IMMACOLATA CONCEZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA
Lc 1,26-38
+ Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te».
A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio».
Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.
Parola del Signore.
Omelia R.P. Vincenzo Ippolito
Santuario Maria SS. Incoronata – Montoro (AV)
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Versione testuale
Il Signore conceda a tutti quanti noi, carissimi fratelli e sorelle, la pienezza della grazia e della pace che Maria Vergine Immacolata ha goduto fin dai primi attimi del suo concepimento.
La liturgia di quest’oggi ci invita ad entrare nel mistero della vita della Vergine, a contemplare come Dio dall’eternità ha reso bella colei che sarebbe diventata la Madre del suo Figlio. In punta di piedi, entriamo quest’oggi nelle mura della casa di Nazareth, lì dove sembra che il tempo si sia fermato, perché i misteri della vita della salvezza è come se si fossero impressi in quelle pietre che ancora trasudano della presenza del Verbo incarnato così come del silenzio docile ed obbediente di Maria e di Giuseppe, delle parole dell’Angelo che hanno aperto il progetto di Dio a quella creatura e attraverso di lei a tutte le generazioni, come anche a noi che la chiamiamo Beata. La liturgia, quest’oggi, nel farci entrare nel mistero della vita di Maria, nel suo eccomi, nella sua disponibilità incondizionata e totale alla collaborazione, alla cooperazione con lo Spirito Santo ci dà la possibilità di fare sintesi non soltanto della sua vita, del suo cammino – nell’eccomi di Maria c’è il programma di tutta quanta la sua esistenza dal momento dell’annunciazione fino al momento in cui verrà rapita, afferrata dalla grazia e portata in cielo – ma ci dà la possibilità di fare sintesi del cammino della salvezza della storia di ogni uomo e di ogni donna che spera, combatte e prega. Due donne ci sono donate dalla liturgia della solennità di oggi: la prima donna, Eva, la madre di tutti quanti i viventi, la seconda donna, la nuova Eva, che è Maria circondata dalla grazia dell’Altissimo da sempre e per sempre. In queste due donne noi vediamo racchiusa la parabola della nostra esistenza, del nostro dialogo spesso interrotto con Dio e con la sua grazia. In Eva e in Maria noi vediamo l’antimodello e il modello della vita di ogni discepolo di Gesù Cristo, chiamato a seguire in tutto e per tutto il suo Maestro e Signore e ad essere con Lui una sola cosa nella grazia dello Spirito Santo.
Eva la ricordiamo dalle prime pagine della Sacra Scrittura perché si è lasciata abbindolare dal serpente. In un momento di solitudine, infatti, il demonio si avvicina con la sua parola dolce, la circuisce e, con i tranelli che soltanto il demonio riesce ad avere e a proporci, conduce Eva a disobbedire a Dio a credere che ci possa essere una gioia al di fuori della volontà di Dio. “No, non è vero che voi morirete! Diventerete invece simili a Dio, capaci di conoscere il bene e il male!”. Eva cosa fa? Dice: eccomi sono la serva della tua parola avvenga di me secondo quello che tu mi hai detto. In tal modo, la parola del serpente entra dentro di lei così come Giovanni l’Evangelista il discepolo amato nel tredicesimo capitolo del suo Vangelo descriverà il mistero della tenebra in Giuda che, dopo aver intinto il boccone, lo mangia e dentro di lui c’è la notte. Così infatti l’Evangelista Giovanni appunta: ed era notte. Ogni qualvolta tu accogli la parola del demonio come parola di Dio, ogni qualvolta tu credi che i desideri del tuo cuore sono migliori di quelli del Signore, ogni qual volta tu credi di trovare luce lì dove c’è soltanto il mistero della tenebra che il demonio semina così come la zizzania nel campo del Signore, è notte nel nostro cuore e noi indirettamente diciamo a colui che è il principe della menzogna “eccomi avvenga di me secondo la tua parola”. Oh, quale grande illusione ha messo il serpente nel cuore della madre di tutti quanti i viventi! Lo dice Paolo scrivendo ai Corinzi: “da angelo di tenebra si veste di angelo di luce”. Ci fa vedere la luna nel pozzo, ci presenta un futuro pieno di gioia, di conoscenza, di speranza, di realizzazione. È una tentazione che si presenterà anche