Battesimo di Cristo

Come vive Gesù il Battesimo?

11 gennaio 2026
EPIFANIA DEL SIGNORE


Mt 3,13-17
+ Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui.
Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». Ma Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia». Allora egli lo lasciò fare.
Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento».

Parola del Signore.

Omelia R.P. Vincenzo Ippolito
Santuario Maria SS. Incoronata – Montoro (AV)

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Versione testuale

Il Signore ci conceda la pienezza della sua grazia e la dolcezza della sua pace.

In pochi giorni la liturgia ci fa compiere un salto di circa trent’anni anni. Abbiamo lasciato Gesù a Betlemme, adorato dai magi che gli offrono oro, incenso e mirra prima di ripartire per un’altra strada avendo come meta il loro paese. Lo abbiamo lasciato nel giorno dell’Epifania tra le braccia di Maria in quella casa dove la Santa Famiglia accoglie tutti coloro che, attraverso un cammino di ricerca non semplice, si lasciano guidare da Dio per trovare il suo Figlio diletto, il Salvatore e il Redentore del mondo. Oggi la liturgia, attraverso la lettura del Vangelo secondo Matteo, ce lo fa incontrare adulto, maturo, a trent’anni, quel Gesù che si accosta a Giovanni il Battista, che si trova nel Giordano, per immergersi in quell’acqua ed essere unto dal Padre nella potenza dello Spirito come Messia, Redentore e Salvatore di tutte quante le genti. Sappiamo bene come – è sempre il Vangelo che ce lo dice – dopo che Giovanni, il figlio di Maria e di Elisabetta visse in regioni deserte fino al giorno della sua manifestazione in Israele, egli divenne battezzatore. La Parola che nel deserto aveva scavato nel suo cuore diventa, sulle sue labbra, voce di conversione e di vita nuova. Egli infatti annunciava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati e, scrive San Luca, tutti andavano a farsi battezzare dalle regioni più lontane.

Il battesimo è un rito antico attraverso il quale ci si immergeva nell’acqua, gesto di purificazione accompagnato dalla confessione dei propri peccati, per incominciare una vita nuova. Era il segno, nella vita di Giovanni il Battista, della missione ricevuta da Dio di essere il precursore del Salvatore. Io vi battezzo con acqua – egli afferma – ma viene dopo di me uno che è più grande di me al quale io non sono degno di sciogliere i legacci dei sandali egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Ma se il battesimo di Giovanni è un rito di purificazione che sta ad indicare il desiderio di cambiare vita e di camminare nella legge del Signore, perché mai Gesù si fa battezzare? Lui è il Figlio unigenito del Padre, Lui è tutto santo, è il benedetto di Dio, non ha bisogno di confessare i peccati perché Lui è innocente. Per qual motivo, carissimi fratelli e sorelle, Egli si sottomette a questo gesto, a questo rito di purificazione a cui si accostano tante persone? Non ha bisogno di confessare i peccati perché non ne ha, non ha necessità di purificarsi dal momento che è Lui l’Agnello che toglie i peccati del mondo. Per qual motivo? Da questo riusciamo a comprendere anche le rimostranze di Giovanni: non vorrebbe battezzare Gesù. Ma se per i Giudei quel gesto sta a dire l’inizio di un cammino di conversione e di vita nuova, un rivolgersi verso il Sinai per far diventare la legge data ai Padri punto di riferimento costante di un’esistenza nuova, il battesimo di Gesù, che non serve di certo per purificarlo, diventa il momento in cui il Figlio di Dio fatto uomo riceve la consacrazione per la missione, viene unto di Spirito Santo e così potrà annunciare il Vangelo. Non a caso San Luca, nel quarto capitolo, ci presenta una scena meravigliosa, dopo il battesimo e dopo le tentazioni del deserto: il Nazareno entra nella sinagoga della sua città, gli fu dato il rotolo del profeta Isaia, Egli lo legge al capitolo 61: Lo Spirito del Signore è sopra di me, mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato ad annunciare un lieto messaggio ai poveri, a fasciare le piaghe dei cuori spezzati, ad annunciare un anno di grazia del Signore.

