XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)
Lc 10,38-42
+ Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò.
Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta invece era distolta per i molti servizi.
Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta»
Parola del Signore.
Omelia R.P. Vincenzo Ippolito:
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Versione testuale
Il Signore ci conceda grazia e pace,
Siamo in cammino dietro Gesù. La nostra meta è Gerusalemme e, strada facendo, ascoltiamo la parola del Maestro, ci lasciamo stupire dal suo insegnamento, dal suo ritagliarsi dei tempi per stare cuore a cuore con il Padre. Ci meravigliano i gesti delle sue mani, perché lì dove Gesù Cristo passa, fiorisce la vita, Egli scaccia il male e fa regnare il bene, nel corpo e nel cuore.
Siamo di discepoli di Gesù, quando lo seguiamo, quando lasciamo che la sua parola entri nel nostro animo, quando permettiamo alla sua voce di fugare l’angoscia e la paura del cuore, quando permettiamo al suo sguardo di scandagliare i nostri pensieri e alla sua mano di risollevarci dal mistero del male. Camminiamo dietro a Gesù. Ma dobbiamo sapere che il nostro itinerario è verso Gerusalemme, verso il dono della vita fino alla fine, verso il compimento della missione che Cristo ha ricevuto dal Padre, Lui che diventa modello anche per la vita di ogni discepolo, perché il mistero della Pasqua di Gesù, il mistero della sua morte e della sua risurrezione sono la meta anche del nostro cammino. Essere cristiani, discepoli di Gesù Cristo significa, giorno dopo giorno, imparare da Lui, mite ed umile di cuore, a portare la nostra croce, il suo gioco soave, il suo carico leggero e a fare della nostra vita un dono d’amore ai fratelli, fino alla fine. È vero, tante volte non ci riusciamo, ci perdiamo per strada, mail Signore, con la gradualità che richiede a ciascuno, ci spinge, da una parte, a riconoscere i doni dello Spirito Santo, che sono stati benevolmente elargiti da Dio a ciascuno di noi, dall’altra a mettere a frutto i carismi, i doni che arricchiscono la nostra vita e devono essere trafficati, perché i talenti affidati a ciascuno di noi devono moltiplicarsi per la gloria di Dio.
È bello vedere che la vita di Gesù, questo itinerario verso Gerusalemme, è scandito da momenti di sosta, di pausa, di riposo. Lo abbiamo ascoltato “Mentre erano in cammino [Gesù] entrò in un villaggio e una donna di nome Marta l’ospitò”. La vita di Gesù è fatta di cammini e di fermate, di itinerari e di soste che servono per rinfrancare il cuore e per spingere l’animo a fissare lo sguardo e l’attenzione su quello che è bene fare, su ciò che il Padre richiede, sulla forza dello Spirito Santo che abita in ciascuno di noi, energia vitale per obbedire in tutto al volere del Padre.
Abbiamo anche noi bisogno, carissimi fratelli e sorelle, non soltanto di camminare. Nella nostra società, la corsa è frenetica e non abbiamo tempo per ottemperare a tutte le cose che la volontà nostra ci impone. Non dobbiamo soltanto camminare, talvolta correre, ma abbiamo bisogno anche di fermarci, di fare pausa, di riposare il cuore, di permettere alle nostre energie di rinnovarsi, al nostro cuore di trovare la pace, alla mente di frenarsi e alla nostra vita di prendere un ritmo che gli permette talvolta di interrompere ogni attività per sintonizzarsi con Dio e mettere a frutto la grazia del Suo Santo Spirito. Questo è vero per ciascuno di noi. Abbiamo bisogno, carissimi fratelli e sorelle, nella nostra giornata, di saperci fermare, fermarsi per stare con gli amici, fermarsi per stare in famiglia, fermarsi per prendere del tempo per noi stessi e per la nostra relazione con il Padre.
