VI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
Mt 5,17-37
+ Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli.
Io vi dico infatti: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.
Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio”. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna.
Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono.
Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo!
Avete inteso che fu detto: “Non commetterai adulterio”. Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore.
Se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geènna. E se la tua mano destra ti è motivo di scandalo, tagliala e gettala via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geènna.
Fu pure detto: “Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto del ripudio”. Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, eccetto il caso di unione illegittima, la espone all’adulterio, e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio.
Avete anche inteso che fu detto agli antichi: “Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti”. Ma io vi dico: non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio, né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la città del grande Re. Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. Sia invece il vostro parlare: “sì, sì”, “no, no”; il di più viene dal Maligno».
Parola del Signore.
Omelia R.P. Vincenzo Ippolito
Santuario Maria SS. Incoronata – Montoro (AV)
Scarica omelia: |Download MP3|
Il Signore conceda a tutti noi la pienezza della Sua grazia e la dolcezza della Sua pace.
È la terza domenica consecutiva che, leggendo il Vangelo, veniamo portati sul Monte delle Beatitudini, lì dove Gesù, nuovo Mosè, si siede e dona dal tesoro del suo cuore la nuova legge, la grazia di quell’amore misericordioso che permea le pagine dell’Antico Testamento e tutta la parola di Dio, data in antico attraverso Mosè, riceve pienezza di grazia e di gioia. Gesù è il rivelatore del volto del Padre. Lui ci porta nel cuore di Dio. Lo ricorda l’Evangelista Giovanni: “Dio nessuno l’ha mai visto. Soltanto il Figlio Unigenito, che è Dio, ed è sul seno del Padre, è Lui che lo ha rivelato”. È come se Gesù Cristo prendesse dal tesoro del Padre e donasse a tutti gli uomini non soltanto la piena conoscenza della verità, ma la potenza di quell’amore che è verità e che ci permette di fare la verità e di essere, per la vita dei nostri fratelli, un segno luminoso di Dio che è verità ed amore insieme.
Sul Monte delle Beatitudini, l’Evangelista Matteo costruisce i capitoli dal V e al VI. La folla si accalca per ascoltare il suo insegnamento e i discepoli pendono dalle labbra di Gesù. È significativo notare che, in questi capitoli, l’Evangelista non presenta altra voce se non quella del Maestro. Non ci sono degli interventi o della folla o da parte degli stessi discepoli e neppure troviamo dei miracoli perché Gesù parla tutto d’un fiato e i discepoli, le folle, sono chiamati ad accogliere il suo insegnamento e a far fluire la sua parola di vita nelle profondità del proprio cuore. È questo che viene chiesto anche a noi, carissimi fratelli e sorelle: permettere a Dio di parlare alla nostra vita, di far scendere nelle profondità del nostro cuore la sua luce per camminare in una vita nuova seguendo Lui, Agnello che toglie i peccati del mondo.
Le domeniche passate ci hanno dato la possibilità di vedere la nostra identità alla luce dell’identità di Gesù Cristo, di comprendere che siamo beati attraverso il paradosso della croce, che prendiamo seguendo Gesù Cristo rinnegando la nostra volontà e la nostra mentalità. Così come diventiamo luce del mondo, sale della terra, se permettiamo a Cristo di trasformare la nostra vita, di illuminare i nostri passi e di condividere il suo stesso cammino che, dalla croce, porta alla luce della resurrezione. Noi diventiamo sale della terra se riusciamo a vivere l’umiltà del nascondimento. Noi siamo luce del mondo se lo spirito dentro di noi ci fa ardere, così che, posti sul candelabro da Dio, doniamo quella luce che non è nostra perché ci ricorda l’Apostolo, “noi fungiamo come ambasciatori, come se Dio esortasse per mezzo nostro”.
