(Cantico, vv. 27-33)

Sora morte corporale

Laudato si, mi Signore, per sora nostra Morte corporale, da la quale nullo omo vivente po' scampare.
Guai a quelli ke morranno ne le peccata mortali!
Beati quelli ke trovará ne le tue santissime voluntati, ka la morte secondano 'lfarrá male.

Verso la fine dell’estate 1226 frate Francesco, gravemente malato, viene trasferito nel palazzo vescovile di Assisi, dove il medico Bongiovanni di Arezzo lo informa che la sua malattia è incurabile e in tempi brevi lo porterà alla morte…

«Allora il beato Francesco, sebbene fosse sopraggravato più del solito per i suoi mali, sembrò, per quelle parole, rivestirsi di nuova letizia d’animo, all’udire che la sorella morte era imminente. Con gran fervore di spirito lodò il Signore e disse ai frate: “Se dunque piace al Signore che io debba presto morire, chiamatemi frate Angelo e frate Leone perché mi cantino di sorella morte!”.

Quando i due gli furono dinanzi, pieni di tristezza e di dolore cantarono tra molte lacrime il Cantico di frate sole e delle altre creature del Signore, che il Santo stesso aveva composto. Egli aggiunse allora alcuni versi sopra la sorella morte, prima dell’ultima strofa, dicendo:

Laudato si, mi Signore, per sora nostra Morte corporale,
da la quale nullo omo vivente po’ scampare.

Guai a quelli ke morranno ne le peccata mortali!

Beati quelli ke trovará ne le tue santissime voluntati, ka la morte secondano ‘lfarrá male.

Laudate e benedicete mi’ Signore e rengraziate e serviateli cum grande humilitate

(Specchio di perfezione, 123: FF 1823; Cantico, vv. 27-33).

L’invito conclusivo, diretto agli ascoltatori del Cantico, è conferma interna del programma di utilizzo vagheggiato da frate Francesco (cfr. CAss, 83: FF 1615), l’aspirante cavaliere diventato «giullare» del Signore della creazione.

Fonti e citazioni bibliografiche: i testi e i brani antologici qui riportati sono tratti dal catalogo “Francesco. Dalla sofferenza alle laude per il creato”, che raccoglie contributi di diversi autori insieme alle opere di frate Tarcisio Manta e Piero Ragone. 
Si ringraziano frate Tarcisio Manta e Piero Ragone per aver gentilmente autorizzato la riproduzione dei materiali.