II DOMENICA DI PASQUA o della Divina Misericordia – (ANNO A)
Gv 20,19-31
+ Dal Vangelo secondo Giovanni
La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.
Parola del Signore.
Omelia R.P. Vincenzo Ippolito
Santuario Maria SS. Incoronata – Montoro (AV)
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Il Signore conceda a tutti quanti noi la grazia e la pace di Lui che è il Risorto e il Vivente!
Ho visto il Signore. Sono queste le parole che rimbombano nel Cenacolo di Gerusalemme, il giorno di Pasqua. È la testimonianza entusiasta di Maria, la Maddalena, che, andata al sepolcro, ha trovato vuota la tomba del Signore. Prima ha annunciato che il corpo era stato trafugato, muovendo alla corsa Pietro e il discepolo amato e poi, rimasta al sepolcro, aveva incontrato prima un giovane, un angelo, e successivamente lo stesso Signore che, chiamandola per nome, l’aveva portata a riconoscerlo come Maestro, Risorto, Signore.
Ho visto il Signore. È la voce che la Maddalena rivolge a quei discepoli che non credono nella potenza del Signore, che non si lasciano raggiungere, attraverso la sua parola, dalla forza della vita nuova del Salvatore.
Ho visto il Signore. È la testimonianza di quella donna che, proprio perché ha fatto esperienza della potenza della Pasqua, non si stanca mai di annunciare, fino agli estremi confini della terra, figura della Chiesa, l’annuncio e la testimonianza della vita di Cristo che vince la morte, della luce del Risorto che sbaraglia il regno delle tenebre, della potenza della grazia che vince il nostro peccato. Quando noi leggiamo la pagina odierna del Vangelo, ci troviamo nel Cenacolo con i discepoli. La potenza di quella parola non ha illuminato il nostro cuore, e noi, come i discepoli, siamo chiusi in noi stessi, nelle nostre paure e nei nostri timori. Desiderosi di conoscere anche noi la vita nuova e bella del Salvatore e di sperimentare, lì dove nella nostra vita regna il deserto, la potenza dell’acqua viva di Cristo Salvatore, lì nel nostro animo, dove regna l’inverno, la potenza e la bellezza della primavera dello Spirito, lì dove c’è il peccato nella nostra vita, la grazia della riconciliazione e del perdono che viene da Dio.
Tante volte il Signore ci raggiunge attraverso la testimonianza e la parola di uomini e donne, fratelli e sorelle, che hanno fatto esperienza viva della potenza della risurrezione. E noi, dimentichi delle parole del Salvatore, «Chi ascolta voi ascolta me, chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato», non riusciamo a comprendere che Dio si dona attraverso la parola delle persone che ci stanno accanto e ci dona, attraverso il loro eloquio, la potenza della risurrezione, la grazia della conversione, la possibilità di iniziare una vita nuova. Perché “chi è in Cristo è una creatura nuova”, chi conosce Cristo e si lascia accarezzare dalla luce nuova della sua Pasqua riesce, per la potenza dello Spirito Santo, a camminare in una vita nuova.
I discepoli si trovano nel Cenacolo, che è chiuso a causa del timore, perché non hanno accettato la potenza di quella parola che, affidata alla Maddalena, è capace di sbaragliare le tenebre e di donare la pienezza della vita. E questo capita tante volte anche a noi. Il Signore vuole sbaragliare il nostro mondo interiore, l’impero delle tenebre, attraverso la testimonianza di persone che ci stanno accanto, che, pur se non sono santi, comunque ci donano le fragranti parole del Signore nostro Gesù Cristo e le parole dello Spirito Santo, che sono spirito e vita. Non possiamo chiedere che il Signore si doni a noi attraverso fratelli e sorelle perfette, perché nelle tenebre dell’altro risplende la sua luce, così come anche nel nostro peccato la potenza della sua misericordia. Paolo lo confida nella sua seconda lettera ai Corinzi: “noi conteniamo questo tesoro in vasi di creta, perché appaia che questa potenza straordinaria viene da Dio e non viene da noi”.