Gesù ha bisogno di essere unto dello Spirito Santo, Gesù ha bisogno, così come ne abbiamo bisogno tutti quanti noi, carissimi fratelli e sorelle, di sentire nel cuore la potenza dell’amore del Padre che lo spinge, la forza di Dio che lo sostiene, il suo braccio che, sicuro e saldo, si offre come aiuto costante nell’esistenza di Gesù. Ecco allora che, nella scena ci viene presentata dagli evangelisti, c’è questa manifestazione: Gesù, appena battezzato, esce dall’acqua, non dice nulla, non confessa, non manifesta le sue colpe perché non ne ha, si aprirono i cieli ed Egli vide lo Spirito di Dio scendere come una colomba e venire sopra di lui. È un momento di manifestazione dell’amore del Padre nella vita di Gesù. Non sono gli astanti che vedono, ma è Gesù che vede, diventa consapevole di questo dono del Padre. L’amore del Padre dal suo cuore si riversa nel cuore del Figlio fatto uomo e viene tutta quanta la sua vita ad essere profumata, irrorata, plasmata, riempita dalla fragranza dello Spirito Santo.

Vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. San Giovanni nel suo Vangelo metterà sulle labbra del Precursore una professione di fede straordinaria, una descrizione dell’evento del Battesimo: ho visto lo Spirito di Dio discendere e rimanere sopra di lui. Io non lo conoscevo, ma colui che mi ha mandato mi ha detto: Colui sul quale vedrai scendere e rimanere lo Spirito, Egli battezzerà in Spirito Santo e fuoco, potenza di Dio.

Carissimi fratelli e sorelle ci sono tanti modi per approcciare, per spiegare questa pagina del Vangelo: possiamo guardare il Battesimo con gli occhi del Battista che si stupisce e si meraviglia, che non riesce a comprendere questa giustizia di cui parla Gesù, ma che poi viene condotto dalle parole del Salvatore a lasciar fare a Dio nella sua vita. Così come possiamo guardare il Battesimo con gli occhi di coloro che hanno ricevuto dopo Gesù il Battesimo e hanno iniziato a camminare in una vita nuova. Possiamo guardare al Battesimo di Gesù che è la sorgente del Battesimo ed è la Porta dei Sacramenti nella Chiesa per ricordare che siamo figli di Dio perché in quell’acqua siamo stati resi partecipi del mistero pasquale di Gesù.

Io mi voglio soffermare ancora un poco su un aspetto che molto spesso non prendiamo in considerazione: come vive Gesù il Battesimo? Abbiamo ascoltato che egli vede lo Spirito Santo discendere e rimanere sopra di lui… ma cosa sente Gesù nel cuore? Cosa avverte Gesù nell’animo? Qual è la scelta che egli sta facendo? Qual è l’itinerario che si sta aprendo dinanzi a Lui? Tutta quanta la vita nascosta di Gesù a Nazareth è stata scandita da una ricerca costante della volontà del Padre. San Luca ce lo presenta dodicenne nel Tempio, intento a parlare, a disputare a discutere con i dottori che si meravigliano per la sua sapienza. A Maria e Giuseppe che lo stanno cercando da tre giorni e lo trovano nel Tempio, Gesù risponde: non sapevate che devo occuparmi delle cose del Padre mio. Cosa sono mai queste cose del Padre che Cristo ricerca fin da fanciullo? Qual è mai quell’aria, intrisa di volontà del Padre, che Gesù assorbe a Nazareth? Forse egli non ha imparato da Maria e da Giuseppe ad obbedire, a servire la causa di Dio, ad essere totalmente disponibile alla sua Parola, pronto alla sua voce, determinato dalla sua scelta, condotto dalla sua forza? Tutta quanta la vita nascosta di Gesù è proprio irrorata dall’amore del Padre, sostenuta dalla luce della sua Parola, dalla potenza del suo affetto, dalla sua cura. Per questo Luca può dire che Gesù cresceva in età, in sapienza e in grazia. L’umanità santa che Gesù ha preso nel grembo di Maria assorbe tutto l’amore che discende dal Padre e nel Battesimo lui ha ormai le idee chiare: Dio vuole che io annunci la sua Parola, che io possa donare le sue volontà, che possa spargere la sementa del suo volere, che possa effondere attraverso il mio cuore quell’amore che diventa per gli uomini misericordia, quella tenerezza che risana, quella comprensione che ristora, quella compassione che guarisce, quell’affetto che rende delle creature nuove. Gesù nei 33 anni comprende che Dio vuole da lui la salvezza di tutti quanti gli uomini. Lo scriverà Paolo a Timoteo: Dio vuole che tutti gli uomini siano salvi e giungano alla conoscenza della verità. E Paolo stesso diventa ambasciatore di misericordia: vi supplichiamo in nome di Cristo lasciatevi riconciliare con Dio. Io che per l’innanzi ero un bestemmiatore un persecutore e un violento ma Dio – scrive sempre Paolo – mi ha usato misericordia.