Gesù vive una vita in perfetta armonia, ha tempo per la preghiera e tempo per i discepoli, ha tempo per l’insegnamento e tempo per soccorrere le folle, attraverso l’ascolto e i miracoli. Noi, invece, abbiamo una vita molto spesso squilibrata, perché ci dedichiamo a delle cose di più e a delle altre, probabilmente molto più importanti, di meno. Non riusciamo a dare tempo, attenzione, cuore, affetto a tutte le persone che sono nella nostra vita. E così, talvolta, accade che sul lavoro ci impegniamo di più, perché dobbiamo farlo, nelle amicizie anche, ma tante volte mettiamo da parte la famiglia, i nostri rapporti o anche quelle situazioni che il Signore ci chiede di far crescere, la disponibilità ad un gruppo, la partecipazione alla nostra comunità e avere del tempo, ogni giorno, per rinfrancare il cuore e per riprendere energie, nella relazione con Dio.
Gesù cammina e si ferma e gode della bellezza dell’amicizia di Marta e di Maria. A Betania ci sono i Suoi tre amici del cuore, potremmo dire, Lazzaro e le sue sorelle, Marta e Maria e spesso il Vangelo ci presenta delle scene dove il Signore, insieme con i Suoi discepoli, fa tappa in quella casa. In questa pagina evangelica troviamo soltanto Marta e Maria, altrove nel Vangelo secondo Giovanni anche Lazzaro che è uno dei commensali, si intrattiene con Gesù, mentre da una parte Marta serve e Maria unge i piedi del Signore. Lazzaro è l’amico di Gesù, da lui risuscitato, così da trasformare il pianto e il lutto delle sue sorelle in un canto di gioia e di esultanza. Gesù ha bisogno degli amici, vuole avere bisogno degli amici. La vita umana si arricchisce della presenza, della parola, dell’affetto delle persone che noi reputiamo amici e si considerano nostri compagni. Gesù stesso nel Vangelo secondo Giovanni confida ai Suoi discepoli “Vi ho chiamato amici, perché tutto quello che ho udito dal Padre l’ho fatto conoscere a voi”. Dio ti considera amico, compagno di viaggio e, come un amico, ti apre i misteri del suo cuore, ti fa conoscere la volontà del Padre, non tiene nascosto qualcosa, ma ti offre quella parola che attinge dal silenzio e che passa attraverso il crogiolo della preghiera. “Tutto quello che io dico – confida Gesù ai suoi – l’ho ricevuto dal Padre, come il Padre mi dice così io insegno. Tutto quello che vedo fare dal Padre anch’io lo faccio”. C’è un rapporto intimo, profondo tra Gesù e il Padre e tale rapporto – si pensi al Padre nostro che è la preghiera di Cristo, donata ai discepoli – questo rapporto intimo col Padre, Gesù lo fa conoscere a noi. Essere amici significa non avere segreti, avere una relazione sincera, dire la verità, non nascondere nulla, crescere, giorno dopo giorno, nella relazione vera e profonda. Se Gesù ha bisogno degli amici, lui che è il Figlio di Dio fatto uomo, quanto più ne abbiamo bisogno noi, anzi potremmo dire che lui rivela nelle amicizie che vive, nelle compagnie che rallegrano la sua vita, quello che è il dono dell’amicizia. È come se Gesù Cristo prendesse tutto quello che è nostro, lo purifica nella sorgente del suo cuore e lo restituisce a noi, secondo il piano e il progetto di Dio. Questo vale per tutto, anche per le amicizie.
Dobbiamo imparare da Gesù a vivere i nostri rapporti, a sapere entrare, con attenzione e con delicatezza, nella vita dell’altro. Essere amici non significa pretendere, significa attendere ciò che l’altro vuole donarmi, sempre disposto a donare io a lui quello che reputo giusto e che il mio cuore mi detta ora di dire, ora di offrire. Gesù vive l’amicizia, entrando delicatamente nella casa di Marta e di Maria. Ed è proprio Maria che lo accoglie come amico e come Signore. C’è una relazione bella, profonda di amicizia tra loro. E questo ci indica la strada che anche noi dobbiamo percorrere. Come viviamo le nostre amicizie? Non capita forse che pretendiamo dagli altri di essere nostri amici, ma noi non riusciamo a donare ciò che desideriamo dall’altro? Non è che siamo più bravi ad accogliere, a prendere, talvolta anche a rubare, a pretendere, ma siamo piuttosto ostinati, induriti e lenti a donare nell’amicizia ciò che è giusto che anche noi offriamo all’altro?