Il Signore ci raggiunge con parole di resurrezione e di luce attraverso persone che vivono difficoltà e notti del cuore. La stessa Maddalena è andata al sepolcro avendo la morte nel cuore, ma una volta che ha sperimentato la presenza e la potenza della resurrezione del Signore diventa una creatura nuova. Ma i discepoli si fermano, come tutti quanti noi all’apparenza, e non riescono a discernere come il Signore sceglie i piccoli, i semplici, coloro che sono stolti agli occhi del mondo per confondere i forti e donarci la sua parola di vita. Perché Dio sceglie sempre ciò che nel mondo è stolto, Dio sceglie sempre ciò che nel mondo è folle, Dio sceglie la debolezza perché risplenda la sua potenza, la sua sapienza e la grazia della sua misericordia.
Dio ha affidato ai discepoli, attraverso la Maddalena, un annuncio di resurrezione, eppure loro non l’hanno accolto e si trovano ad essere chiusi. Tanta tristezza, carissimi fratelli e sorelle, tanta angoscia del cuore, tanta chiusura della mente e dell’animo nostro non è la conseguenza della mancanza di segni di Dio nella nostra vita, quanto invece il frutto della nostra incredulità a non voler accogliere e riconoscere i segni di Dio che passa nella nostra vita e vuol sbaragliare il regno delle tenebre che è dentro di noi e tra di noi. I discepoli hanno paura perché non hanno creduto nella potenza della resurrezione, non hanno accolto con benevolenza le parole della Maddalena e così soffrono per il loro stesso peccato. Ci sono tante situazioni nella nostra vita, tanti dolori, tante sofferenze, momenti di angoscia che noi attraversiamo, causati non dalla mancanza di Dio e tantomeno dalla sua volontà di perseguitarci o di donarci afflizione, quanto invece dalla nostra incapacità ad aprirci alla potenza del Vangelo che ci raggiunge attraverso i fratelli, così che, aperti alla grazia della Divina Misericordia, riusciamo a camminare secondo la potenza che viene da Dio.
La liturgia, oggi, ci chiede di riconoscere le persone che ti stanno accanto, quella parola della risurrezione che scuote la polvere dei tuoi piedi e ti dà la possibilità di camminare secondo Dio. Riconosci nella presenza di persone che, pur se non sono perfetti, accanto a te mediano la potenza del Vangelo, riconosci in loro la voce di Dio che ti chiama a conversione e ti spinge a camminare in una vita nuova. Così come la Maddalena non ha riconosciuto né il sepolcro né l’angelo, e Cristo Signore si è manifestato come il Buon Pastore che chiama tutte le sue pecore per nome, così il Risorto, il Vivente, è Buon Pastore anche per i discepoli, così com’è principalmente per Tommaso, e usa quella misericordia che dona in abbondanza ed effonde quel perdono che richiede alla sua Chiesa perché possa essere seminata, nei solchi della storia, e tutto venga trasformato in regno di Dio tra gli uomini.
Le porte del Cenacolo sono chiuse, sono prese dal timore e dalla paura, e possiamo facilmente immaginare non soltanto il timore dei discepoli che credono a causa dei Giudei di fare la stessa fine di Gesù, il Signore Crocifisso, ma possiamo immaginare anche i loro timore, i loro tremori, i loro pensieri. Perché Gesù non appare a me? Perché non si fa vedere? Perché si è rivelato alla Maddalena? Perché altri sulla strada di Emmaus hanno sperimentato la sua potenza? Perché le donne lo hanno visto risorto? Perché il Signore mi lascia nel buio del cuore e non riesce a salvarmi da questa angoscia mortale che dentro mi divora? Sono domande che ci facciamo tutti quanti noi. Dio non vuole il nostro male, ma attende invece i momenti nei quali la sua rivelazione può essere accolta, la sua misericordia sperimentata, la sua grazia e il suo perdono possano trovare dentro di noi terreno fertile perché porti frutto in abbondanza.
