Chi si umilia sarà esaltato

31 agosto 2025
XXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)


Lc 14,1.7-14
+ Dal Vangelo secondo Luca

Avvenne che un sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo.
Diceva agli invitati una parabola, notando come sceglievano i primi posti: «Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più degno di te, e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: “Cèdigli il posto!”. Allora dovrai con vergogna occupare l’ultimo posto. Invece, quando sei invitato, va’ a metterti all’ultimo posto, perché quando viene colui che ti ha invitato ti dica: “Amico, vieni più avanti!”. Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali. Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato».
Disse poi a colui che l’aveva invitato: «Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici né i tuoi fratelli né i tuoi parenti né i ricchi vicini, perché a loro volta non ti invitino anch’essi e tu abbia il contraccambio. Al contrario, quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti».

Parola del Signore.

Omelia R.P. Vincenzo Ippolito:

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Versione testuale

Il Signore conceda a tutti noi la sua grazia e la sua pace!

Nella celebrazione eucaristica di questa domenica due giovincelli festeggiano i cinquant’anni di vita matrimoniale. La maggior parte di voi vive nella grazia del sacramento celebrato. In fondo alla chiesa ci sono anche Luigi e Maria che l’altra settimana hanno celebrato anche loro cinquant’anni di vita insieme. La nostra comunità deve ringraziare il Signore per questi doni sovrabbondanti della sua grazia! Ma, penso che se facciamo una domanda a tutti quanti voi che siete nello stato di vita matrimoniale, la risposta sarà la stessa. Cioè: come avete fatto tanti anni a stare insieme? Oppure… Come state insieme dopo tanti anni? Come? Sorridete tutti quanti? Qualcheduno potrebbe rispondere: la pazienza, la sopportazione, l’amore, il chiudere gli occhi, il cambiare stanza, andare da qualche altra parte, uscire di casa… le risposte possono essere delle più diverse. Coloro che sono sposati da meno tempo magari possono rispondere: l’amore, il desiderio, la poesia, che pure fa parte della vita. Ma una cosa è l’innamoramento degli anni giovanili, un’altra cosa è l’amore maturo degli anni che, con la grazia del Signore, sono scanditi anche da difficoltà.
C’è una parola, che nella vita matrimoniale è molto importante, anzi più di una che ci viene donata oggi dalla pagina del Vangelo. La prima parola è umiltà e la seconda è gratuità.
Gesù è invitato – lo abbiamo ascoltato – da uno dei capi dei farisei e, in casa sua, dà queste due parole, dopo aver compiuto un miracolo: la prima è l’umiltà e la seconda è gratuità. Si può vivere insieme soltanto se l’amore è umiltà e se l’amore è gratuità. Cerchiamo di entrare in queste due parole che poi sono il segno della vita che Gesù Cristo riversa nella vita di ciascuno di noi, perché la grazia dello Spirito Santo ci porti ad essere consapevoli dei doni di Dio che sono dentro di noi, per metterli a frutto secondo la sua volontà.
La seconda lettura, tratta dal capitolo XII della Lettera agli Ebrei, ci presenta questa grande catechesi che probabilmente un discepolo di San Paolo indirizza a coloro che vengono dall’Antico Testamento, che conoscono il tempio, i sacrifici, il sacerdozio, le preghiere e si sentono spaesati, perché non trovano nulla di tutto questo nella fede nel Cristo Signore e lui dice: Guardate, voi non vi siete accostati a qualcosa di visibile, non siete come il popolo d’Israele che ha sentito il tuono sul monte, che ha visto delle cose straordinarie, quando veniva data la legge, le tavole del decalogo a Mosè, ma vi siete – bello questo termine! – vi siete accostati al monte Sion, alla città del Dio vivente, all’adunanza festosa, al Primogenito.