Il libro del Siracide ci dice che “Chi trova un amico trova un tesoro” e l’amicizia va provata come l’oro nel crogiolo, nell’amicizia si cresce. Impariamo da Gesù ad essere amici, ad accoglierci, con delicatezza, con affabilità e con grazia, ad attendere i tempi della nostra e dell’altrui rivelazione; impariamo da Gesù a dialogare, talvolta anche a stare in silenzio, a mettere a frutto i doni, a far crescere i carismi, ad accogliere anche il carattere dell’altro, il nostro carattere, perché non è detto che, in una discussione sia sempre l’altro, per il suo brutto carattere ad aver torto, può darsi che anche io abbia torto. È bella questa amicizia che Gesù vive, una compagnia bella, pura, un affetto sincero.
La prima cosa che dobbiamo chiedere oggi al Signore è proprio questo: Modella le mie amicizie sulle tue amicizie. Donami la grazia di essere un amico sincero, un amico buono, un amico che offre la ricchezza che tu, Signore, metti nel mio cuore. Fa’ che io possa crescere, nell’amicizia, senza pretendere, attendendo tempi migliori, scusando e perdonando magari dei momenti di incomprensione, l’incapacità di accogliere il carattere dell’altro, con la tua forza io possa superarlo, così come, con la tua forza, possa superare anche me nel credere che è meglio stare da soli, quanto invece tu ci hai creato per l’amicizia, per la comunione e per l’incontro, per il dialogo e per lo scambio. Fa’ che io possa essere amico dell’altro, così come tu sei un amico per me e possa essere modellato su di te, nelle amicizie belle, nelle relazioni sincere, nei dialoghi che fanno crescere.
Siamo solitamente abituati a leggere questa pagina del Vangelo, mettendo in opposizione le due sorelle, Marta contro Maria. Marta accoglie il Gesù, si mette al servizio del Signore, ma in un certo senso lo dimentica. Maria, invece, si siede ai piedi di Gesù, ascolta la sua parola. Anche nel nostro linguaggio dire tu sei come Marta significa, indirettamente, accusare l’altro o bollarlo, talvolta con affabilità, indicando che si lascia prendere da tante cose, da troppe cose, che perde dei pezzi per strada, che le parti più importanti della vita non le sa mettere a frutto. L’Evangelista non ci sta dicendo tanto o soltanto: tu chi sei, Marta o Maria? ma ci sta dicendo un’altra cosa. La vita cristiana è un cammino di crescita, quando incontriamo Gesù siamo chiamati ad accoglierlo, ma questo non basta per dirsi cristiani. C’è un passaggio, un salto in avanti, un balzo che bisogna fare, nella nostra vita di fede. Io incontro il Signore continuamente nella Parola e nell’Eucaristia, nella preghiera e nel silenzio, nella lettura orante e nella Scrittura, nei poveri, nei bisognosi, nei fratelli e nelle sorelle, che mi sono accanto, ma devo fare dei passi in avanti.
