Dormo, ma il mio cuore veglia” perché “voglio svegliare l’aurora”. Questo è quello che Gesù fa. Il suo è un cuore orante che riesce a pregare lì dove tu non vuoi pregare, lì dove tu non vuoi abbandonarti, lì dove tu credi di poter fare da solo, nell’eccesso della tua arroganza, nelle fiamme del tuo orgoglio. Gesù no, si abbandona. “Padre”, confida, “se è possibile”. Si affida, “passi da me questo calice”. Ma obbediente si consegna: “Non come voglio io, come vuoi tu”. Avere un cuore orante significa chiedere a Cristo che ci faccia spazio nel suo cuore, vuol dire mettere il cuore nostro nel cuore di Cristo. Quando le preoccupazioni incalzano, i problemi si presentano, il dolore bussa alla porta delle nostre famiglie e della nostra esistenza, quando non riusciamo a pronunciare quel “non come voglio io, ma come vuoi tu”, allora la preghiera deve incalzare. Anche Gesù è inquieto nel pregare. Ma si rimette, si consegna. È nella preghiera, carissimi fratelli e sorelle, che il nostro cuore viene plasmato ad immagine del cuore divino del Signore. È nella preghiera che il cuore di Cristo riceve pace e, risoluto, riesce a dire ai suoi discepoli: “Alzatevi, andiamo, colui che mi tradisce è vicino”. E questo è vero anche per noi. Se non riusciamo ad essere decisi nell’amore, pronti al dono, è perché manca tante volte il carburante della preghiera, la forza dell’abbandono, la grazia della consegna, perché nel nostro silenzio non cerchiamo il volto di Dio, nella nostra angoscia non ci rivolgiamo a Lui.
È un cuore che sa amare nella consegna dell’ultima cena ed è un cuore che sa pregare negli spasmi e nell’angoscia del Getsemani. Il suo è un cuore che ama, lo abbiamo ascoltato, anche quando Giuda con un bacio lo tradisce. È un cuore amico, quello di Cristo, che non ti considera mai suo nemico, ma sempre parte del suo cuore e della sua vita. È un cuore che riesce ad accogliere il tradimento e il rinnegamento. Noi, invece, per un’offesa, anche la più piccola, ci arrabbiamo, iniziamo a sbraitare, ce la prendiamo con il mondo intero. Gesù no! Guarda Giuda venire di lontano, lo accoglie, non scappa quando egli si avvicina per baciarlo, non lo manda alla malora, non gli dà uno spintone, no, accetta quel bacio che è il segno del tradimento, che è il riconoscimento dato da Giuda a coloro che camminano con lui per afferrare Gesù e portarlo alla morte. Il cuore di Cristo è un cuore che accoglie tutto di noi, ogni peccato, ogni offesa, ogni tradimento, perché tutto brucia nell’eccesso del suo amore, nella potenza della sua misericordia.
Il suo è un cuore, lo abbiamo ascoltato, che dinanzi a Pilato è silente, è un cuore che tace, è un cuore che sa meditare, che al tempo opportuno sa parlare, è un cuore che non si difende, che non ha bisogno di giustificarsi, è un cuore che ama la verità. Mentre tu la tua verità la gridi, la spiattelli agli altri, vuoi che venga sempre accettata, il tuo cuore non è capace di convertirsi alla verità che viene da Dio attraverso gli altri. Gesù no, ha questo cuore che ama il silenzio, predilige la solitudine, non soltanto nella vita pubblica, ma gli ultimi momenti della sua esistenza vedono il crescente desiderio di Cristo di lasciarsi difendere dal Padre. Questo è il silenzio del cuore di Cristo. Non si difende, c’è il Padre che lo difende. Quante volte, invece, noi interveniamo, spesso a sproposito. Quante volte noi ci difendiamo, credendo che gli altri siano i nostri nemici. Dio invece no. Cristo non si difende, non si giustifica, riesce a stare in silenzio anche quando ingiustamente viene accusato, anche quando i sommi sacerdoti dicono che sta bestemmiando.