Noi che a chi ci accostiamo ogni qualvolta celebriamo l’Eucarestia? Ci accostiamo a Gesù, che è molto di più rispetto alle tavole della legge dell’Antico Testamento. In Gesù noi abbiamo Dio fatto uomo ed entrando in comunione con Lui, avvicinandoci a Lui, sperimentiamo la grazia della misericordia. Spesso capita durante il tempo estivo, soprattutto quando fa caldo, che evitiamo di abbracciarci o di stare vicini, appiccicati, perché fa troppo caldo e anche se due persone stanno vicine, il calore tu lo senti, per questo hai bisogno di distanziarti un po’. Lo stare con Gesù Cristo significa fare la stessa esperienza: noi ci avviciniamo a Gesù Cristo e dalla sua divina persona viene tutto il calore del suo amore e della sua misericordia e, più ci avviciniamo a Gesù Cristo, più Lui (potremmo dire in un’espressione molto semplice, anche banale) ci cambia i connotati, ovvero ci cambia il modo di pensare, il modo di agire, di amare, di parlare. Tutta la nostra vita viene rinnovata.
Ora carissimi fratelli e sorelle, se noi sperimentiamo che la vita non cambia, due sono le cose: o non siamo vicini a Gesù, oppure c’è cattiva volontà da parte nostra. Se la mia vita scorre sempre uguale, se non riesco a perdonare, se la mia mente batte sempre su situazioni passate che non riesco a digerire, se le persone che mi stanno accanto sperimentano sempre il mio carattere scontroso, la mia lamentela, la mia pesantezza, significa che io non sto veramente vicino a Gesù. Non mi lascio contagiare dalla potenza della sua misericordia, rinnovare dall’amore che Lui riversa nei nostri cuori. E anche la preghiera fa tanta difficoltà. Numerose persone, nell’accostarsi al sacramento della riconciliazione, accusano spesso che non riescono a pregare, ma il problema non è avere più oppure molto o poco tempo per dedicare al Signore, no! Il problema vero della preghiera, ma di tutta la vita cristiana è essere uniti a Gesù, è avvicinarsi a Gesù.
Il Signore utilizza, nella sera del tradimento, un’immagine molto bella: Io sono la vite e voi i tralci, chi rimane in me porta molto frutto. Avvicinarsi a Gesù significa essere innestati in Lui, essere uniti a Lui, essere appiccicati a Lui perché la linfa della sua misericordia passi in noi e ci trasformi, facendoci diventare delle persone nuove, delle persone diverse che grondano della potenza della misericordia e che donano parole che hanno il fuoco vivo dell’amore dello Spirito Santo. Quindi, se non riesco a pregare, a perdonare, ad accogliere, ad andare avanti, sopportando anche le difficoltà della vita con speranza e con fiducia nel Signore probabilmente c’è questo difetto: non sono veramente unito a Gesù, non mi lascio da Lui trasformare, raggiungere dalla sua grazia, dalla potenza della sua misericordia.
Ora più noi ci avviciniamo a Gesù Cristo e più Lui ci insegna che l’umiltà non è una virtù per gli scemi! Questo è quello che capita nella nostra società. Voi che cosa insegnate ai vostri figli? Mica insegnate che devono essere umili! Attenzione che vi cresce il naso come a Pinocchio! Mica ai vostri figli dite: “ma fai passare gli altri davanti, non ti preoccupare, scegli l’ultimo posto!” No! Voi di solito dite: “Fatti valere, tira fuori le capacità, metti fuori i denti per difenderti, non te la far fare da nessuno!”. Non sono forse questi i consigli che noi diamo ai nostri giovani? Non ci ripetiamo questo anche noi, quando qualcuno cerca di farci le scarpe? Ma quella non è la strada dell’umanità, quella è la strada della disumanizzazione! Ce ne stiamo rendendo conto! La strada della violenza, della prevaricazione, del potere, forse non sta portando in questi ultimi anni tanta guerra, tanta morte, tanta fame, tanta difficoltà? Quella è la strada della disumanizzazione, soltanto che il demonio ci fa credere che per essere uomini e donne vere, per realizzare noi stessi, dobbiamo imporci, dobbiamo farci valere, dobbiamo dimostrare chi siamo, dobbiamo mettere fuori i denti, non dobbiamo farci calpestare da nessuno. Non è la strada giusta! Il demonio ci illude, mentre il Signore ci dice: se vuoi essere veramente te stesso, se vuoi realizzare la tua vita, se vuoi essere veramente felice, devi prendere quest’altra strada, che non viene praticata da tanti, ma è l’unica strada che porta alla gioia, che realizza la pace, che costruisce la fraternità.