al Figlio di Dio fatto uomo, nel deserto. Lo condurrà, scrivono gli evangelisti, sul pinnacolo del tempio, sul punto più alto, gli dirà di cadere, di crollare perché egli darà ordine ai suoi angeli di custodirti in tutti i tuoi passi o anche facendogli vedere tutti i regni della terra gli sussurrerà (come soltanto lui sa fare per farci crollare, per farci cadere e per deriderci e, al tempo stesso, per gioire dei nostri fallimenti): tutto quello che vedi sarà tuo, se ti prostrerai ai miei piedi e mi adorerai. Questo indirettamente il demonio dice ad Eva: “io sono tuo amico, io sono tuo compagno, io voglio la tua gioia”. Oh, se Eva avesse compreso l’inganno del demonio o se riuscissimo a comprenderlo noi ogni qualvolta siamo mossi dall’orgoglio e dall’egoismo dalla presunzione e dalla superbia! Quante volte anche noi diventiamo ministri di Satana e ci facciamo consiglieri di morte per i nostri fratelli, non riuscendo ad essere angeli di luce e testimoni di resurrezione e di vita nuova nell’amore che genera il dono! E quante volte anche tu come Eva dici al demonio: eccomi sono tuo servo avvenga di me secondo la tua parola! Quante volte anche noi prendiamo lucciole per lanterne, crediamo che sulla strada della disobbedienza noi potremo trovare la gioia e non ci rendiamo conto che è come quella di Pinocchio, è soltanto la strada della cuccagna che non ci porta a nulla se non al fallimento, alla tristezza, alla depressione, all’angoscia del cuore. Ma come fa il demonio ad ingannare Eva e come fa egli Satana, il principe della menzogna ad ingannare noi? Il terzo capitolo del libro della Genesi ci presenta la dinamica della tentazione che è uguale alle tribolazioni e tentazioni piccole e grandi che capitano nella nostra vita. Il demonio approfitta delle nostre solitudini, delle nostre tristezze, dei momenti di angoscia. Si avvicina quatto quatto, come nostro amico, si finge nostro compagno, ci fa credere che egli voglia unicamente la nostra gioia, che parli spassionatamente, gratuitamente, dà consigli e così inizia a tendere lacci: “ma è vero che voi non potete mangiare di tutti gli alberi del giardino?” Sì, lo spirito del male ti carezza, ma inizia da lontano… non è lui che ti porta accanto all’albero, ma sei tu che, abboccando alle sue parole, conduci lui perché la tentazione diventi sempre più forte e le sue maglie possano stringere i tuoi piedi per farti cadere. È Eva che porta il demonio accanto all’albero: “no, soltanto dell’albero della conoscenza del bene e del male noi ne non possiamo mangiare”. E così Eva inizia a dialogare, inizia a parlare, ad aprire il cuore, a condividere il cammino con l’Altissimo, a portare il demonio a rubare la parola che Dio ha seminato nel suo cuore. Questo fa il demonio anche nella nostra vita: approfitta, così come fa un leone con la sua preda, delle nostre solitudini, delle nostre tristezze, dei nostri fallimenti sempre ricorrenti, ci fa credere che la colpa sia di Dio, che egli sia nemico della nostra gioia, così come ci fa credere che nemico della nostra realizzazione è la voce della sposa di Cristo che è la Chiesa, ci fa vedere come degli omicidi sacerdoti ministri di Dio, la sana dottrina che discende direttamente dal cuore del Padre, ci fa credere che la Chiesa non capisca, che non si aggiorna, che non porta il passo con i tempi, che i preti non capiscono, che non vogliono comprendere. Questo è ciò che semina il principe della menzogna nel cuore nostro! Quando invece la dottrina del Vangelo è sempre cristallina sulle labbra della Chiesa che attraverso i suoi ministri amministra le fragranti parole del Signore nostro Gesù Cristo e dona la potenza dello Spirito Santo che ci fa passare dalla morte alla vita. Ogni qualvolta noi sentiamo un senso di avversione per la Chiesa, per i suoi ministri anche per quelli più peccatori, quando noi avvertiamo odio e rancore per una persona, risentimento per un parente, inimicizia per un vicino, è lo spirito del demonio che si sta intrufolando nel cuore e ci fa credere di essere dalla parte della ragione, che noi non abbiamo sbagliato, che noi non erriamo mai, che noi non falliamo mai. È il principe della menzogna che ci accarezza e ci conduce pian piano verso il regno delle tenebre.