Il cuore di Gesù sa soffrire nella persecuzione, nella flagellazione, nell’ignominia, negli sputi e negli oltraggi. È un cuore che sa soffrire, che sa patire, che sa accogliere l’immaturità degli uomini, l’ingratitudine di chi gli sta accanto, il non essere riconosciuto come il Figlio di Dio fatto uomo per la salvezza di tutti quanti gli uomini. È un cuore che sa soffrire ed innanzi al quale noi arrossiamo per la vergogna di non saper soffrire, offrire, accogliere una difficoltà, offrire una contrarietà. Noi che soffriamo sì, ma lamentandoci, noi che proviamo dolore, ma inveendo tante volte contro Dio e contro gli altri.
Il cuore di Gesù è un cuore che, sulla croce, riesce a ruminare la Parola di Dio. Nella Prima Domenica di Quaresima abbiamo ascoltato come Gesù riesce a vincere sul demonio perché rumina la Parola di Dio, la presenta al Nemico. Egli è la Parola di Dio e dalla sua bocca trasborda tutta la pienezza di un cuore abitato dalla Parola del Padre, al quale Lui obbedisce e anche sulla croce ripete le parole, le prime, ma è come se ripetesse tutte quelle contenute nel Salmo 21, “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”. Il salmista poi con il cuore si consegnerà totalmente al Signore, così come farà Gesù. È un cuore che medita la Parola di Dio. Nei momenti di difficoltà si lascia illuminare da quella Parola, che è la sua vita. Noi, invece, abbiamo un cuore in cui cade il seme della Parola, ma le persecuzioni, le angosce della vita la soffocano e non riesce a portare frutto. Gesù no! Medita, rumina la Parola del Padre, che diventa preghiera, certezza, guida, lampada. Per questo Gesù poi si consegna all’abbraccio della morte e quel grido vuole essere il modo per entrare nel tuo cuore. Oggi Dio sta gridando, carissimi fratelli e sorelle, nella nostra vita, nella nostra indifferenza, nella nostra dimenticanza. In un mondo dove regna soltanto violenza ed arrivismo, c’è questo grido di Dio che vuole squarciare la nostra sordità, che vuole penetrare nel punto più profondo del nostro animo e del nostro cuore, che vuole ricordarci quanto è grande il suo amore per noi, quanto palpita il suo cuore per la nostra salvezza e la nostra gioia. Com’è la tua vita dinanzi a questo cuore di Cristo? Com’è il tuo cuore dinanzi al cuore divino del Salvatore consegnato, orante, amicale, sofferente, obbediente, ricco della parola e della Scrittura e poi un cuore trapassato dalla spada del dolore e della morte? Com’è il tuo cuore?
Carissimi fratelli e sorelle, chiediamo al Signore oggi la grazia di un autentico cammino di conversione. Non servono a nulla le palme che agitiamo con le nostre mani, oggi, se nel nostro cuore non c’è pace. Non serve a nulla la partecipazione a questa Eucaristia, se non c’è il desiderio di camminare in una vita nuova. Non serve a nulla stare qui, oggi, se non diciamo a Dio: Prendi il mio cuore, strappa dal mio petto il mio cuore di pietra, di carne soltanto formalmente.
Dammi il tuo cuore, dammi il tuo cuore! È quello che Gesù oggi chiede a tutti noi, è quello che dice a ciascuno di noi: Dammi il tuo cuore! Ma – ribattiamo noi – il mio è un cuore disobbediente, un cuore da peccatore, un cuore instabile, come quello di Pietro, è un cuore pronto al rinnegamento, è un cuore che ti accusa, è un cuore che grida “Crocifiggilo!”. Dio ti sta dicendo “A me non interessa com’è il tuo cuore. Dammi il tuo cuore, saprò io come trasformarlo, saprò io come convertirlo, saprò io come nella potenza della mia misericordia, posso estinguere il tuo peccato e darti un cuore nuovo ad immagine del mio cuore crocifisso e risorto per tutti gli uomini”.
