XVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)
Mt 13,44-52
+ Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli:
«Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo.
Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra.
Ancora, il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti.
Avete compreso tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì». Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche».
Omelia R.P. Vincenzo Ippolito
Santuario Maria SS. Incoronata – Montoro (AV)
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Versione testuale
Il Signore ci conceda la sua grazia e la sua pace.
È la terza domenica, che leggiamo parte del capitolo tredicesimo del Vangelo secondo Matteo. Sette parabole, il cui centro è il Regno di Dio, la presenza di Cristo Signore nella nostra vita. È lui la lampada che arde e risplende. Ma il Regno di Dio non è soltanto Gesù Cristo. Siamo noi insieme con Lui. Quando avviene l’alleanza tra noi e Dio, quando, alla proposta del Signore di prendere abitazione e dimora nella nostra vita, noi rispondiamo, come Maria Eccomi, sono la serva del Signore e avvenga di me secondo la tua parola, la nostra vita diventa Regno di Dio, abitazione e dimora sua. Noi realizziamo, con l’eccomi che abbiamo dato e detto allo Spirito Santo, la promessa di Gesù, diventiamo abitazione sua, zampillante della grazia dello Spirito Santo: Risplenda la vostra luce davanti agli uomini perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre che è nei cieli. Chi beve dell’acqua che io gli darò diventerà, quest’acqua in lui, una sorgente che zampilla per la vita eterna.
Il Regno di Dio è la presenza di Gesù nella nostra vita. Non è solo Lui, ma siamo noi insieme con Lui. Non siamo solo noi, quanto invece è dall’alleanza che sperimentiamo con il Salvatore, dall’unione profonda, intima, che abbiamo con lo Spirito Santo, che noi diventiamo un capolavoro della Trinità e, al pari di Maria, facciamo risplendere nella nostra vita il Sole di Giustizia che è Cristo Signore.
Purtroppo capita però che noi non siamo sempre in comunione con Cristo. In tal modo non si realizza il Regno di Dio in noi e tra di noi, perché quando manca il nostro eccomi totale, incondizionato, obbediente, fiducioso, Dio viene ridotto all’impotenza e, stando all’angolo, non può operare ciò che il Padre desidera da tutti quanti noi.
E cosa desidera Dio da noi? Essere conformi all’immagine di Gesù. Ce lo dice proprio Paolo nell’ottavo capitolo della lettera ai Romani: quelli che ha conosciutoli anche predestinati ad essere conformi all’immagine del Figlio suo. Se tu dici Eccomi quando bussa lo Spirito Santo, quando generi attraverso la tua vita Cristo Signore al pari di Maria, quando lasci al Paraclito di prendere abitazione e dimora dentro di te, Gesù abita in te, la tua vita diventa come quella della Vergine, un tabernacolo vivente. E lì dove giungi porti Gesù, con la tua vita, con le tue parole, con il tuo sguardo, con la tua sola presenza. E Gesù scaccia il male e opera il bene e la trasformazione della nostra vita e della storia dei fratelli.
È come se la liturgia oggi ci esortasse: Accogli Cristo Signore nella tua vita, accogli la preziosità della grazia, la luce vera del Salvatore, la presenza così buona della sua benevolenza, così che tu possa diventare trasparenza di Dio e possa donare agli altri le fragranti parole del Signore nostro Gesù Cristo, scrive Francesco, che è il Verbo del Padre e le parole dello Spirito Santo, che sono spirito e vita.
Il regno dei Cieli è simile.
Per ben tre volte ritorna questa espressione, dopo che la liturgia ce l’ha donata più volte in queste ultime domeniche. Indirettamente l’Evangelista ci sta dicendo: se tu accogli nella tua vita Cristo Signore, se gli dici Eccomi, se gli spalanchi il cuore, la dinamica che si verifica dentro di te sarà simile a quella di un tesoro nascosto che viene trovato, di una perla preziosa per la quale si è disposti a donare tutto. L’Evangelista Matteo ci dà la possibilità, in questo modo, di entrare nella dinamica del regno, di disporre il nostro cuore a diventare abitazione e dimora di Dio, a metterci seriamente in discussione, perché questa alleanza si verifichi tra noi e Cristo, così che, trasformati dalla sua grazia, vivificati dal suo amore, convertiti dalla sua misericordia, noi diventiamo delle creature nuove, perché più entriamo nel mistero di Gesù Cristo, più diventiamo delle creature nuove, più noi lasciamo che lo Spirito Santo penetri dentro di noi, nelle profondità del nostro essere, nel punto di divisione del midollo e delle ossa, e più noi diventiamo sempre più conformi al Signore Gesù Cristo.