Gesù accoglie l’amore del Padre e lo dona agli uomini come potenza di misericordia. Gesù si lascia consacrare, possedere, totalmente afferrare dallo Spirito di Dio e di quello Spirito ne diventa la sorgente, la fonte zampillante, il dispensatore perfetto, Lui canale di grazia e di misericordia per tutti quanti gli uomini. Ed è bello vedere che Gesù nel Battesimo fa un gesto di umiltà. San Luca ce lo presenta in fila insieme con gli altri per ricevere il Battesimo. Sì, Gesù, nelle acque del Giordano dici al Padre: “io sono il tuo servo, io voglio essere il tuo servo, io voglio vivere nell’umiltà, io voglio vivere nella totale sottomissione alla tua volontà, io voglio fare della mia vita un Eccomi continuo al tuo progetto di salvezza per tutti quanti gli uomini”. Ecco il mio servo, il mio eletto di cui mi compiaccio: le parole del profeta Isaia nel carme del servo sofferente vengono prese da Gesù, incarnate nella sua vita, perfezionate nel suo servizio, vissute fino alla morte e alla morte di croce. Gesù è Figlio ed è Servo, desidera essere servo: entrando nel mondo – dice l’autore della lettera agli Ebrei – Gesù dice ecco io vengo, Signore a fare la tua volontà. Ma per fare la volontà di Dio, carissimi fratelli e sorelle, per essere servi, abbiamo bisogno della potenza dell’amore, della grazia della misericordia, del sostegno che viene da Dio e in questo la liturgia del Tempo Santo dell’Avvento e del Natale ci ha educati. Quando l’Arcangelo Gabriele entra nella casa di Maria, da una parte le annuncia la nascita prodigiosa da lei del Salvatore e del Redentore del mondo perché Maria diventa l’arca della nuova alleanza che offre le tavole della legge (non temere a Maria hai trovato grazia presso Dio concepirai un figlio lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù) ma al tempo stesso, dinanzi alla domanda di Maria che chiede la modalità per attuare la volontà di Dio, immediatamente Gabriele risponde: lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo. La volontà di Dio si fa con la forza che viene da Dio, la volontà di Dio si realizza non con le nostre forze perché noi siamo piccoli, deboli. Lo dice Salomone nella preghiera per ricevere la sapienza: uomo debole e di vita breve, incapace di comprendere la giustizia e le leggi. Noi abbiamo bisogno del balsamo di Dio, abbiamo bisogno della forza di Dio, abbiamo bisogno della compassione e della misericordia di Dio. Una brocca non può dispensare acqua, se non viene riempita di acqua e questo è vero per tutti quanti noi, ma è vero anche per Gesù.