L’Evangelista oggi fa compiere, alla sua comunità e a noi che leggiamo il suo Vangelo, un ulteriore passo. Gesù prende le pagine dell’Antico Testamento, le rilegge, le spiega. Lui è il Maestro, lui è il Rabbì. Ma, a differenza di coloro che spiegano la legge nel Tempio o nella Sinagoga, Lui realizza la legge, Lui è l’autore della legge. Il Verbo eterno è Colui che, insieme al Padre e allo Spirito Santo, in antico ha parlato a Mosè nel Roveto e sul Sinai ha donato la legge che doveva ispirare il cammino del popolo nel deserto e illuminare la vita di Israele abitando nella terra della promessa, dove scorre sempre la benevolenza dell’amore di Dio come miele e la dolcezza di quel latte che rallegra la città degli uomini e dona la certezza di non essere mai abbandonati da Dio. È lo stesso Dio che ha parlato, sul Sinai e sul Monte delle Beatitudini: sul Sinai certamente nel mistero attraverso segni prodigiosi quali il terremoto, i lampi, i tuoni, la nube, mentre la rivelazione di Dio attraverso Gesù Cristo è alla nostra portata. Lui si è fatto uomo non per spaventarci, quanto invece per donarci la certezza che, insieme con Lui, noi possiamo camminare in una vita nuova, che nella forza del suo Spirito veniamo interiormente ricreati. È così, carissimi, che riusciamo a comprendere che c’è continuità tra il Sinai e il Monte delle Beatitudini. Non sono la legge antica contro la nuova, il patto vecchio che viene scardinato dal nuovo. Non è il Golgota che mette in difficoltà le tavole della legge, quanto invece si tratta dello stesso Dio che parla a Mosè e che in persona ci raggiunge attraverso Gesù Cristo. Un Dio che non ci ha detto tutto, non ci ha dato tutto sul Sinai, ma un Dio che realizza la sua promessa e ci dona tutto se stesso attraverso il suo Figlio Gesù Cristo, che nell’abbraccio della croce si offre a noi come Salvatore, Redentore, luce, pane che rischiara, acqua che disseta il nostro desiderio di gioia, di fraternità e di vita piena. In tal modo, riusciamo a comprendere le espressioni che Gesù ci dice nella pagina odierna del Vangelo: “Io non sono venuto ad abolire la legge, ma a dare pieno compimento”, ovvero “sono venuto a completare quello che vi ho detto in antico, sono venuto a perfezionare la vostra comprensione piuttosto limitata delle parole che io vi ho detto”. Non possiamo rimanere ancorati al Sinai, anche se la rivelazione è autentica e la parola è incisiva, chiamandoci a conversione.
Chi segue Gesù Cristo comprende che Egli raccoglie tutta l’eredità dell’Antico Testamento, ma ci fa compiere un passo in avanti, perché Egli, prendendo il Decalogo e altre prescrizioni della legge date ai Padri, insuffla in esse la potenza dello Spirito, la grazia della misericordia, perché, come scrive Paolo ai Romani, “pieno compimento della legge è l’amore”. Coloro che si vengono a trovare dinanzi a Gesù Cristo dopo il mistero della sua Pasqua, quanti soprattutto nel primo tempo della Chiesa ascoltano il Vangelo, credono che si debba passare attraverso la circoncisione, il rispetto di tutte le leggi dell’Antico Testamento. Paolo, in questo, farà sentire forte la sua voce, per comprendere che in Cristo noi diventiamo delle creature nuove, che l’Antico Testamento giunge a pienezza, perché è Cristo che ricapitola in sé tutte le cose. Non possiamo rimanere al Decalogo, non perché sia non bella la legge data ai Padri o insignificante la parola che è offerta a Mosè e ai figli di Israele, quanto perché c’è una pienezza più grande, c’è un passo in avanti che dobbiamo fare, ed è il passo dell’amore, della misericordia, della benevolenza, del perdono, della riconciliazione. È vero, già l’Antica Legge parlava di amore, di perdono, ma Gesù ci fa vedere che l’amore deve andare fino alla fine, che la misericordia deve raggiungere i limiti dell’esistenza umana e deve scontrarsi e vincere sul mistero del male.