Le porte sono chiuse, Gesù risorto appare, lo abbiamo ascoltato. “Si trovavano insieme, stette in mezzo e disse: Pace a voi. Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco e i discepoli gioirono al vedere il Signore”. Gesù vive un’altra dimensione, non scandita dal nostro tempo e dal nostro spazio. Appare e scompare, passa attraverso le pareti perché lui non conosce quello che è il nostro corpo. Il suo è trasfigurato, è glorioso, è permeato dalla vita nuova dello Spirito Santo. Quando noi pensiamo al corpo nostro, noi ci rendiamo conto che il principio della nostra vita va alimentato attraverso il mangiare, il respirare, il bere, il movimento. Dobbiamo tenerci alla nostra salute, dobbiamo custodire questo dono che il Signore ci ha fatto. Quando poi giunge Sorella Morte, il principio vitale della vita naturale ci viene strappato, ci viene tolto, viene riconsegnato a Dio a causa della nostra natura mortale. Ma Gesù risorto non riceve una vita uguale a quella che lo ha abbandonato. La resurrezione di Gesù non è come la resurrezione di Lazzaro, della fanciulla dodicenne, del figlio della vedova di Naim. Hanno ricevuto lo stesso principio vitale: Lazzaro ha bisogno di mangiare, di camminare, di respirare, alla fanciulla dodicenne viene dato da mangiare, lo stesso Gesù dice ai genitori di nutrirla nella vita naturale e nella vita di fede. Gesù, invece, una volta risorto, dice San Paolo, “non muore più” (così come morì Lazzaro, la fanciulla dodicenne e il figlio della vedova di Naim) “perché la morte non ha più potere su di lui. E per il fatto che egli vive, vive per Dio”.
Il principio della resurrezione è l’amore che il Padre immette, soffia, effonde nella vita del Figlio, nel corpo del Figlio e Cristo risorto è permeato dalla vita nuova dello Spirito Santo. Gesù è tutto amore, è tutto misericordia, è tutta effusione di grazia e di perdono, ancora di più rispetto ai 33 anni della sua vita, perché, nel tempo della sua vita mortale, Gesù è limitato dallo spazio e dal tempo. Ma ora il Cristo risorto è presente dappertutto perché lo Spirito Santo continua la sua missione di perdono e di misericordia. E Lui ancora oggi è il nostro maestro, per noi e per i cristiani che stanno nelle chiese più lontane di tutta la terra. E l’Eucaristia viene celebrata perché Lui sia presente in corpo, sangue, anima e divinità, con quella sua vita, con quel suo corpo dato, con quel suo sangue versato, con il sacrificio della sua Pasqua che ci rende un cuor solo e un’anima sola. Gesù risorto quindi ha questo principio vitale che è lo Spirito Santo, principio dell’amore e del dono, della grazia e della pace, della luce e della potenza, della misericordia e della riconciliazione.
Sì, “Cristo risorto dai morti non muore più” e, apparendo ai discepoli, mostra loro le mani e il fianco. E questo è il motivo di gioia per i discepoli. Quando c’è Lui non c’è la paura, quando c’è il Risorto non c’è l’angoscia. Così come quando un bambino ha la mamma non sente la tristezza e il dolore, ma si sente forte, avverte il suo amore e si sente protetto dalla sua cura. Così anche i discepoli, quando Gesù è con loro, depongono la veste dello strazio e del lutto e si rivestono dell’abito nuovo della gioia e della letizia. “Hai mutato il mio lamento in danza, la mia veste di sacco in abito di gioia”. Questo fa Gesù Risorto quando è nel cuore della sua comunità, quando lo sperimentiamo in mezzo a noi, quando celebriamo l’Eucaristia e il flusso dello Spirito Santo scorre nelle vene della sua comunità e noi ci sentiamo membra vive del suo corpo che è la Chiesa, capaci di annunciare fino al martirio il suo Vangelo perché tutti i popoli possano conoscere Lui e, illuminati dalla grazia della fede, credendo in lui, aprirsi alla potenza dell’amore di Lui che è il Vangelo del Padre.