Ora la strada dell’umiltà, carissimi fratelli e sorelle, è la strada dell’accettazione della nostra povertà. Il termine umiltà deriva dal latino e significa terra. Se tu sei umile, accetti di essere terra. Se tu sei povero, accogli il limite e le difficoltà della tua vita. Se tu sei riconciliato con te stesso e ti accogli per quello che sei, sei una persona veramente nuova. Ora Gesù Cristo ci insegna ad essere veri, ad essere autentici, a mettere a frutto le nostre capacità. Allora, quando il Signore nella pagina odierna del Vangelo dice: sii umile, fai spazio agli altri, non significa vivi la tua insicurezza, non significa fatti fare le scarpe dagli altri, non significa non mettere a frutto i tuoi talenti, no! Significa: sii vero con te stesso e con gli altri, renditi conto che in te ci sono cose buone, ma ci sono anche delle cose cattive, cerca di ben equilibrare, di stare attento alla voce del demonio e al tempo stesso di far venir fuori i tuoi talenti. Gesù non ci chiede di mortificare i nostri doni, ma di metterli a frutto, non con quell’atteggiamento superbo di chi dice “io so fare, io so quello che dico, io so meglio degli altri quello che faccio”. Non è un atteggiamento giusto questo!
Gesù, invece, questa domenica ci dice: “vivi la tua umanità senza violenza, sii te stesso senza paura, metti a frutto i tuoi doni, ma senza importi, sii felice delle capacità e dei talenti che io ti ho dato, ma senza tu suonare la tromba perché gli altri ti accolgono per quello che tu vuoi far vedere, non tanto per quello che sei”.
Carissimi fratelli e sorelle, questo saggio Ben Sirac – si legge sul finire del libro del Siracide che un uomo, un saggio, circa 150 anni o duecento anni prima di Gesù, raccoglie queste massime e le dona al popolo d’Israele perché possa secondo la saggezza di Dio orientare la vita nella sua volontà – ci ricorda che l’arroganza, la superbia, l’orgoglio non ci portano da nessuna parte. Ricordate dove sono finiti Adamo ed Eva per il peccato di superbia? Fuori dal paradiso dall’Eden, lontani da Dio.
Allora, oggi ci viene chiesto: ma accettati come sei, accetta la persona che è accanto a te così come è. Vivere l’umiltà insieme significa accettarci. Invece noi che vogliamo fare? Vogliamo cambiare le persone che ci stanno accanto. Qualche settimana fa confessavo una signora che, dopo molti anni di matrimonio, mi dice: “Padre, mi sono sposata credendo di poter cambiare mio marito”. E io: “Benvenuta sulla terra e ora te ne sei accorta?”. “Dopo tanti anni mi sono resa conto che non lo posso cambiare”. “Bene però, forse, puoi cambiare te stessa, puoi relazionarti in maniera diversa, puoi amare senza pretendere, puoi voler bene senza attenderti”.
Quello che cambia la vita degli altri non sono le nostre pretese, ma il desiderare che gli altri realizzino il proprio bene. Tante volte (anche noi in comunità, noi frati…) io pretendo che un mio confratello faccia determinate cose, ma non è una cosa buona questa, perché può darsi che le cose che il Signore chiede all’altro sono più buone di quello che io pretendo da lui. Allora, mettiamo da parte le nostre pretese e, con umiltà, facciamoci aiutare. Ma forse l’altro, la persona che mi sta accanto, ha tanti carismi. Io come posso aiutare l’altro a mettere a frutto i doni che ha, piuttosto che umiliare i carismi e i talenti perché realizzi quello che io desidero quello che io voglio?