Cosa aspetti ad assecondare la grazia, ad accogliere lo Spirito, ad essere abbracciato dal Cristo risorto che effonde la vita nuova del suo amore misericordioso? Non sei stanco di essere sempre triste e di lasciare Cristo alla porta del tuo cuore, senza che Lui, entrando, afferri la tua mano e ti conduca nelle profondità di te stesso, lì dove la tua vita sperimenta l’essere terra deserta, arida, senza acqua?
Ma perché ci sia questo itinerario di conversione e di vivificazione per l’opera dello Spirito Santo, perché noi facciamo alleanza con Gesù Cristo, non soltanto dobbiamo dire Eccomi al Signore, ma dobbiamo, con Salomone, desiderare Dio, desiderare il suo Spirito, desiderare la sua Sapienza, invocarlo giorno e notte, perché mai ci manchi la luce della sua presenza capace di rischiarare le tenebre del cuore e di donarci la pace.
Salomone regna al posto di Davide, suo padre, che lo ha designato ad essere re d’Israele dopo di lui. Ma il giovane è inesperto, ha paura, soprattutto ricordando la grandezza del padre, l’eroicità delle sue gesta, la determinazione nel portare avanti, contro i nemici, la volontà del Padre. Si sente piccolo, debole, indifeso, così come ci sentiamo tutti quanti noi, dinanzi alla proposta di Dio di diventare tempio della sua gloria. Tante volte noi ci tiriamo indietro e diciamo «Signore, ma che cosa vuoi fare di me? Io non sono capace, sceglie qualcun altro». No, Dio vuole proprio te, desidera te, a te affida il suo progetto di salvezza, a te dona il suo Spirito perché tu possa essere in tutto, nella mente, nel cuore, nello sguardo, nell’anima, nel corpo, come Francesco, in tutto conforme al tuo Signore.
Anche Salomone ha paura. Abbiamo tutti quanti paura, dinanzi alla proposta di Cristo. Ma dobbiamo sapere che colui che ci chiede di essere con Lui una sola cosa, per realizzare il suo regno tra gli uomini effonde il suo Spirito a cui nulla è impossibile. Quando Dio bussa alla porta del nostro cuore e ci fa una proposta, non ci lascia mai soli, ma ci dona quello Spirito che rende le nostre mani pronti alla guerra, le nostre dita atte alla battaglia. Perché lo Spirito del Signore che scende sopra di noi ci consacra e ci invia ad essere messaggeri e testimoni di misericordia e di grazia, così da poter dire: non siete voi a parlare, ma parla in voi lo Spirito del Padre.
È Gesù Cristo stesso che lo ha comandato. Ma noi lo dobbiamo chiedere, dobbiamo bussare al cuore di Cristo, perché quel sangue e quell’acqua che sgorgano da quella divina sorgente ci trasformino, ci invadano il cuore. Quante volte questo cuore nostro trema, si lascia prendere dal dubbio, piomba nell’insoddisfazione, sperimenta il fallimento! È in quei momenti che, come Salomone, dobbiamo rivolgerci a Dio nella preghiera e dobbiamo domandare la sua misericordia e la grazia della sua presenza.
Abbiamo ascoltato come l’autore del primo Libro dei Re costruisce questa preghiera di Salomone, ripresa anche dal Libro della Sapienza, in una cornice significativa. Si parla di un sogno: il Signore apparve a Salomone in sogno durante la notte e gli dice: chiedimi ciò che vuoi che io ti conceda.
E Salomone non chiede vittoria sui nemici, non chiede che il suo regno venga consolidato, si espanda fino ai confini della terra, non chiede ricchezze, non chiede beni materiali, ma chiede, lo abbiamo ascoltato: concedi al tuo servo un cuore docile. In realtà la traduzione esatta di questo aggettivo è un cuore capace di ascoltare. Dio, per realizzare il suo regno con noi, non ha bisogno della tua forza, non ha bisogno della tua intelligenza, non ha bisogno della tua preparazione. Noi crediamo di dover offrire a Dio le nostre capacità, la nostra bellezza, la nostra capacità intellettuale, mentale, la nostra riflessione, il nostro guidare gli altri, il nostro saper parlare. Dio non ha a che farsene di queste cose. Dio vuole unicamente te, vuole la tua povertà, vuole la tua debolezza, vuole perfino il tuo peccato e la tua incoerenza, proprio come fa con Salomone. Vuole quello che noi siamo. Non ha bisogno che gli presentiamo delle maschere, quanto invece che entriamo in amicizia con lui e gli offriamo ciò che siamo, perché Egli nella nostra debolezza si manifesti come forza, nel nostro peccato come grazia di misericordia, nelle nostre tenebre come la luce radiosa che sconfigge ogni buio del cuore nostro e, attraverso di noi, dei fratelli.