Dopo che il demonio ha messo nel cuore di Eva il dubbio sulla bontà di Dio, come se avesse messo il carro su una discesa, non aggiunge più nulla, quasi scompare dalla scena. Eva inizia a rimuginare, a pensare, guarda l’albero, contempla il frutto, lo vede bello per acquisire sapienza, conoscenza, capacità di discernere, di sapere il bene e il male, stende la mano e lo mangia. E poi – quanta acriticità da parte di Adamo – ne dà al suo uomo ed egli ne mangia e insieme precipitano nel regno delle tenebre, riconoscono di essere nudi. L’universo cambia perché la nudità che era segno della complementarietà e della gioia dello scambio capace di generare la vita diventa invece vergogna, orrore. E, nel momento in cui Dio li chiama, si nascondono perché avvertono di non poter comparire davanti al Signore.
La dinamica di Eva, carissimi, è la dinamica della nostra vita, del silenzio non abitato dalla preghiera ma dalla voce del tentatore, dalla nostra incapacità di essere ben saldi nella dottrina del Vangelo, di sentire sulle labbra nostre la potenza dello Spirito Santo che è parola di vita, di sederci sulle ginocchia della Chiesa per apprendere la dottrina santa che ci fa essere discepoli del Salvatore. Nei momenti di disperazione il demonio viene per rincarare la dose, per farci credere che Dio è nemico, che non vuole la nostra gioia e ci indica il cammino della disperazione colorandolo continuamente e facendoci credere che, seguendo il nostro cuore inquieto, noi possiamo avere la pace.
Perdonaci, Signore, per le volte in cui ci facciamo servi del demonio e ministri delle sue angherie. Perdonaci per le volte in cui crediamo di poter essere sereni lontani da te, in pace senza obbedire alla Tua parola, in serenità e capaci di realizzare i nostri sogni lontani dalla potenza dell’amore del Tuo Figlio Gesù Cristo che è il Principe della pace colui che fa nuove tutte quante le cose.
La storia della salvezza in un certo senso – leggendo le pagine dell’Antico Testamento – è in continua tensione tra il desiderio di realizzare il piano di Dio e le nostre incapacità, le nostre incostanze. Ma quanto è buono Dio, più grande del nostro cuore, non si arrabbia con Adamo ed Eva. È vero, la sua parola è forte, li rimprovera, li corregge, ma immediatamente, non tenendo conto di quello che hanno fatto i nostri progenitori, promette il Salvatore: io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe, essa ti schiaccerà la testa mentre tu le insidierai il calcagno. Dio promette sempre! Com’è diverso Dio da noi! Quando una persona ci fa del male, noi immediatamente rispondiamo; quando ci fa una cattiveria, un’azione che non ci aspettiamo, immediatamente noi, con la nostra impulsività, diamo il centuplo di quello che abbiamo ricevuto. Dio invece no, è più grande del nostro cuore! Io sono Dio e non uomo, non verrò nell’ardore della mia ira ma nella potenza e nel fuoco vivo del mio amore misericordioso. Dio pensa: “ma come lo devo redimere questo uomo, come devo fargli capire che io lo amo più di me stesso, che mi struggo dal desiderio di stare con lui?”. Questi sono i ragionamenti e i progetti che Dio ha quando ti pensa! Vuole stare con te, vuole condividere la tua vita, vuole essere tuo amico, tuo compagno di viaggio. Tu non pensi a lui nelle molteplici occupazioni della tua esistenza, ma lui ha soltanto un pensiero, te, il tuo bene, la tua famiglia, la tua salute. Lee situazioni che ti angosciano sono anche le sue situazioni, i tuoi problemi sono i problemi che stanno sempre dinanzi a lui, perché Egli ha tatuato il tuo nome sulle palme delle sue mani, tu gli appartieni e per sempre, da sempre ti ha amato. Tu non eri stato formato nel seno della tua mamma e Dio già ti conosceva, già ti amava, già ti desiderava, già ti voleva, aveva già perdonato i tuoi peccati, aveva già ricoperto di misericordia i tuoi fallimenti, aveva girato il volto dinanzi alle tue disobbedienze e già aveva promesso a te che non eri neanche nato tutta la potenza del suo amore, tutta la grazia della sua misericordia. Questo fa Dio! E Dio, per redimere te, pensa al suo Figlio. E Dio, per permettere al suo Verbo di entrare nel mondo, pensa a Maria e la rende bella, santa, immacolata al cospetto suo, in quell’amore che discende copioso, maturo dal cuore del suo Figlio crocifisso sulla croce del Golgota e vivo per la potenza dello Spirito Santo nel mistero della sua vita risorta.