Il primo passo è quello che fa Marta, accoglie Gesù nella sua casa. Così come è successo a Levi Matteo, che apre la sua casa, spalanca la sua abitazione, perché Cristo nella sua casa possa incontrare i pubblicani e i peccatori. Così come avverrà nel capitolo diciannovesimo del Vangelo secondo Luca per Zaccheo. Gesù lo vede sopra il sicomoro e gli dice “Scendi subito, oggi devo venire a casa tua”. E l’Evangelista scrive “Zaccheo scese e lo accolse pieno di gioia”. Il primo momento della vita di fede è rendersi conto che Gesù è nella nostra vita, che passa nella nostra giornata, che bussa alla porta del nostro cuore. “Io sto alla porta e busso, se qualcuno mi apre la porta io entrerò, cenerò con lui e lui cenerà con me”. Quante volte Dio bussa e noi non lo accogliamo, Dio viene e noi non lo riconosciamo, Dio si fa presente e noi crediamo, come i discepoli sul mare in tempesta, di vedere un fantasma!
Gesù entra nella casa di Marta e di Maria perché viene accolto, viene ricevuto, le porte si spalancano, il cuore si apre alla presenza del Salvatore. È la prima tappa, importante, fondamentale, del cammino di fede.
Dobbiamo chiedere al Signore di riconoscere la sua presenza e di accoglierlo, non in una parte soltanto del cuore, ma di accogliere totalmente, con il cuore, con la mente, con la vita, con le parole, con le attività, con il lavoro, con le amicizie, con la famiglia, accogliere Gesù in ogni ambito della nostra vita perché lui regni come Signore e effonda la potenza della sua misericordia, la grazia del suo perdono per purificare la nostra vita e per farci compiere quei salti in avanti, nell’itinerario della maturità e della gioia. Marta lo accoglie e poi cosa fa? Si mette a servirlo. E in questo servizio perde come punto di riferimento Gesù. Questo capita tante volte anche a noi. Abbiamo incontrato il Signore e entriamo a far parte di un gruppo, di una comunità parrocchiale, ma poi ci facciamo prendere dal fare, dall’organizzare, dal preparare e perdiamo come punto di riferimento Gesù. Questo capita tante volte anche a noi. Alcuni vengono in chiesa, preparano chi canti, chi l’altare, chi i libretti, chi sistema la chiesa o partecipando talvolta anche alle nostre riunioni, si viene, si organizza tutto, ma poi ci dimentichiamo che il cuore delle nostre celebrazioni, dei nostri incontri è Gesù. Essere cristiani non significa fare delle cose, farle bene, in maniera perfetta. Essere cristiani significa avere al centro della vita Gesù, guardare verso di Lui, ascoltare la Sua parola, essere determinati e plasmati dalla Sua mano, condotti dalla Sua volontà. È Gesù che apre orizzonti nuovi alla nostra vita. Il fare viene dopo, dalla centralità di Cristo, dal guardare verso di Lui, dall’ascolto della Sua parola. Invece, tante volte, per noi è più importante il fare che il rimanere con Cristo. Come fa Marta che si occupa delle mille cose da preparare in casa, per quell’ospite importante, così facciamo anche noi. Prepariamo tutto, ma anche entrando in chiesa ci dimentichiamo del Signore, anche nella nostra giornata facciamo cose belle per noi e per le persone che amiamo, ma poi dimentichiamo la parte più importante. Non abbiamo tempo per Dio, neanche per cinque minuti, per fermarci e pregare, per ringraziare il Signore della giornata, per chiedere il suo aiuto, per raccomandare le persone che stanno male o delle situazioni particolari delle nostre famiglie.
È importante servire. Qualcuno commentando questa pagina del Vangelo dice che, se anche Marta si fosse messa ai piedi di Gesù a mezzogiorno non avrebbero mangiato. Ma il problema non è mangiare a mezzogiorno, non è fare o non fare delle cose. La questione è di priorità: prima le cose importanti, mettendo da parte quelle secondarie, aspettando che possono essere fatte anche dopo. Noi perdiamo molto spesso la scala dei valori, le priorità nella vita, e Cristo diventa, anche se ospite importante, la persona più dimenticata. Lo abbiamo ascoltato, Marta in questo si perde, “ti preoccupi, ti agiti”, cioè, c’è questa dispersione del tempo, delle attività, cosa che capita tante volte anche a noi.