Gesù ha bisogno, come tutti quanti noi uomini e donne, di sentire l’amore del Padre perché l’unica forza per la trasformazione della storia e per il rinnovamento della vita è sempre e soltanto l’amore. Noi tante volte parliamo della forza di Dio, chiediamo la potenza dell’Altissimo, ma la forza di Dio, la potenza dell’Altissimo è sempre e solo lo Spirito Santo, che è amore effuso nei nostri cuori per mezzo del quale possiamo gridare, scrive Paolo, Abbà, Padre. Nel Battesimo avviene proprio questo: Gesù ha chiaro che deve essere servo, che deve nell’umiltà donare la salvezza, annunciare il Vangelo, risuscitare i morti, sanare i lebbrosi ed annunciare l’anno di grazia, al tempo stesso ha bisogno di essere sostenuto dall’amore del Padre, ha bisogno di sentire che il Padre non lo lascia solo. che porta avanti la sua missione nella forza che viene dal Padre. C’è un canale invisibile, ma reale tra il cuore del Padre e il cuore del suo Figlio incarnato. Questo canale trasmette l’amore. Nel Battesimo, Dio Padre guarda quel Figlio e dice: “hai compreso la mia volontà, sei disposto a fare quello che io ti sto chiedendo e io riverso nella tua umanità santa tutta la potenza del mio amore, la forza dello Spirito Santo che ti unge scende su di te come olio che ti consacra, come balsamo che ti profuma, come potenza che ti riempie, come forza che ti rasserena e ti rende incrollabile, vittorioso contro il mistero delle tenebre e del male”. Per questo Gesù – San Luca ce lo presenta in preghiera nel ricevere il Battesimo – accoglie lo Spirito e c’è nel suo cuore questo tripudio di Spirito Santo, questa gioia nel dono, questa letizia nel servizio, questa disponibilità all’offerta.

Ti sei mai chiesto perché non ce la fai tante volte a donare la vita per i fratelli? Ti sei mai domandato per qual motivo la stanchezza ti prende, lo scoraggiamento ti afferra, la tristezza ti vince e non riesci a fare ciò che ti sei prefisso, a compiere ciò che desideri, a fare ciò che gli altri ti chiedono o tante volte pretendono? Perché non riesci ad essere santo come vuoi, a pregare come pensi, a fare quei passi in avanti sulla strada del bene… perché non ci riesci?

Tutto il segreto della vita cristiana, carissimi fratelli e sorelle, è nello Spirito Santo, nella disponibilità allo Spirito Santo. Noi possiamo anche pensare pezzi di cielo, ma non li realizzeremo mai con le nostre sole forze. Col pensare, con la fantasia siamo bravi… facciamo e disfiamo continuamente, organizziamo e programmiamo, ma se il Signore non costruisce la casa invano vi faticano i costruttori, se la città non è custodita dal Signore, invano veglia il custode. La nostra vita tante volte è come una torre di Babele: vogliamo costruirla, ma le nostre lingue si confondono e così non riusciamo a mettere pietra su pietra perché siamo presi dall’orgoglio e dalla supponenza, dal credere di poter fare tutto senza Dio. L’umiltà invece è proprio affidarsi a Dio, affidarsi a Lui per comprendere ciò che Lui vuole e ciò che Egli desidera è sempre il bene, la felicità dei suoi figli, la gioia per i discepoli del Cristo la letizia per quanti camminano sulla strada erta che porta al Golgota, lì dove la morte fiorisce in vita. È lo Spirito Santo che ci dà forza! Per questo Gesù prima di ascendere al cielo, dice ai suoi: riceverete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni restate in città finché non siate rivestiti di potenza dall’alto.

Abbiamo bisogno dell’amore, ma non dell’amore nostro che è egoismo, abbiamo bisogno di essere unti, profumati, riempiti dall’olio dello Spirito Santo. Abbiamo bisogno di sentire dentro di noi gli stessi palpiti del cuore del Salvatore, dobbiamo dentro di noi sentire che il cuore trasborda di misericordia e incontrando il peccato dell’altro diventa compassione. Dobbiamo avvertire nell’animo nostro questo fuoco di Dio che illumina le tenebre dei nostri fratelli e dona il calore del suo affetto e della sua tenerezza. Abbiamo bisogno che il balsamo dello Spirito Santo, l’olio che esce dal corno dell’unzione che è il cuore divino del Salvatore, plasmi i nostri sguardi, irrori le nostre parole, trasformi i nostri atteggiamenti e rinnovi tutta quanta la nostra esistenza.