Maria è la nuova Eva, colei che sa riconoscere quando Dio parla nella sua vita. Eva avrebbe dovuto interrompere il dialogo con il serpente, avrebbe dovuto riconoscere che egli non era amico, ma nemico, era il suo acerrimo avversario e invece no! Così come facciamo noi che non riusciamo a discernere perché ci manca il lume dello Spirito Santo, non riusciamo a distinguere perché non riusciamo ad essere come il libro della sapienza ci dice: pregai e mi fu elargita la prudenza, implorai e venne in me lo spirito della sapienza. Mancando dei doni dello Spirito Santo, oppure misconoscendoli in noi e negli altri, ci abbandoniamo alla voce del tentatore. Maria no, fa entrare nel cuore suo, apre la porta dell’animo suo a quella Parola che non viene per distruggere, per uccidere e per rubare, ma che è la voce del buon pastore che ha cura di tutte quante le sue pecore. Maria diventa attraverso l’incontro con l’angelo quella docile agnella che avvertendo la voce del diletto – una voce il mio diletto, eccolo saltare per i monti, balzare sulle colline – immediatamente apre la porta. “Le mie pecore conoscono la mia voce, il guardiano mi apre la porta e io le chiamo per nome e le conduco fuori”. Maria viene condotta fuori dai suoi progetti, dai suoi desideri, dalle sue speranze. È tutto pronto nella sua vita, ma Dio entra potentemente, dolcemente, delicatamente e le fa vedere che la sua vita è all’interno di un progetto ancora più grande, servirà per la salvezza di tutti quanti gli uomini e lei prima fra tutte le creature è la tutta santa, la tutta bella, irrorata dal sangue dell’agnello, impreziosita delle gemme, del mistero della resurrezione del Cristo Salvatore.
Il dialogo di Maria con l’angelo diventa il vero modello della nostra vita e della nostra esistenza ed è un crescendo di luce, di vita, di splendore. Se riuscissimo anche noi, dobbiamo anche noi imitare Maria, dobbiamo lasciar parlare Dio nella nostra vita quando è Dio che ci dice: “tu sei pieno di grazia, tu sei traboccante di amore, nel battesimo hai ricevuto la caparra dello Spirito Santo, non intristirti, non farti prendere dalla mestizia, ma rallegrati perché Dio è con te, Dio è in te, lo Spirito Santo ti ha unto dal giorno del tuo battesimo e tu appartieni al Signore”. Maria entra nel mistero della bellezza che non conosceva e viene condotta pian piano dall’angelo in un cammino di discernimento a comprendere ciò che Dio le chiede e come Dio vuol realizzare la sua divina volontà attraverso quella fanciulla giovanissima per la salvezza di tutti quanti gli uomini. Maria sente la grandezza di Dio e si sente così piccola: a quelle parole ella rimase turbata e si domandava a che senso avesse un saluto come questo. Maria non si perde in chiacchiere, accoglie quella Parola, la rumina, la fa scendere nel cuore. E tu quando ascolti la parola del Signore? Quando come Maria ti chiudi perché il segreto del tuo cuore possa accogliere quella seminagione evangelica capace di dare a te la possibilità di generare Cristo in una vita santa? Quanto ogni giorno riesci a chiudere la cella del tuo cuore e a ospitare quello Spirito che fa nuove dentro di te e attraverso di te le attività della tua vita e della tua famiglia, tutte quante le cose? Maria riesce a discernere, ad ascoltare, a darsi tempo, a non essere impulsiva, a dialogare con verecondia e delicatezza con l’angelo, a lasciarsi portare dalla bontà del messaggero celeste perché riconosce che non è un’illusione quello che gli viene detto, ma è un progetto più grande di lei, segno della potenza dello Spirito Santo. Maria sa bene di non illudersi perché l’angelo non sta parlando per sé, sta parlando di Dio, del suo progetto. A differenza del serpente non semina lo scompiglio e il dubbio, quanto invece la confidenza e l’obbedienza, l’abbandono e la costanza. Maria pian piano viene