Signore Gesù, salvaci dalla dispersione del cuore, dalla dissipazione dei pensieri, dal fare che ci porta lontani da te e dalla tua volontà. Fa’ che riusciamo non soltanto ad accoglierti, a servirti, ma avere del tempo per te, a renderci conto che sono importanti non le cose di Dio, ma Dio.
E questo, carissimi fratelli e sorelle, che dobbiamo imparare. Non sono importanti le cose di Dio, è importante Dio. Non dobbiamo curare tanto le cose del Signore, quanto invece il Signore. A che serve preparare una celebrazione impeccabile, se poi non ci accostiamo all’Eucaristia? A che serve partecipare a Messa, se poi non ascolto la Parola di Dio, non mi cibo delle Carni dell’Agnello che è Gesù Cristo, e vado a casa vuoto, più di quanto io sia stato vuoto, entrando in chiesa per partecipare alla celebrazione? Quante volte noi perdiamo dei pezzi importanti nella nostra vita e non ce ne accorgiamo. Il fare non ci salva, la dissipazione non ci porta da nessuna parte. È come se Cristo dicesse a ciascuno di noi oggi: fai tutto quello che vuoi, ma cerca di avere tempo per me, anche cinque minuti, fammi diventare la persona più importante della tua giornata, ascolta la mia Parola, leggi il Vangelo della domenica ogni giorno, portalo con te, perché diventi lampada ai tuoi passi, perché illumini il tuo cammino.
Maria fa questo passo in avanti, arriva prima di Marta, così come il discepolo amato il giorno di Pasqua arriva prima di Pietro al sepolcro, corre di più. E questo capita tante volte nella nostra vita, nella nostra comunità, nella nostra fraternità. Ci sono persone più lente e ci sono persone che riescono a correre di più, vanno avanti, perché hanno un’esperienza diversa di Dio, così come è differente l’esperienza che fa il Discepolo amato, mette il suo capo sul petto del Salvatore, è presente sotto la croce, al mattino di Pasqua corre più di Pietro e sul lago di Tiberiade riconosce il Signore, mentre gli altri non si sono accorti che il Risorto è in mezzo a loro. C’è una particolare propensione di alcuni nella vita spirituale, nell’andare avanti. Questo non significa che, nelle nostre comunità, ci sono buoni e cattivi. Marta non è cattiva, anche lei è santa, deve crescere. Maria è riuscita a comprendere il mistero della vita cristiana, è davanti, ha fatto quel salto di qualità e, dice l’Evangelista Luca, lo abbiamo ascoltato “seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta invece era distolta” da Cristo per i molti servizi. Sta ai piedi di Gesù, ascolta la sua parola: è l’atteggiamento del discepolo che ai piedi del Maestro si riempie oltre misura dell’acqua salutare del suo insegnamento. Maria sta bevendo alla sorgente del cuore di Cristo. Questo significa pregare, carissimi fratelli e sorelle, mettersi ai piedi del tabernacolo e ascoltare Gesù, guardare verso l’Ostia santa e riempirsi della forza e della potenza dello Spirito Santo. Gesù è lì e ti ama, come il sole ti abbronza, così quell’Ostia santa ti consuma il cuore, ti purifica, scioglie la freddezza del tuo animo e mette in te la potenza dello Spirito Santo, che fa meraviglie. Adorare Gesù, anche in una chiesa spoglia, in una chiesa buia, quando non ci sono celebrazioni, significa stare ai piedi del Salvatore, mentre lui ci parla, perché “il Maestro è qui e ti chiama” e ha bisogno di te, ha bisogno di riempire il tuo cuore, di plasmare la tua anima, di illuminare la tua mente, di portare i tuoi passi verso realizzazioni belle di vita e di felicità, per te e per i tuoi fratelli, per la tua famiglia e per i tuoi amici.