Gesù nel Battesimo fa una cosa che per noi è così difficile perché, diventando pian piano adulti, ci dimentichiamo la bellezza dell’essere amati. Gesù nel Battesimo si lascia amare, si lascia abbracciare, si lascia raggiungere, potremmo dire come i bambini “si lascia acchiappare”… questo fa Gesù! Ma non soltanto Dio Padre lo abbraccia… è Lui stesso che si catapulta nell’abbraccio del Padre, è Lui che si lascia carezzare, prendere, amare, cullare, carezzare da quella dolcezza che diverrà la forza nei momenti di amarezza, da quell’amore che lo sosterrà nei momenti in cui gli uomini lo odieranno, raggiungere da quella dolcezza che lo ristorerà quando gli uomini gli offriranno il fiele dei propri aspri giudizi e la durezza del loro cuore inquieto. Questo fa Gesù nel Battesimo: si lascia amare, si sente amato. E il Padre glielo dice anche: ed ecco una voce dal cielo che diceva: questo è il mio figlio, è mio, l’amato, in Lui ho posto il mio compiacimento. Ecco il mio servo che io sostengo, il mio eletto di cui mi compiaccio.

Tre passaggi, c’è un crescendo straordinario. Tu sei il mio figlio: il Padre riconosce Gesù come Figlio, come Figlio suo. Tu mi appartieni, tu sei parte di me, la volontà che tu realizzi è mia. Tutto quello che tu fai ha il mio contrassegno, la mia volontà, il mio amore, la mia dolcezza, la mia scelta. Tu sei mio figlio. Gesù si sente figlio: per questo predicherà il Vangelo, annuncerà la Parola di salvezza, risusciterà, beneficherà tutti gli uomini… per essere figlio! Per questo salirà sulla croce, per dire al mondo io sono figlio del Padre e nulla e nessuno potrà mai separarmi dal suo amore e dalla sua misericordia. San Pietro, lo abbiamo ascoltato nella seconda lettura tratta dal libro degli Atti degli Apostoli nella casa di Cornelio dopo la Pentecoste cerca di riscrivere il ministero di Gesù e splendidamente dice dopo il battesimo predicato da Giovanni Dio consacrò in Spirito Santo e Potenza Gesù di Nazareth che passò beneficando e risanando tutti coloro che erano prigionieri del male perché Dio era con lui.

Questo Gesù riesce a vivere perché si sente figlio e si sente figlio amato. Noi purtroppo non riusciamo a sentire, ad avvertire, a vivere la grazia della figliolanza. Per questo ci perdiamo per strada, per questo dimentichiamo il Vangelo, per questo la cattiveria ci vince, per questo l’orgoglio ci divora: perché non ricordiamo che, quando siamo stati battezzati, Dio ha pronunciato queste stesse parole su ciascuno di noi: tu sei mio figlio, tu sei l’amato. Questo ha detto Dio quando siamo stati battezzati. Quando Emanuele è stato battezzato, quando Valentino e Carmela l’hanno portato al battesimo, Dio in maniera invisibile ha detto: tu, Emanuele, sei mio figlio e io ti amo. Questo lo dice con ciascuno di noi, carissimi fratelli e sorelle, ed è questa la forza che ci porta a diventare testimoni del Vangelo tra gli uomini, a non scoraggiarci nelle cadute, a riprenderci dopo il peccato, a confidare nella misericordia, a permettere a Dio che sia nostro padre, a lasciare che il suo Amore ci sostenga, che la sua giustizia ci determini, che lo scegliere sempre e solo Lui possa diventare il faro che ispira i nostri gesti e che determina tutta quanta la nostra esistenza.