Carissimi fratelli e sorelle, mettiamo il cuore nostro nelle mani di Dio; lasciamo che Lui ci plasmi, che ci faccia diventare delle creature nuove. È come se Cristo dicesse: “Ma non sei stanco di questa vita insignificante, non sei stanco di lamentarti sempre, di essere gravato dai pesi della tua esistenza, di trascinarti nella tua giornata senza entusiasmo e senza gioia? Non sei stanco di quel sorriso falso che c’è spesso sulle tue labbra, di quella vita di fede che non è vissuta con profondità? Non sei stanco di mordere la vita, ma di non goderla in profondità; non sei stanco di non godere del mio amore, di non lasciare che in te la mia misericordia ti trasformi, che il mio affetto ti cambi la vita, che la luce della mia risurrezione illumini i tuoi giorni e faccia diventare la tua esistenza un fiorire di eterna primavera?”.
Mettiamo, carissimi fratelli e sorelle, nelle mani di Dio i nostri sogni belli, le nostre speranze autentiche, i nostri desideri più profondi e lasciamo che lui ci immerga nel mistero della sua morte e ci faccia risorgere a vita nuova, a vita vera, a una vita dell’amore rinnovato tra gli sposi, di un amore rinnovellato nelle nostre famiglie, di un amore bello nei nostri rapporti, per la forza di un amore che dal cuore squarciato di Cristo entra nella nostra vita e la dilata, donando amore, misericordia, perdono, capacità di accogliere i tradimenti, di guardare sempre con speranza il futuro, di aprirsi nel dono di se stessi agli altri, perché la vita diventi bella come quella di Gesù.
Chiediamo che il Signore estingua dentro di noi il nostro egoismo e ci doni la possibilità di amare come ama Lui, di pensare come pensa Lui, di parlare come parla Lui, di agire come agisce Lui, di essere innestati nella vita del cuore del Salvatore, per portare frutti abbondanti di grazia, di misericordia nel tempo e nell’eternità.
C’è un solo cuore, in questo racconto della passione che ha portato il passo con il cuore di Cristo. È stato un cuore consegnato, il suo è stato un cuore orante, un cuore amicale, un cuore sofferente, un cuore tradito, ma obbediente, un cuore crocifisso insieme con quello di Cristo, ma un cuore luminoso e risorto per la potenza della vita nuova del Cristo. È il cuore di Maria. Soltanto il suo cuore riesce a portare il passo con quello di Gesù e in questa sua casa, dove lei manifesta la potenza di quel cuore, dove i suoi raggi raggiungono la nostra vita e la riempiono di calore, di affetto, di tenerezza e di compassione, in questa casa vogliamo rivolgerci a quel cuore risorto, assunto, bello, luminoso di Maria perché ci dia la grazia di permettere allo Spirito Santo di strapparci dal petto questo cuore e di donarci un cuore di carne, come quello del suo figlio Gesù.
Ascoltaci Maria!
Volgi alla nostra voce il tuo sguardo e il tuo orecchio attento.
Come il tuo occhio a Cana
è riuscito a vedere la difficoltà di quegli sposi
così guarda verso di noi,
l’umanità stanca e sfinita,
verso le nostre famiglie,
le nostre difficoltà, i nostri problemi.
Chiediamo al tuo cuore,
bussiamo con la verga della nostra preghiera
a quel sacrario di misericordia e di compassione che è il tuo intimo.
Ascoltaci, Madre!
Dona anche a noi la possibilità di avere un cuore nuovo,
un cuore pieno di compassione e di misericordia,
un cuore che non si indurisce, ma che perdona,
un cuore che non tradisce, ma che ama,
un cuore che non si nasconde, ma che si offre,
un cuore che non si ribella, ma che obbedisce,
un cuore che brucia come il tuo di amore e di misericordia,
per il cuore di Cristo che è la sorgente di ogni amore,
di ogni perdono, di ogni grazia, di ogni pace per sempre.
Amen.