Abbiamo bisogno di momenti in cui stiamo ai piedi del Signore, ascoltiamo la sua parola, o nella camera segreta del nostro cuore, o in una chiesa, o anche a casa, ritagliarsi del tempo per stare davanti a Gesù, per ascoltare la sua parola. Dona a tutti quanti noi, Signore Gesù Cristo, la grazia del silenzio orante, di rimanere con te, o nella cela dell’anima dove tu parli, o in una chiesa silenziosa dove tu sei presente, o all’ombra del tabernacolo, o sorretti dalla lampada della tua Parola. Donaci la grazia di essere sempre seduti ai tuoi piedi, di non fare mai la parte dei maestri, di non essere mai saccenti con i nostri fratelli, ma di sapere che il nostro posto è ai tuoi piedi, il nostro posto è all’ultimo banco, per essere sempre al servizio degli altri, facendo diventare, come hai fatto tu, la nostra vita un dono per gli altri.
Maria è un passo avanti rispetto a Marta. E la sorella ne è gelosa. Va da Gesù e lo rimprovera quasi. “Non ti importa che mia sorella mi abbia lasciato sola a servirti. Dille che mi aiuti”. E come si dicesse al Signore: Tu stai sbagliando tutto. Io la penso meglio di te. Tu stai facendo qualcosa che è offesa per me. Non ti prendi cura di me.
Carissimi fratelli e sorelle, quante volte anche noi, nella nostra relazione con Dio diciamo le stesse parole di Marta: Signore tu non mi ami, non ti prendi cuore della mia vita, non ti prendi pensiero delle mie difficoltà, non mi doni la tua misericordia, non mi fai sentire la tua presenza. Invece non è vero. Sono pretese, sono gesti di gelosie da parte di Marta nei riguardi di Maria. Quante volte anche noi siamo gelosi di chi è più in avanti nel cammino di fede, di chi riesce a trattenere l’impulsività, a frenare la lingua, a seminare parole di gioia, a crescere nella preghiera. La gelosia non ci serve, l’invidia consuma i nostri rapporti. La pretesa di Marta è quella di dire a Gesù come devono andare le cose. Il suo fare segue la sua mentalità. Questo sta a dire che, quando noi dobbiamo fare, prima di tutto dobbiamo metterci in ascolto di Gesù. Il fare viene dopo. Prima ascolto Gesù, la sua parola, e poi seguo l’ispirazione che lui mi ha dato. Marta, invece, è convinta che tutto il mondo deve girare intorno a lei, che lei ha ragione, che perfino Gesù deve piegarsi alla sua volontà. Quale pretesa, quale grande peccato è quello di Marta! Ha accolto il Signore, ma poi si sta perdendo, sta perdendo Gesù. Non è Gesù che si è allontanato da lei, è lei che si è allontanato da Gesù. E questo è vero anche per noi, carissimi fratelli e sorelle. Tante volte non è Dio lontano da noi, ma siamo noi lontani da Dio, percepiamo la sua lontananza perché noi siamo fuggiti dalla sua presenza, non abbiamo saputo fargli spazio nella nostra vita, metterlo al centro.
È bello soprattutto vedere come Gesù desidera che anche Marta faccia questo salto di qualità, impari il primato dell’ascolto, metta al centro Gesù Cristo, faccia diventare non primarie le cose secondarie, che metta ordine e equilibrio nella vita. Gesù non ci sta dicendo che non bisogna servire, ci sta dicendo che c’è prima la vita interiore, il primato della sua presenza nell’ascolto della sua Parola, e poi c’è anche il fare, c’è anche il servizio, come il buon samaritano. Ma non dobbiamo dissiparci, non dobbiamo disperderci nei mille rivoli delle situazioni della nostra vita, perché nella nostra giornata ci sarà sempre da fare, ci sarà sempre carità da vivere, servizi da ottemperare. Ma ci sono dei momenti in cui noi dobbiamo fermarci e dobbiamo dire a noi stessi “ma cos’è la cosa più importante? È Gesù, le altre cose sono secondarie, le posso fare dopo?”. Invece noi no, quello che possiamo fare dopo è sempre la preghiera, l’incontro con Cristo. Anche quando la domenica dobbiamo scegliere, Dio viene sempre dopo, se siamo liberi, se non abbiamo impegni, se non dobbiamo, come quei tali del Vangelo, provare i buoi o arare un campo. Gesù invece è il primo della nostra vita. “Io sono il Signore Dio tuo, non avrai altro Dio al di fuori di me”. Marta ha un altro dio, è il dio fare, è il Dio servire, è credere che lei abbia sempre ragione. Questa è l’idolatria, anche se non sembra, questo è mettere da parte Gesù, anche se noi non ce ne rendiamo conto.