E, se nei riguardi del Figlio Gesù, il Padre dice «In Lui ho posto il mio compiacimento», nel nostro caso Dio Padre dice: “In te mi voglio compiacere, io voglio che tu diventi il mio compiacimento, tu devi essere il mio diletto, tu devi essere il mio piacere, io quando guardo te voglio vedere la stessa vita di Gesù, lo stesso Eccomi pronto, la stessa disponibilità totale, la stessa vita di preghiera, la stessa lode incessante, lo stesso desiderio di annunciare il Vangelo, lo stesso monito e desiderio di vivere nel servizio, di nutrire l’umiltà, di crescere nell’abnegazione e nel far sì che attraverso la tua vita io possa far sperimentare agli altri la dolcezza del mio amore e la grazia della mia misericordia”.

Gesù passa sanando e beneficando. È questo, carissimi fratelli e sorelle, che siamo chiamati a fare anche noi, a passare sanando e beneficando. L’amore non può rimanere dentro di noi, deve essere donato, deve essere effuso, deve essere concesso. Ed è questa la cosa più difficile per noi, perché l’amore di Dio entra dentro di noi, ma cosa succede? Che il buon vino di Dio, quando incontra l’aceto, la melma del nostro cuore, noi siamo così bravi a cambiarlo, a far passare non il buon vino, ma passare la melma agli altri, a passare l’aceto, il fiele delle nostre amarezze. E così il Vangelo non costruisce comunione, non si riesce a vivere nella fraternità, perché noi portiamo avanti le nostre battaglie. Non lasciamo che gli altri attraverso di noi possano gustare il buon vino dello Spirito Santo, che fa ribollire i nostri cuori e ci rende otri nuovi che contengono il vino nuovo della misericordia e della grazia.

Carissimi fratelli e sorelle, chiediamo al Signore di sentire, fin nella punta dei nostri piedi, la potenza dello Spirito Santo. Lasciamo che in ogni messa a cui partecipiamo, lo Spirito Santo ci venga donato, come balsamo che scende sul capo di Aronne, scende sulla sua barba, sui suoi vestiti, sull’orlo della sua veste. Lasciamo che lo Spirito Santo scenda, esteriormente ci consacri, interiormente ci santifichi e ci renda delle creature nuove. Lasciamo che il Signore ci ami come a Lui piace amarci. Lasciamoci condurre dalla sua mano, portare dalla Sua misericordia, determinare dalla sua bontà.

Signore Gesu Cristo, Tu sei il Figlio di Dio, il Figlio dell’Immacolata Vergine Maria.
Il Tuo cuore è il corno che contiene l’olio dello Spirito Santo,
il balsamo di quella unzione che ci consacra nell’umiltà per il servizio dei fratelli,
per l’annuncio del Vangelo, per passare anche noi come Te,
sanando e beneficando tutti coloro che sono prigionieri del male.

Noi ti preghiamo, noi ti invochiamo, Signore Gesù.
Apri il corno di quella unzione divina
e fa sgorgare su di noi quel balsamo dello Spirito Santo.

Nel momento in cui Tu, crocifisso,
hai lasciato che quel soldato potesse aprire il Tuo costato, il corno si è rotto e
lo Spirito Santo effuso sopra di noi.

Continua ad effonderlo, continua a profumarci,
continua a consacrarci e a santificarci, perché anche noi,
irrobustiti dal tuo amore, sedotti dalla tua misericordia, consapevoli della tua bontà,
fasciamo le piaghe dei cuori spezzati, annunciamo l’anno di misericordia
e passiamo come Te, sanando, beneficando,
perché Tu per primo, nella potenza del Tuo Spirito, sani e benefichi tutti quanti noi,
perché Tu sei amore e carità, Tu sei potenza e misericordia,
Tu sei tutta la nostra ricchezza a sufficienza.

Dal Tuo corno scenda su di noi quella potenza di Spirito Santo che ci rende nuove creature.

Amen.