Gesù mostra le mani e il costato. La resurrezione non toglie i segni della morte. La potenza dell’amore sconfigge il male, ma Gesù fa diventare quelle ferite fenditoie di misericordia. Attraverso quelle ferite, Lui dona la potenza della vita. Questo significa essere cristiani. Non significa non conoscere la morte, non conoscere il dolore, i problemi della vita, le difficoltà della quotidianità. Essere cristiani significa manifestare, nella nostra morte, la sua vita, nel nostro dolore la sua gioia, nelle nostre lacrime il suo sorriso, nel nostro peccato la potenza della sua grazia. E a pensarci bene, carissimi fratelli e sorelle, il gesto di Gesù risorto lo faccio anche io all’inizio della celebrazione, lo fa ogni sacerdote. Apre le mani e dice «Il Signore sia con voi», che è non soltanto l’annuncio della presenza del Risorto, ma è un invito perché tutti quanti i fedeli nell’umanità del sacerdote, abitata dalla presenza e dalla potenza di Cristo Risorto, tutti possano fare esperienza della vita nuova del Salvatore. Questa è la fede che noi dobbiamo vivere, questa è l’esperienza che dobbiamo fare nei sacramenti. Noi siamo uomini, più peccatori di voi, eppure la grazia ci abita, l’amore e il perdono passano attraverso di noi, attraverso i nostri caratteri, talvolta così scontrosi, attraverso le nostre lune, i nostri peccati. Eppure a Dio piace che le nostre piaghe, che sono le piaghe di Cristo, trasmettano la potenza della sua risurrezione e la grazia della sua misericordia. Questo è il principio della vita nuova che il Risorto affida ai suoi. Questa è la potenza della vita nuova che Dio vuole che circoli nelle vene del suo Corpo santo, che è la Chiesa. Mostrò loro le mani e il costato.
Gesù dà anche un altro insegnamento ai suoi discepoli e a tutti quanti noi. Nel Vangelo secondo Luca il Risorto dice «guardate le mie mani e i miei piedi, sono proprio io». Gesù, mostrando le mani e il fianco, si fa riconoscere. Dice che l’amore del Padre lo ha salvato dalle angosce della morte, ma non ha cancellato i segni di quell’amore che lo ha portato al dono della vita. “Nessuno ha un amore più grande di chi dona la vita per i propri amici”. Ma al tempo stesso Gesù insegna a tutti quanti noi che le nostre piaghe, se abitate dall’amore dello Spirito Santo, da questo principio di vita nuova, possono diventare sorgenti di misericordia e di perdono per gli altri.
Il giorno del nostro battesimo, quando siamo stati immersi nel fonte battesimale e l’acqua ci ha fatto diventare figli di Dio da figli dell’ira, noi abbiamo sperimentato il principio di una vita nuova. Noi, fin da fanciulli, abbiamo ricevuto certamente la vita naturale, quella che viviamo, che ha bisogno di essere alimentata, del respiro, ha bisogno delle relazioni, dei rapporti. Questa è la vita naturale. Il giorno del battesimo è stato messa in noi la potenza dello Spirito Santo, che è lo Spirito di Gesù risorto. Quando siamo stati immersi in quel fonte, quando siamo stati unti con il crisma, siamo stati consacrati sacerdoti, re e profeti, partecipi della missione di Cristo per la potenza dello Spirito Santo, che da quel giorno ha iniziato ad abitare dentro di noi.
La vita cristiana sta proprio nel convertire la vita naturale al principio della vita nuova del Signore risorto. E il peccato, carissimi fratelli e sorelle, è quando noi mortifichiamo lo Spirito Santo che è dentro di noi e lasciamo prevalere la vita naturale, detto in altri termini, il nostro orgoglio, la nostra superbia. Ora, la vita naturale, che è scandita dalla debolezza, dal limite, deve essere continuamente visitata, raggiunta, convertita, trasformata da questa presenza di Spirito Santo che è dentro di noi. E ogni tensione spirituale, ogni impegno, deve portarci proprio a far sì che la vita, secondo la carne, venga mortificata, venga convertita, venga trasformata dalla presenza dello Spirito Santo che c’è dentro di noi. Per questo la vita di grazia va alimentata, attraverso i Sagramenti, attraverso la preghiera e deve manifestarsi attraverso la carità operosa nei riguardi degli altri. Ora, Gesù risorto dona ai discepoli proprio questo, ovvero l’esperienza dello Spirito Santo che abita le ferite del cuore e che ci porta a diventare delle creature nuove.