Il Signore rimprovera quella donna, quella amica, ma lo fa con tanta delicatezza. Essere amici non significa dire sempre sì, ma intervenire quando ce n’è bisogno, non con forza, ma con delicatezza, non con violenza, ma con dolcezza, e la chiama per nome ben due volte “Marta, Marta” quale dolcezza traspare dalla postura di Cristo che possiamo facilmente immaginare, quale dolcezza dalla sua parola pacata, dal suo intervento dolce, dalla sua parola ferma. “Tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose”, quante volte anche il nostro cuore è agitato in mille cose, ma c’è una cosa, quella più importante, quella primaria, che viene scelta da Maria. Quella parte non le sarà tolta. “Il Signore è mia parte ed eredità è il mio calice, nelle tue mani è la mia vita. Per me la sorte è caduta su luoghi deliziosi, la mia eredità è magnifica”. “Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta”.
Carissimi fratelli e sorelle, cerchiamo anche noi di fare qualche passo in avanti sulla strada del bene, di fare questo salto. Abbiamo accolto Gesù, ci siamo messi al suo servizio, ma questo non basta. Dobbiamo dargli spazio, deve essere il primo, deve essere il nostro Dio, deve essere il nostro Signore, amarlo con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutte le forze, amarlo “sempre pensando a lui – dice Francesco, amarlo con tutto il cuore, con tutte le energie dell’anima e del corpo e mettendo la nostra vita al servizio degli altri perché lo amino. Cerchiamo di fare questo salto, per la forza dello Spirito Santo, e chiediamo a Maria non soltanto di essere come Abramo che ospita quei tre uomini sconosciuti che si presentano alla sua tenda e che gli annunciano il dono di un figlio, ma chiediamo che il Signore ci faccia non soltanto accogliere lui ma crescere, farlo diventare il cuore della nostra vita, il centro della nostra giornata, la sorgente dove rifocilliamo le nostre energie. Chiediamo al Signore, come ci diceva l’Apostolo, di partecipare al mistero della Pasqua e di giungere al compimento della partecipazione al mistero della Pasqua, del Salvatore, di morte e di resurrezione.
Siamo in cammino, noi siamo come Marta, cerchiamo di diventare come Maria. Chiediamo questa grazia alla Madre del Signore, lei che si è messa in ascolto della Parola di Dio doni a tutti quanti noi la grazia, la forza di passare, gradino dopo gradino, scalino dopo scalino, a quella eredità che Maria sta godendo, la centralità di Cristo nella sua vita, la centralità della Parola del Signore nella sua storia.
Maria, tu che sei Vergine fatta Chiesa, il tuo cuore immacolato ha accolto sempre la Parola di Dio. Dal momento in cui l’Angelo è entrato nella tua vita, Dio ha avuto sempre il primato. Dona anche a noi di non disperderci nei mille rivoli della nostra esistenza, ma di imparare che questa pagina del Vangelo non è chiusa, ma aperta, tanto per Marta, perché si metta ai piedi di Gesù e ascolti la sua parola, quanto anche per noi. Donaci di compiere quel balzo in avanti, per comprendere che Cristo è l’unico punto di riferimento, è la sorgente della nostra vita, è la fonte della nostra gioia, qui in terra, e lo sarà dopo la nostra morte, per tutta l’eternità. Amen.
fra Vincenzo Ippolito ofm