Signore donaci l’umiltà del cuore. Nel versetto al Vangelo – lo abbiamo ascoltato – Gesù dice: imparate da me che sono mite ed umili di cuore. Oggi la liturgia ci dice: tu vuoi essere arrogante e superbo come Adamo? Però non ti lamentare se poi le persone non ti sopportano! Tu vuoi essere invece umile come Gesù, perché vivendo l’amore fino alla fine indipendentemente dalla risposta degli altri, tu possa essere felice? Perché l’amore, carissimi fratelli e sorelle, non ci porta ad essere gratificati per quello che gli altri ci danno! L’amore ci porta ad essere felici per il dono che noi facciamo di noi stessi agli altri, indipendentemente dalla risposta dell’altro. Una madre ama il figlio indipendentemente dal grazie che il figlio può dargli, anzi nei primi anni di vita, il bambino non può neanche parlare! Ma questo non blocca il dono incondizionato e totale che la mamma fa al suo bambino, nutrendolo, sostenendolo e dandogli tutto il necessario. L’amore basta a se stesso, è premio per se stesso, è ricchezza per se stesso. La prima parola.
La seconda parola, poi, è gratuità. Chi vive l’amore come umiltà, chi segue Gesù Cristo vive nella gratuità, cioè, vive nel dono. Nella nostra società siamo abituati al baratto, a contraccambiare tutto. Quando qualcuno ci chiede qualcosa, dai bambini fino ad arrivare agli anziani, la risposta è sempre la stessa: e tu cosa mi dai? Ma tu cosa mi dai? Oppure: ma io che cosa ci guadagno?
Carissimi fratelli e sorelle se lo stare con Gesù non ci porta a togliere dalla nostra vita questa frase, noi non stiamo veramente seguendo il Signore. Dobbiamo chiedere la grazia di vivere l’amore come totale distacco da ogni bene, come incondizionato affetto elargito. Non dobbiamo guardare il contraccambio, perché il contraccambio ci verrà, ma ci verrà un giorno nel regno di Dio.
Ora, carissimi fratelli e sorelle, se noi guardiamo verso Gesù, il suo amore è un amore di umiltà, il suo è un amore di gratuità. Che ci guadagna Gesù nell’amarci? Che ci ha guadagnato, Lui che è morto sulla croce per la nostra salvezza? Che ci guadagna Gesù a stare nell’Eucarestia, a donarci la sua Parola, a effonderci la sua misericordia, a perdonarci ogni volta che ci accostiamo al sacramento della riconciliazione? A Dio non ne viene nulla, se non la gioia, perché noi siamo felici e viviamo nella pace. Sì, Dio ha gioia nel vedere che nell’amore che Lui ci dona e che noi, con la sua grazia, ci scambiamo reciprocamente, realizziamo noi stessi. Un padre o una madre umana desiderano la gioia per i loro figli e non chiedono nulla, se non che vivano nel modo migliore, così anche Dio nei nostri riguardi. Questa è la gratuità: è il segno di un amore più grande che abita nel nostro cuore.
Carissimi fratelli e sorelle, chiediamo a Maria la grazia dell’umiltà e della gratuità. Lei si è avvicinata al Signore, ha fatto spazio a Lui nel suo grembo, offrendo la sua carne al Verbo della vita e sempre si è unita a Lui, quale serva umile della sua volontà. Così canta nella casa di Elisabetta: “Ha guardato l’umiltà della sua serva”. Anche nella vita pubblica del suo Figlio è rimasta nell’ombra, seguendolo in silenzio, disponibile ad essere discepola tra i discepoli. Sia lei a guidarci nello stringerci sempre a Gesù Cristo, nell’imparare da Lui, “mite ed umile di cuore”, la mitezza e l’umiltà, il servizio umile e la totale disponibilità al volere del Padre. Sì, il segreto della vita cristiana è Gesù, sempre e solo Gesù. “Stringendovi a Cristo, pietra viva” scrive san Pietro, spingendoci a considerare Lui, il Signore, cuore della nostra vita, sorgente del nostro amore, fonte della nostra gioia. Solo in Lui possiamo essere noi stessi e realizzarci, nell’umiltà e nella gratuità, per vivere la gioia della fraternità, nell’amore vicendevole e nella costruzione del regno di Dio. Amen.

fra Vincenzo Ippolito ofm