introdotta in questo mistero che è più grande, è catapultata in questo universo che nessuna creatura può comprendere al meglio: Concepirai un figlio, lo darai alla luce, lo chiamerai Gesù, sarà grande, sarà chiamato figlio dell’altissimo. Il Signore di Dio gli darà il trono di Davide suo padre, regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe, il suo regno non avrà fine. Maria viene circondata di questa potenza di luce e di grazia e si stupisce, si meraviglia nella contemplazione di ciò che Dio fa, che è più grande di quello che lei può immaginare. Questo vale per la vocazione, per la missione, per la volontà che Dio può realizzare con ciascuno di noi. La volontà di Dio è più grande di quello che noi possiamo pensare, desiderare, vagheggiare, immaginare, riflettere. Se Dio ti sta chiedendo una cosa che a te sembra più grande, non guardare alla tua potenza, guarda a Dio, non mirare la tua povertà, guarda la sua grandezza, non lamentarti nella tua umiltà, quanto invece glorifica il Signore perché tu sei opera delle sue mani e Dio ti ha serbato e ti custodisce come la pupilla del suo occhio. Dinanzi alle rassicurazioni dell’angelo, dinanzi al primato che Dio avrà nella vita di quella creatura: ma io come posso desiderare, come posso volere, come posso realizzare questa volontà che tu mi proponi? È lo Spirito. Dinanzi al primato dello Spirito Santo – perché “senza la tua forza nulla è nell’uomo, nulla è senza colpa” – Maria trova la pace, trova la serenità.
Per qual motivo, carissimi fratelli e sorelle, tante volte noi ci angosciamo? Perché non crediamo nella potenza e nel primato dello Spirito di Dio nella nostra vita, crediamo che tutto dipenda da noi, che le fila della nostra esistenza, le redini delle nostre scelte, delle nostre decisioni, siano tutte nelle nostre mani. E invece no! L’angelo Gabriele lo dice chiaramente a Maria: “è lo Spirito che scende su di te, la tua terra vergine non può fiorire se dall’alto non viene quella pioggia ristoratrice che dona refrigerio alla terra del tuo cuore, alla verginità bella della tua vita, lì dove il Verbo metterà la sua tenda, così da abitare in mezzo a noi. “Lo Spirito scenderà su di te, su te poserà la sua ombra la potenza dell’Altissimo”. Non è più quell’ombra che accompagnava attraverso la colonna di nubi il popolo nella traversata del deserto verso la terra promessa! È Dio che abita in Maria, è Dio che mette la dimora dentro di lei. In tal modo, la Vergine, così come ogni credente, non è portata a guardare al di fuori di lei, invece dopo il suo eccomi Maria sarà portata a guardare dentro di lei. Ed è quello che dobbiamo fare anche noi: non dobbiamo guardare soltanto la presenza di Dio fuori di noi, dobbiamo guardare, contemplare, stupirci di ciò che Dio fa dentro di noi delle grandi opere, delle meraviglie che compie, della magnificenza che realizza.
Maria, dinanzi a quella proposta, in quel dialogo stupendo, riesce a dire: ecco, la serva del Signore avvenga di me secondo quello che tu hai detto. Non c’è una parola che Maria pospone a quelle di Dio attraverso l’angelo. Ella comprende di essere soltanto una serva, all’interno di questo disegno così grande, così immenso, così magnifico. Serva vuol essere e serva sarà anche nella casa di Elisabetta. Lo canterà: ha guardato l’umiltà della sua serva, d’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. “La tua parola mi plasmi, la volontà di Dio che mi ha raggiunto attraverso di te mi determini, le scelte della mia vita siano secondo quella parola. Sì, mi abbandono alla fedeltà del Signore, ora e per sempre”. Questo fa Maria. Per questo il silenzio di Maria è accoglienza, è obbedienza, è capacità di diventare una carità accogliente nei riguardi di quel Verbo che, uscito dal silenzio, pone in lei la sua dimora e, attraverso di lei, nella vita di tutti quanti gli uomini.