Gesù ci fa comprendere che, se vogliamo camminare dietro a Lui, se vogliamo realizzare quella pienezza della legge di cui è figura l’Antico Testamento, noi dobbiamo procedere ad oltranza nell’amore. Per questo l’Evangelista Giovanni inizia il capitolo tredicesimo del suo Vangelo sugli ultimi giorni della vita terrena del Salvatore, dicendo che il Figlio di Dio fatto uomo, “dopo aver amato i suoi figli che erano nel mondo, li amò sino alla fine”. Il decalogo, le prescrizioni dell’Antico Testamento non arrivano fino alla fine dell’amore, fino al dono della vita, fino all’effusione del proprio sangue per il bene degli altri. Ma la pienezza della legge che è Gesù, sì, questo lo fa, questo ce l’insegna, in Lui lo possiamo vedere! L’antico popolo dell’Alleanza non aveva un esempio concreto di che cosa significa obbedire alla legge. Ma noi l’abbiamo! Noi abbiamo Gesù, abbiamo Lui, questa legge personale, Lui che è il metro, Lui che è il modello, Lui che è l’esempio: “vi ho dato infatti l’esempio”, confida ai suoi dopo la lavanda dei piedi, “perché come ho fatto io, facciate anche voi”. Fare come Gesù!
Comprendiamo quindi che il metro della vita cristiana è sempre e solo l’amore del Cuore di Cristo. Capiamo, ascoltando la parola che il Maestro rivolge sul Monte delle Beatitudini, che la vita nostra, la vita dei fratelli, deve essere misurata sulla Sua, dobbiamo essere plasmati dalla Sua parola, irrorati dalla Sua grazia, illuminati dalla Sua luce, plasmati dalla Sua testimonianza. Perché, carissimi fratelli e sorelle, noi utilizziamo solitamente i metri di misura, sia nei pesi o anche in tutto ciò che ci circonda. Quando io faccio la spesa, calcolo a peso, solitamente, le cose che devo prendere. O, quando devo calcolare, costruire qualche cosa, oppure ordinare qualcosa, mi servo di un metro, misuro gli spazi, organizzo… Così è anche nella vita spirituale. Tu devi tarare la tua esistenza sul metro di Gesù Cristo. Ed è questo, carissimi, il vero problema della nostra vita! Noi tariamo la nostra esistenza su noi stessi, sul nostro orgoglio, sulla presunzione di essere buoni, sul nostro egoismo. Invece, il metro di misura, l’unità di peso, è sempre e solo Gesù Cristo! Tu devi misurare la tua vita sul metro del suo Cuore, sulla croce sua, che è misura di ogni amore, di ogni perdono, di ogni relazione, di ogni parola, detta o taciuta, di ogni espressione, offerta o ricevuta, di ogni umiltà vissuta fino alla fine, di ogni sentimento di bene che ti consuma, di ogni offerta che interiormente ti brucia per l’edificazione del regno di Dio tra gli uomini.
Ecco perché, Gesù dice “se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno di Dio”. Ma qual è la misura di questa giustizia? Non è forse fare il bene? Certo! Ma non il bene “secondo me”, o il bene “secondo te”! Le scaramucce tra di noi, le liti avvengono proprio perché io voglio imporre il mio metro e tu il tuo. La giustizia, invece, è misurarsi su Gesù Cristo, sull’amore del suo Cuore, sui suoi sentimenti di misericordia, sui suoi pensieri, sulla lunghezza del suo sguardo che raccoglie i lontani, sulla sua parola di tuono che scuote il peccatore ed effonde quella vita per riprendersi e camminare in un’esistenza rinnovata alla luce del suo Cuore misericordioso. Ecco perché l’Evangelista Matteo ci dona un’espressione così significativa nel presentarci l’esperienza di Giuseppe di Nazareth. Lo definisce “uomo giusto”. E l’uomo è giusto quando cerca di pensare come pensa Dio, di amare come ama Dio, di parlare come Dio desidera, di operare secondo la sua volontà.
Questo fa Gesù Cristo oggi con ciascuno di noi, carissimi fratelli e sorelle: si offre come misura della giustizia. Vuoi essere giusto? Vuoi fare il bene? Vuoi compiere la volontà del Padre? Vuoi disporti per il meglio? Non guardare verso di te, ma guarda verso Gesù! Non guardare verso il Sinai, perché quella legge è superata dalla pienezza che è amore. Ma non chiuderti nel formalismo, così come gli scribi e i farisei, e non imporre agli altri una misura di donazione che è misurata sopra di te, che è tarata sul tuo egoismo. Guarda verso Gesù! Lui è la giustizia. Lui è il solo Giusto. Le sue parole sono verità. Il suo sguardo accarezza e di nulla si appropria. La sua Parola scuote la coscienza ed effonde la grazia. La sua misericordia afferra i peccatori e li fa camminare in una vita nuova.