Salomone chiede un cuore che è capace di ascoltare, ed è questo che tante volte manca a noi, la capacità di ascoltare, di lasciarsi raggiungere da Dio, illuminare dalla sua Parola, muovere dal suo esempio, determinare dalla sua volontà, convertire dalla potenza della sua misericordia.
Un cuore capace di ascoltare è un cuore che è aperto agli altri, è aperto a Dio, è un cuore umile che non vive la presunzione di sapere già tutto, che non vive l’arroganza di non accogliere consigli, che non è chiuso in sé stesso e nel suo perbenismo, che non si lascia trascinare dalla presunzione di non aver bisogno di nulla.
Questo cuore docile e questo cuore capace di ascoltare ricorda il cuore di Maria, che si lascia raggiungere dalla parola di Gabriele, da quella di Elisabetta, dalla meraviglia dei pastori, dallo stupore dei magi, che si lascia determinare dalla parola del suo figlio dodicenne: Perché mi cercavate, non sapevate che devo occuparmi delle cose del padre mio? Un cuore che si lascia penetrare dagli eventi della sua vita, che tutto medita, che tutto custodisce, che tutto porta davanti al Signore. Un cuore umile, perché Maria stessa si definisce così: Eccomi sono la serva del Signore. Ha guardato l’umiltà della sua serva. Maria è consapevole della sua umiltà, della sua povertà, della sua precarietà, e si consegna.
Questo Dio vuole da te: il tuo cuore debole, la tua incoerenza, i tuoi peccati, il tuo cadere continuamente. È Dio che ti dà la capacità dell’intelligenza. Se Dio ti chiede una cosa, sarà Lui a portarla avanti con te e dentro di te. Dio non ha bisogno delle tue capacità, perché Dio non chiama i perfetti, non chiama i capaci, ma rende capaci coloro che Lui chiama.
Questa è l’inversione che viene fatta e di cui Salomone è un esempio straordinario. La tua vita di fede cambia quando, invece di scacciare la tua povertà, invece di allontanare la tua debolezza, invece di combattere continuamente la tua precarietà, che ti viene spesso sbattuta dinanzi dagli altri e dalla vita, tu dici al Signore:
io mi metto totalmente nelle tue mani, fa’ di me quello che vuoi,
io so che tu sei onnipotente, io so che tu sei il Signore, regna nella mia vita,
parla al mio cuore, plasmalo secondo la tua volontà, muovilo all’ascolto,
determinalo all’azione, cambialo ad immagine del cuore del tuo Figlio Gesù.
Questa è la preghiera che noi dobbiamo fare ogni giorno a Maria, ogni giorno dobbiamo chiedere alla Madonna che strappi da noi questo cuore di pietra e immerga questo cuore di pietra incapace di ascoltare nel cuore divino del Salvatore.
Quando noi facciamo la comunione avviene questa trasformazione del cuore, avviene questa transustanziazione in noi, avviene questo sacro commercio, avviene questo scambio prodigioso: Gesù mette il suo cuore nel tuo cuore e ti prende il cuore. È questo scambio dei cuori che avviene nell’Eucaristia, è questo scambio dei cuori che avviene quando noi adoriamo Gesù vivo e vero nel sacramento dell’altare.
Per questo non si può essere cristiani senza adorare Gesù, non si può essere discepoli senza stare ai piedi del Signore. La nostra vita non viene trasformata senza preghiera, senza invocazione costante, perché il Signore dal suo costato trafitto faccia effondere su di noi fiumi di acqua viva che ci trasformano ad immagine del Salvatore. Per questo è così importante avvicinarsi all’Eucaristia anche durante la settimana, ad andare a messa organizzandosi, perché il Signore prenda il nostro cuore e al posto del cuore nostro metta il suo cuore dentro di noi, così che palpiti in noi il suo amore, così che veniamo vivificati dalla sua misericordia, spinti dalla sua bontà. Per questo tu ti accosti all’Eucaristia, perché Gesù metta in te il suo cuore, metta in te i suoi pensieri, metta sulle tue labbra le sue parole, perché metta nelle tue mani i suoi gesti e nei tuoi passi la sua corsa nell’annuncio del Regno.