Ma c’è un mistero che per me è risultato sempre così difficile da comprendere. Sembra che Dio sia ingiusto. Maria è stata preservata dalla macchia del peccato dal suo concepimento ma perché Dio non l’ha preservato anche noi? Saremmo stati più sereni, avremmo potuto scegliere sempre e solo il bene, saremmo stati liberi dalla schiavitù del peccato, della morte. E, camminando sulla strada del vangelo, avremmo potuto testimoniare al meglio la potenza e la grazia dello Spirito che fa cose nuove. La grazia che Dio usa a Maria è proporzionata alla volontà di Dio sulla sua vita. Maria ha un posto nella storia della salvezza e la grazia che le viene usata è proporzionata al compito che deve ottemperare, alla volontà di Dio che deve realizzare. Faccio un esempio: io sono un religioso, sono un sacerdote e la grazia che Dio mi ha usato è una grazia diversa da quella vostra, dalla grazia che riceve un giovane, un padre, una madre perché è la grazia che è finalizzata alla realizzazione della mia vocazione religiosa e presbiterale. Dio mi usa una grazia che è proporzionata al progetto e al piano che Egli ha su di me. In tal modo, le tribolazioni, le tentazioni, i fallimenti e le cadute sono arginati da quella grazia preveniente che Dio mi ha donato, da quell’amore che mi accompagna e mi sostiene. Tutti quanti voi avete una vocazione e una missione e, per la realizzazione della vostra missione, Dio dall’eternità, come ha fatto con Maria, ha pensato a una grazia che però viene poi perfezionata nel rapporto con Cristo attraverso la grazia dei sacramenti. E ciò che in Maria è realizzato prima del tempo per la potenza della Pasqua di Gesù, in noi è realizzato nel tempo. Dio è giusto anche con noi, realizza il suo progetto e diffonde sempre quella misericordia che è proporzionata al compito, all’impegno, alla missione che noi dobbiamo vivere.
Invochiamo Maria perché ci faccia comprendere che Dio non è ingiusto, ma che ama noi, così come ha amato lei. Un amore diverso, un amore che ci accompagna. Il suo è un amore che ha applicato a lei la Pasqua di Cristo anzitempo. Per noi è un amore che, dopo la Pasqua di Cristo, ci salva dal male. Ma con lei e con noi, il progetto è sempre accompagnato da una grazia che riesce a fare meraviglie in ciascuno di noi. Oggi è come se Dio ci pregasse, si mettesse ai nostri piedi, come nell’ultima cena nel lavare i piedi dei suoi discepoli si piegò su Pietro, e dice a tutti quanti noi: “ti prego, dimmi di sì, ti prego, diventa servo della mia volontà, ti prego, allontana la voce del demonio, ti prego, ascolta docilmente la mia proposta di vita, ti prego, segui me che sono l’agnello innocente condotto al macello. Ti esorto vivamente: lava le tue vesti nel mio sangue e diverranno immacolate e candide al cospetto di Dio e degli uomini”. Il Signore ci usi la sua misericordia e ci spinga a invocare continuamente Maria perché ci liberi dal male e ci doni la pienezza del bene.
Tu, Maria, sei la Vergine santa, la tutta bella, la tutta immacolata, la donna vestita di sole, con la luna sotto i piedi e hai sul capo una corona con dodici stelle, donaci la grazia di poter ascoltare il tuo Eccomi, di poter essere carezzati dal chiarore della luce che ti ha preservata dal peccato fin dal primo attimo del tuo concepimento. Donaci di poter entrare nel mistero de tuo dialogo con l’angelo per comprendere come dire di sì sempre a Dio. Fa’ fiorire sulle nostre labbra il nostro Eccomi incondizionato. Donaci di piangere i nostri peccati quando il nostro sì lo abbiamo detto al demonio, quando ci siamo persi nei sentieri della disperazione e della disobbedienza, quando abbiamo voluto credere di poter essere in pace lontani dal tuo Figlio Gesù. Donaci il tuo cuore, il tuo desiderio struggente di essere sempre e solo servi della volontà del Padre per poter un giorno cantare nel cuore della Trinità il nostro cantico di redenti, di figli amati per sempre e da sempre.
“Eccomi. Sono la serva del Signore. Avvenga di me secondo la tua Parola. E l’angelo partì da lei”. Amen. Alleluia.
fra Vincenzo Ippolito ofm