Se la vostra giustizia non supererà quella degli scrivi e dei Farisei… Noi non possiamo litigare sempre su quello che è mio e su quello che è tuo. Dobbiamo andare al di là. Dobbiamo superare gli angusti spazi della nostra grettezza. E dobbiamo amare! E quando uno ama, non ha misura nel dono. Quando uno ama, non guarda ciò di cui l’altro ha bisogno, ma va sempre al di là delle necessità dell’altro, le anticipa, le comprende, perché l’altro non deve sentire l’umiliazione di chiedere ciò di cui ha bisogno. La vera giustizia che Dio oggi ci indica è quella dell’amore del Cuore di Cristo. Ama come ama Gesù e sarai giusto! Pensa come pensa Gesù e sarai santo. Parla come parla Gesù e seminerai la pace. Comportati come si comporta Gesù e riuscirai a edificare tra gli uomini il regno di giustizia, di amore e di pace. Ma noi non riusciamo a fare quello che Gesù ci chiede. Ecco perché ci sovviene la testimonianza dell’Apostolo oggi nella seconda lettura, lo abbiamo ascoltato: “Tra coloro che sono perfetti parliamo di una sapienza che non è di questo mondo, di una sapienza che è di Dio che è misteriosa, che è sconosciuta. Questa sapienza Dio ha rivelato per mezzo dello Spirito perché è lo Spirito che conosce bene ogni cosa anche le profondità di Dio”.
Quando noi ascoltiamo Gesù Cristo Egli ci dona la vera sapienza, la sapienza dello Spirito Santo che non sta solo nel comprendere, ma sta nel fare. Quando Dio ti dona la sapienza dello Spirito Santo la tua mente si sgombra, si libera da ogni forma di egoismo e tu accogli quello che Dio desidera da te come autentico bene per te. E nel cuore lo Spirito ti infiamma dei santi desideri per amare con Cristo, per pensare come Lui, per parlare come Lui, per disporti agli altri come Lui, per essere innestato in Cristo una creatura nuova e camminare, come ricorda Paolo, in novità di vita. Io non posso fare il bene – afferma sempre Paolo – perché è Gesù Cristo che mi dà la possibilità di desiderare il bene e la forza per compiere quello che io vedo. Per questo noi viviamo il sacramento della Riconciliazione e, attraverso la grazia dei sacramenti, ci viene data la potenza di Dio. Quando noi chiediamo perdono, l’assoluzione non ci dà soltanto il perdono di Dio (che è già gran cosa!), ci riconcilia con il Padre, ci mette in comunione rinnovata con la Chiesa e con i fratelli. La grazia che mi viene data, attraverso il ministero sacerdotale, infonde in me la luce per comprendere la giustizia secondo Dio, per ricentrare l’obiettivo, per chiarire l’itinerario, per camminare in una vita nuova. Per questo sono necessari i sacramenti: per essere salvi, per camminare nella santità, per seguire Gesù Cristo. La grazia che io ricevo mi serve perché io venga illuminato nella comprensione, perché venga acceso dai santi desideri e perché, nella mia docilità offerta, venga disposto ad accogliere la forza dello Spirito Santo che mi rende capace di fare (alle forze mie che sono limitate) ciò che è impossibile agli uomini. Perché tutto è possibile a Dio, tutto è possibile per chi crede in Lui e si abbandona totalmente all’opera della sua grazia santificante.