Il gesto che fa il Risorto, l’abbiamo ascoltato, “dona la pace”, quasi a dire: se io non vi do la pace non vi sarà pace, se io non vi do lo Spirito Santo voi vi morderete a vicenda, vi ucciderete. E stiamo notando quello che succede quando non si dà allo Spirito Santo, alla grazia del bene, di penetrare in noi e di orientare sempre in meglio quelle che sono le nostre possibilità. Quanti soldi sprecati in armi, in distruzione, nel seminare morte! C’è da atterrire davanti e da intristirsi dinanzi a queste minacce che vengono mosse da più parti. Se non fai questo io ti distruggerò. È una cosa aberrante e, a pensarci bene, questa dinamica è presente in ciascuno di noi, nel nostro orgoglio che vuol prevalere, nella nostra superbia che vuole vincere. Gesù il risorto dona la pace! Accogliamo la pace del Risorto, accogliamola nelle nostre famiglie, nei nostri rapporti, accogliamola nella nostra fraternità e nel nostro cuore! Accogliamo lo Spirito Santo che è lo Spirito della pace, lo Spirito della concordia, lo Spirito del perdono e della riconciliazione!
Gesù prima annuncia la pace e poi la dona. Detto questo, alitò di loro e disse ricevete lo Spirito Santo. Che bello questo gesto di Gesù! È lo stesso gesto che c’è nel libro della Genesi quando “Dio plasmò con polvere del suolo Adamo e insufflò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente”. Ma l’alito di Gesù risorto non è soltanto il respiro della vita secondo la carne, è la potenza dello Spirito Santo che entra dentro di te! Questo fa lo Spirito del Risorto quando entra dentro di noi: ci dà la vita nuova, la vita di Gesù! Quando io ho lo Spirito Santo dentro di me, questo è quello che avviene nella grazia dei sacramenti, quando io mi accosto all’Eucaristia, quando ricevo l’assoluzione, quando ascolto la parola del Vangelo, lo Spirito Santo dentro di me bolle, come bolle il vino negli otri e io posso pensare come pensa Gesù, posso parlare come parla Gesù, posso guardare come guarda Gesù, posso operare come Gesù opera, perfino miracoli e segni posso operare, dal momento che Cristo ha promesso farete cose più grandi di quelle che ho fatto io perché io vado al Padre, io posso amare con il cuore di Cristo. Questo fa lo Spirito Santo: prende la mente di Gesù e la mette nella nostra mente, prende le parole di Gesù e le mette sulle nostre labbra, prende gli occhi del Risorto e le mette al posto dei nostri occhi. E fa quella trasformazione che è quella più bella, che è poi il vero motore della vita spirituale: strappa dal nostro petto il cuore di pietra e mette dentro di noi il cuore adorabile del Salvatore, così che noi possiamo dire con Paolo vivo, amo, penso, parlo, ma non io, ma Cristo che abita dentro di me. Si realizza in tal modo la profezia del profeta Ezechiele: “toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne”.
O Balsamo dolcissimo dello Spirito Santo,
che vieni a noi da quell’otre che è il Cuore sacratissimo di Gesù;
o Balsamo di resurrezione e di vita nuova,
che scendi sul nostro capo e profumi le nostre vesti,
o Luce radiosa del Sole di Cristo Signore,
che illumini la valle del nostro peccato e ci richiami a vita nuova;
o Vita della vita del Risorto,
che, a noi comunicata, ci fa passare dall’orgoglio e dalla presunzione
al camminare secondo la volontà del Padre.