Dammi un cuore capace di ascoltare. Togli da noi questo cuore di pietra e donaci il cuore di carne. Questa è la promessa di Gesù proprio per le parole di Ezechiele: Toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne. Il cuore di Gesù è un cuore capace di ascoltare. E se è un cuore capace di ascoltare è un cuore capace di obbedire, di lasciarsi determinare da Dio, dalla sua misericordia, dalla sua bontà. Eccomi, avvenga di me quello che vuoi. Signore, non come voglio io, ma come vuoi tu. Entrando nel mondo, il Verbo dice: ecco, avvenga di me secondo la tua volontà. Ecco io vengo, Signore, a fare la tua volontà.
La pagina del Vangelo ci fa poi comprendere quello che succede in un cuore che è capace di ascoltare.
Ora abbiamo visto come queste sette parabole ci donano aspetti diversi dell’alleanza con Cristo Signore. Ricorderete come la parabola del seminatore ci ha detto che tu diventi il regno di Dio quando accogli nel terreno buono del cuore la potenza della misericordia del Salvatore. Tu diventi il regno di Dio quando accogli dentro di te la grazia che può sembrare piccola della Parola, dell’Eucaristia, della comunione con gli altri, come un granello di senape, la tua vita viene trasformata dall’interno. Se lasci all’amore di Dio di penetrare dentro di te come il lievito, tutta la farina del tuo tempo viene fermentata.
Gesù ci ha condotti per mano a comprendere che dobbiamo avere pazienza con noi stessi e con gli altri, perché la zizzania deve crescere con il grano e dobbiamo aspettare che Lui realizzi la sua volontà e alla fine dei tempi possa tutto appianare e tutto possa essere secondo quello che Egli ha pensato e ha voluto.
Oggi Gesù ci dice: se il tuo cuore è capace di ascoltare, il tuo cuore sarà capace anche di ricercare, di non sentirsi mai arrivato, di comprendere che c’è sempre qualcosa di più grande che io riservo per te, qualcosa di più bello che io ho conservato per te. Oggi le due immagini forti che ci vengono donate dalla liturgia – due forti e una terribile – sono quelle del tesoro nascosto e della perla preziosa.
Il Regno dei Cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo, un uomo la trova, la nasconde e va pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo. La domanda che sembra farci questa pagina del Vangelo è: ma tu hai trovato il tesoro nascosto? Tu hai venduto tutto per la perla preziosa? Ci rendiamo conto carissimi fratelli e sorelle che con Dio non possiamo barare, non possiamo barare. Io posso dire che Gesù è la perla preziosa se ogni giorno non prego? Posso dire che Gesù è il mio tesoro nascosto se a messa vado in ritardo oppure qualche volta la salto perché ho altro da fare? Posso dire che Gesù è veramente la persona più importante della mia vita, la sorgente della mia gioia, la fonte della trasformazione della mia esistenza se per Gesù non vendo niente ma voglio tutto trattenere e se c’è posto poi verrà pure Gesù?
Il passaggio che oggi il Signore ci chiede di fare è proprio questo fare una scala di priorità nella vita ma questa la può fare soltanto chi ha trovato la perla, chi ha trovato il tesoro. Questo ci deve portare, carissimi fratelli e sorelle, a non scandalizzarci. Noi possiamo anche stare in chiesa, possiamo anche venire ogni giorno in chiesa. Io posso essere anche un frate, un sacerdote che celebra ogni giorno, che annuncia il Vangelo ma questo non significa che ho incontrato Gesù, che Gesù è per me la perla preziosa, è il tesoro nascosto, non è la pratica, non è il formalismo della fede ma quel desiderio struggente di avere Gesù sempre con me, di vivere alla sua presenza, di averlo compagno della mia vita, amico dei miei giorni, sorgente della mia forza, scaturigine della capacità di operare il bene che lo Spirito Santo mi dà la possibilità di fare.
Pensiamo a Francesco: incontra Gesù, la voce del Crocifisso di San Damiano e cosa fa? Dà tutto ai poveri, vende tutto per avere la perla preziosa, vende tutto per comprare, per trovare il tesoro nascosto. Qui, carissimi fratelli e sorelle, Gesù non ci sta dicendo che dobbiamo essere tutti come San Francesco, che ci dobbiamo fare frati, monache, Gesù non ci sta dicendo questo. Ci sta dicendo che nella vita che noi viviamo, nella vocazione che abbiamo compreso e stiamo cercando di portare avanti con l’aiuto dello Spirito Santo, Dio deve avere il primo posto. E per questo Gesù dice: chi ama il padre e la madre più di me non è degno di me, chi ama il figlio e la figlia più di me non è degno di me.