Ora, l’Evangelista, lo abbiamo ascoltato, cerca di calare nella concretezza che cosa significa la nuova giustizia, la pienezza di giustizia, il metro di Gesù Cristo. Fa degli esempi, prende l’Antico Testamento e Gesù lo spiega, ma non superficialmente come tante volte facciamo noi, va in profondità. È questo, carissimi fratelli e sorelle, il senso della vocazione cristiana alla scuola di Francesco e di Chiara: la vocazione francescana è una vocazione di radicalità, di profondità, di spessore di vita spirituale. Non può esistere per un discepolo di San Francesco la superficialità. Chi segue San Francesco impara che bisogna lavorare di profondità, che bisogna andare fino ai limiti del proprio cuore, che bisogna svuotare la propria interiorità e bisogna permettere alla grazia dello Spirito Santo di renderci nuovi, non fuori di noi, ma dentro di noi. Il marrone che utilizziamo negli abiti noi, le clarisse, così come anche tutti coloro che si rifanno a vario titolo alla spiritualità francescana, non è soltanto vestire il marrone fuori, ma in realtà quella è una ricerca di marrone dentro, cioè di humus, di umiltà. È una ricerca costante di interiorità e l’umiltà è il riconoscimento della nostra strutturale povertà, così da dare a Dio la possibilità di regnare potentemente e totalmente dentro di noi. Questo fa Gesù in questa pagina di Vangelo e sempre nei Vangeli!
E quando noi ascoltiamo la Parola di Gesù siamo portati a dire: Signore, donami la tua grazia perché io mi fermo sempre in superficie. Donami la tua Parola per andare in profondità, profondità nel tuo cuore che è un abisso sconfinato di misericordia nel quale io mi perdo e mi voglio perdere. M’è dolce naufragare in questo mare! E al tempo stesso guidami nelle profondità del mio cuore, perché tu vi possa regnare e io possa, attraverso una conoscenza del tuo mistero, non sentire vergogna, ma affidarmi a te che sei potenza di misericordia, grazia di riconciliazione e di perdono.
Dio, per insegnarci l’umiltà, si fa umile. Dio, per insegnarci la povertà, si fa povero. Gesù, per insegnarci l’obbedienza e l’abbandono, Egli stesso si abbandona nell’abbraccio del Padre e nella sua croce ci indica che “nessuno ha un amore più grande di chi dona la vita” per i propri fratelli. Guardando a Gesù, impariamo l’autentica giustizia che sta nell’umiltà, nella povertà, nell’abnegazione e nel servizio. Se, nella nostra società, la scala è in salita per diventare qualcuno, nella vita spirituale, nella sequela del Crocifisso risorto, la scala è in discesa per giungere all’ultimo posto, che è il mistero della croce, essere crocifissi con Cristo e diventare delle creature nuove.
Gesù va in profondità e ci dona alcuni esempi di cosa significa andare in profondità. Ne prendiamo alcuni. Il primo: Gesù riprende del Decalogo il comandamento non uccidere. “Avete inteso che fu detto agli antichi non ucciderai chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio”. Questo lo sappiamo tutti quanti noi: non si uccide, né per la legge divina, né per la legge umana. Così dovrebbe essere. Non è così, lo sappiamo bene: permettere l’aborto significa uccidere e questo è un crimine, anche se la nostra società non lo riconosce, perché io per uccidere devo vedere colui che uccido e invece il mistero della vita è dall’inizio, dal concepimento, fino alla fine naturale, quale dono di Dio che noi dobbiamo custodire e preservare. Gesù come interpreta? Questo significa che Gesù perfeziona, va in profondità e dice: “io vi dico” cioè “io vi aggiungo”.