O Luce radiosa che splendi dall’alto,
o acqua zampillante di amore che si riversa in dono che sconvolge
e dona refrigerio alla vita dei fratelli:
vieni in noi, prendi in noi abitazione e dimora,
fa morire in noi l’uomo vecchio
e donaci di vivere all’unisono con il cuore divino del Signore,
di parlare con le parole di Cristo,
di pensare con le categorie di Cristo,
di essere capaci di donare misericordia e perdono,
così come il Risorto dona ai suoi discepoli di fare.
Ricevete lo Spirito Santo, dice il Risorto, a chi perdonerete i peccati saranno perdonati, a chi non li perdonerete non saranno perdonati. Nell’una come nell’altra formula, Gesù dice la stessa cosa: io vi mando a perdonare, io vi mando ad amare, io vi mando a riconciliare. Ma non perché voi siete bravi, perché lo Spirito che è dentro di voi ama, lo Spirito che è dentro di voi vi converte, lo Spirito che è dentro di voi vi fa diventare delle creature nuove.
Quante volte carissimi fratelli e sorelle non riusciamo a perdonare, non ci riusciamo proprio, non riusciamo a sradicare l’inimicizia, il rancore, la freddezza del cuore nei riguardi di chi ci ha fatto male o di persone che ci danno fastidio con la loro stessa presenza. È perché noi non crediamo nello Spirito Santo, perché non ci affidiamo allo Spirito Santo! Vi siete mai chiesti perché in una celebrazione ci stanchiamo, non riusciamo a tenere l’attenzione nella preghiera, ci distraiamo facilmente, ci dimentichiamo di pregare, ci accostiamo ai sacramenti con freddezza, perché lo Spirito Santo dentro di noi non grida, non parla, non brucia. Questo dobbiamo chiedere oggi: che il Signore ci dia la grazia di vivere, ma di vivere perché Gesù è dentro di noi, di dare spazio alla vita dello Spirito Santo e di iniziare una vita nuova, una vita autentica. Non possiamo dare a Dio le briciole del nostro tempo, non possiamo credere che la vita cristiana è fatta di superficialità. Lo Spirito Santo deve andare in profondità nella nostra vita, deve cambiarci totalmente, deve farci diventare, a somiglianza di Cristo risorto, delle creature totalmente nuove.
Il Signore conceda a me e a voi, carissimi fratelli e sorelle, dilettissimi figli, questa grazia, chiediamola con ardore. In ogni momento della nostra giornata diciamo:
Vieni Spirito Santo,
concedimi la grazia di non rattristare la Tua presenza in me,
donami la Tua luce, la Tua misericordia,
non riesco a fare questo passo, non riesco a perdonare, ma Tu dammi la forza.
Non riesco a dimenticare questo rancore, ma Tu dammi la possibilità di farlo,
secondo quello che è il cammino lento della mia vita.
Fammi raggiungere la meta della salvezza, non per i miei meriti,
ma perché il Risorto afferra la mia mano e mi fa camminare sul regno delle tenebre.
Ci affidiamo a Maria. Lei è la donna piena di luce, piena di chiarore e colma della grazia dello Spirito Santo. Lei è la donna vestita di sole, con la luna sotto i piedi, ha sul capo una corona di dodici stelle. Nel quadro che troneggia sull’altare, Maria è circondata da quella mandorla di luce. Chiediamo a Maria il suo ardore, la sua luce, la sua vita. Affidiamoci a Maria perché non ci lasci vagare nelle tenebre. E chiediamo a Maria che ci ricordi continuamente le parole che Gesù ha detto ai discepoli e dice a noi: Ricevete lo Spirito Santo. Siate testimoni di perdono, di misericordia, di grazia, di benevolenza, di bontà, lì dove vivete.
Che il Signore ci conceda questa grazia per quella potenza di Spirito Santo che ci raggiunge attraverso le piaghe di Gesù, il Risorto, il Vivente, l’unico che ha parole di vita eterna. A Lui la gloria, la potenza, la grazia e l’onore nei secoli dei secoli. Amen. Alleluia.