Questo non significa che non dobbiamo amare, che non dobbiamo servire, che i figli non sono preziosi, che la famiglia non è un tesoro, no no! Significa mettere al centro della propria famiglia Gesù, al centro delle proprie amicizie Lui. Gesù non è che vuole essere l’unica perla della vita, no, vuole essere la perla più importante, che dona bellezza anche alle altre. Questo è quello che il Signore ci chiede di fare.
Ora la domanda che oggi dobbiamo porci è, ma io che faccio per trovare questa perla? Che faccio per ricercare questo tesoro nascosto?
Vi faccio un esempio, carissimi fratelli e sorelle: noi la Messa la vogliamo tutti sotto casa e il prete per confessarci deve venire quando si fanno la benedizione delle case, le vogliamo a domicilio le cose, però quando si tratta di altro che ci interessa poi scappiamo. Mi ha stupito questo concerto che c’è stato a Tor Vergata qualche settimana fa, com’è che si chiama? Niente di meno dal giorno prima! Significa che per quei giovani quel cantante è il tesoro nascosto, è la perla preziosa.
Ora noi siamo capaci di rispondere all’amore di Gesù con l’amore del nostro cuore? Ma non a chiacchiere! Tanti pensano che venendo qua la domenica e sorbendosi la mia omelia hanno adempiuto non solo l’obbligo domenicale ma di tutta la settimana!
Carissimi fratelli e sorelle, se viviamo la fede così, potremmo dire che siamo da compiangere più di tutti gli altri usando le parole di San Paolo. Significa che Gesù non è la perla.
La maggior parte di voi vive nel matrimonio, quando Isabella ha trovato a Franco, ha trovato la perla preziosa e il tesoro nascosto e Franco è diventato il punto di riferimento della sua vita, continua ad esserlo, ha messo in discussione tutto, ha venduto tutto per lui. Noi riusciamo a fare questo per Gesù? Ma la cosa bella è che quando stiamo con Gesù ci rendiamo conto che Lui ha venduto tutto per noi, per questo San Paolo può dire Cristo mi ha amato e ha dato se stesso per me. Mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi.
Quando lo vediamo sull’altare Gesù, quando il sacerdote lo stringe, quando quell’ostia santa ci viene donata, Gesù ci dice proprio questo: tu per me sei la perla preziosa, tu per me sei il tesoro nascosto, io mi sono fatto in quattro per conquistarti, io continuerei a salire sulla croce per te, perché tu potessi avere in abbondanza la vita.
Questo è l’insegnamento che ci portiamo con questa domenica. Gesù grazie perché io per te sono la perla preziosa, grazie Signore perché per te io sono il tesoro nascosto, nulla e nessuno potrà mai separarmi dall’amore che tu hai per me, Signore Gesù.
Carissimi fratelli e sorelle, chiediamo che il Signore non ci faccia temere e tremare nell’ultimo giorno quando gli angeli separeranno i cattivi dai buoni, ma ci dia la grazia di essere tra il numero di coloro che contempleranno il volto del Signore perché qui in terra si sono disposti a fare la sua santa volontà.
Maria la tutta bella, la tutta santa, noi la contempliamo come la donna vestita di sole con la luna sotto i suoi piedi e sul capo una corona di dodici stelle.
Se non avessimo Maria! Che grazia abbiamo nel poter contemplare in lei un modello di discepola tutta docile, protesa a compiere la grazia del Signore!
Maria noi ti lodiamo,
noi ti accogliamo come signora della nostra vita,
come compagna del nostro discepolato,
come maestra della nostra sequela.
Insegnaci a trovare Gesù, donaci la gioia di considerare Lui la perla preziosa, il tesoro nascosto,
donaci di poter comprendere che noi per Lui siamo la perla e il tesoro,
siamo preziosi così come tu sei stata preziosa e sei preziosa nel cuore della Trinità.
Donaci il coraggio di guardare in avanti con speranza,
di poter gettare alle spalle non soltanto i nostri peccati, ma le nostre illusioni.
Donaci di saper mettere a frutto la grazia, di trafficare i talenti,
di disporci a cercare sempre il Signore in tutto quello che facciamo.
E fa’ che un giorno, persi nel cuore della Trinità,
possiamo continuamente sperimentare quanto la nostra vita è preziosa agli occhi di Dio
che conta i capelli del nostro capo e che, Padre misericordioso, ha mandato nel mondo il suo Figlio
perché tutti possano trovare in Lui vita in abbondanza. Amen.