La rivelazione di Gesù è un’aggiunta e un completamento. La Parola di Gesù serve a dare definitività alla rivelazione data ai padri. È come, se leggendo le pagine dell’Antico Testamento, manca sempre qualcosa e manca sempre qualcosa: manca Gesù! Perché soltanto in Gesù noi abbiamo la pienezza. Noi possiamo sfogliare e risfogliare le pagine dell’Antico Testamento, ma senza Gesù non ne abbiamo la pienezza, la grazia, la pace, la misericordia, il dono dello Spirito Santo che ci fa essere delle creature nuove, brancoliamo sempre nel buio. “Ma io vi dico”. Che cosa ci dice Gesù? “Chiunque si adira con il proprio fratello, dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello stupido, dovrà andare davanti al sinedrio, chi gli dice pazzo sarà destinato al fuoco della Geenna”. Gesù non parla di coltelli, non parla di spade, ma parla del posto che tu fai nel tuo cuore all’altro e che non puoi toglierlo di mezzo con la tua intenzione, con la tua parola e con le tue azioni. E il giudizio che Gesù dà è un giudizio molto, molto forte: “verrà sottoposto al giudizio, al sinedrio e alla Geenna”. Che cos’è la Geenna? Per tre volte Gesù vi ritorna. È una parte di Gerusalemme dove venivano bruciati tutti i rifiuti. Gesù parla di fuoco inestinguibile per dare un’immagine, perché in quella discarica il fuoco era sempre acceso, non si spegneva mai perché si aggiungevano sempre altre cose che dovevano essere eliminate. È un’immagine per dire che nell’inferno c’è questo fuoco di desiderio, questo rimpianto perché si poteva fare il bene e non è stato fatto. Ora Gesù indirettamente sta dicendo a me e a voi: “Ci sono vari modi di uccidere. Ma non è che tu uccidi le persone che ti stanno accanto con lo sguardo, con la parola, con il disprezzo silenzioso? Non è che tu togli di mezzo le persone che ti sono accanto quando non ti piacciono, quando vuoi far prevalere la tua visione, quando ti sono di scandalo, quando ti vergogni degli altri?”.
Ora chiediamo che il Signore ci dia la consapevolezza delle uccisioni che facciamo, degli omicidi che compiamo, del male che talvolta in maniera istintiva facciamo, ma che richiede un serio esame di coscienza per non continuare ad uccidere, per non continuare a fare del male.
C’è un altro comandamento, lo ricorderete: “avete inteso che fu detto non commetterai adulterio ma io vi dico chiunque guarda una donna per desiderarla ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore”. Che cosa sta dicendo Gesù? Il problema non è soltanto di natura sessuale o della fedeltà al matrimonio, è qualcosa di molto più profondo. Il problema non è commettere adulterio, il problema sono gli occhi e, attraverso gli occhi, quello che è il tuo cuore. Che cosa desideri con il tuo cuore? Perché gli occhi manifestano quello che il tuo cuore desidera, perché “dal cuore vengono fuori tutte le azioni cattive”, non sono dall’esterno che vengono dentro con quello che mangiamo.
Ora la rettitudine della Parola di Gesù Cristo noi la notiamo nella nostra società. I femminicidi che cosa sono? Sono la conseguenza di questo desiderio di appropriarsi totalmente dell’altro. L’altro mi appartiene, l’altro è mia proprietà, l’altro deve fare quello che io voglio. Questo non è amore, lo sappiamo bene. Può arrivare anche all’uccisione, ma possiamo dire che uccidere è soltanto l’estremo di un atteggiamento che è già presente prima. Quante volte io non riesco ad amare, con desideri puri! Non riesco ad amare l’altro ricercando il suo bene. Gesù ci dice: “il tuo amore deve essere tale che il bene dell’altro vale più del tuo bene”. Questo fa Gesù sulla croce: il bene nostro passa attraverso la sua morte. Questo significa giustizia autentica, questo significa amare con cuore puro, come ama Gesù. “Beati i puri di cuore perché vedranno Dio”. Io quando vedo, non vedo l’altro di cui potermi appropriare, giustificandomi col dire che io lo amo! Io guardo nell’altro un dono di Dio e cerco di custodirlo, di proteggerlo, di mettermi al servizio dell’autentico bene dell’altro.
Carissimi fratelli e sorelle, chiediamo al Signore che doni a tutti quanti noi di fare questo passo, di misurarci sul Signore nostro Gesù Cristo. E chiediamo di fare sempre più spazio, come Maria, alla forza dello Spirito Santo per essere interiormente invasi dalla grazia del Paraclito ed essere delle creature nuove. E domandiamo a Maria una grazia ancora più grande che è quella di immergerci nella vita di Gesù Cristo per essere da Lui assorbiti e così pensare, parlare, guardare, operare come Lui che “è il più bello tra i figli dell’uomo”, l’unico nostro Signore e Salvatore a cui sia lode, gloria, potenza e forza nei secoli dei secoli.
Amen.

