V DOMENICA DI PASQUA (ANNO A)
Gv 14,1-12
+ Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via».
Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto».
Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere.
Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse.
In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre».
Parola del Signore.
Omelia R.P. Vincenzo Ippolito
Santuario Maria SS. Incoronata – Montoro (AV)
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Il Signore ci conceda la pienezza della sua grazia e la dolcezza della sua pace. La liturgia della Parola di questa domenica ci dà la grazia di visitare il Cenacolo di Gerusalemme, lì dove il Signore sta vivendo gli ultimi momenti della sua vita terrena. È con i Suoi discepoli. Da poco ha lavato loro i piedi. Ha comandato l’amore vicendevole, misurato sul suo cuore, lì dove la misericordia viene donata senza misura. Ed ora parla a loro come ad amici. Gli rivela i misteri del regno del Padre. Gli rende partecipi degli intimi sentimenti del suo animo, degli afflati del suo cuore, dei pensieri della sua mente. Ci sono momenti nei quali il Signore ci rende partecipi i battiti del suo cuore e ci dona la possibilità di approfondire l’amicizia con Cristo, di diventare autentici discepoli Suoi, di superare perfino Maria di Betania. Non soltanto siamo ai piedi del Redentore per ascoltare la Sua parola, ma veniamo condotti ad approfondire il mistero dell’obbedienza del Figlio di Dio fatto uomo, ad entrare nei pensieri della mente del Salvatore, a scrutare, immergendoci nei sentimenti del suo cuore filiale.
Ed è qui, carissimi fratelli e sorelle, che noi viviamo la verità del nostro cammino di discepolato. Tutti quanti siamo chiamati non soltanto a stare nel Cenacolo insieme con Cristo, ma ad approfondire la nostra fede, ad entrare in un’amicizia sempre più profonda con Cristo. Ed è lì che noi viviamo le vertigini del cammino di fede, e ci sembra che il respiro manchi quando approfondiamo la nostra relazione con Cristo e ci lasciamo portare negli abissi sconfinati della Sua misericordia.
Oggi è come se Cristo Signore afferrasse la nostra mano e ci invitasse ad entrare nell’abisso sconfinato della Sua misericordia. Il nostro cammino di discepolato – lo dobbiamo confessare senza paura – tante volte è molto superficiale. Come le persone che frequentano la predicazione di Cristo, anche noi ascoltiamo la parola di Gesù e stiamo con Lui per breve tempo. Oggi il Signore ci chiede invece di entrare nella Sua vita, di sperimentare il Suo amore, di godere della Sua misericordia, perché, innestati in Lui come i tralci sulla vite, possiamo fare frutti abbondanti di opere buone e la grazia, trasbordando dalla nostra vita, possa contagiare gli altri della stessa potenza di misericordia, di carità, di benevolenza, di pace e di bontà. Più entri nel Cenacolo, più ti immergi nel costato del Salvatore e più diventi una creatura nuova, più frequenti come Francesco la Croce del Signore e più comprendi che la Sua grazia vale più della vita e le nostre labbra diranno la Sua lode. Con il salmista puoi dire: una cosa ho chiesto al Signore, questa sola io cerco, abitare nella casa del Signore tutti i giorni della mia vita per gustare la dolcezza del Signore ed abitare il Suo santuario.
Tante volte noi siamo nel Cenacolo, ma non entriamo nel cuore del Salvatore, spezziamo il pane alla mensa della riconciliazione e della fraternità, ma non c’è il coinvolgimento di cuore, mente, attrattive e sensibilità, disubbidendo così al comando del Salvatore, amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze. Per questo Francesco, rivolto ai suoi frati, dice: amiamo Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutte le forze, con tutti i sentimenti del nostro animo, con tutto il trasporto, con tutto il desiderio. Francesco è polarizzato dall’amore del cuore di Cristo, per questo Buonaventura può scrivere che il verace amore di Cristo aveva reso l’amante perfetta immagine dell’Amato. Cosa aspetti ad entrare nel cuore del Salvatore? Perché ti fermi sulla soglia della porta? Perché non passi attraverso il mistero della tua croce, delle tue sofferenze, delle tue difficoltà, perché non lasci all’amore di Cristo di fluire nella tua vita, di irrigare i deserti del cuore e di donarti con la luce che rischiara le tenebre la bellezza della sua amicizia, la grazia della sua comunione, la potenza della sua vita che ci trasforma in creature nuove?
Più entriamo nel cuore di Cristo e più Lui ci dice: non abbiate timore. A noi fa paura la radicalità del Vangelo, a noi mette tanto timore entrare nel cuore del Salvatore, dove avvertiamo che c’è da una parte tutto l’amore, ma dall’altra c’è tutto il dolore, secondo la parola che Francesco rivolge nella sua preghiera al Serafino alato: fammi sentire, per quanto è possibile, tutto il dolore che tu, figliuol di Dio, hai sentito nell’ora e nella tua acerbissima passione. Fammi sentire nelle tue membra quel dolore e nell’animo mio, nel cuore, fammi sentire tutto l’amore che ti ha spinto a donare la vita per gli uomini.
Amore che riesce a trasformare il dolore, che supera il dolore, che valica l’angoscia, che trasforma la sofferenza, che vivifica la morte, che effonde la potenza della vita! Questa è l’esperienza che i discepoli fanno e questa è l’esperienza che viene offerta a te in questa domenica, dove la Parola del Signore, donata come balsamo al tuo animo inquieto, ti dona la pace, perché Egli è la nostra pace. Ogni qualvolta nella nostra vita c’è Gesù, noi siamo nella pace. Ogni qualvolta la Parola di Cristo viene ricordata, ruminata, interiorizzata, noi siamo nella bonaccia. Ogni qualvolta Cristo regna in noi, nel trono dell’animo nostro, noi sperimentiamo la gioia della comunione, la grazia del perdono e la potenza della vita nuova, attraverso il nostro cuore, raggiunge i fratelli e diventa potenza di fraternità e grazia di comunione e di unità.
Quando Gesù è nella tua vita, quando lo lasci parlare nel tuo cuore, Lui, la prima cosa che dice per allontanare le nubi del timore e della paura, sono proprio le stesse parole che rivolge ai discepoli nel Cenacolo: Non abbiate timore. Ed è una parola così bella che il Signore rivolge sempre ai suoi discepoli. Quando nella tempesta cercano di combattere contro le forze della natura, mentre il Maestro, sulla barca, a poppa, sul cuscino, riposa e dorme, Lui che si fida del Padre, si affida a Lui. Quale scandalo da parte dei discepoli vedere che il Signore dorme e loro sono in pena! Che Cristo è placido sul cuscino e loro sono nella tormenta! Svegliato, si alza e, tacita il mare, impone alla tempesta di calmarsi e i discepoli avvertono che quella parola di Gesù Cristo dona la pace. Perché avete paura? Perché non avete fede? Così come vedendolo venire sul mare, i discepoli credono di vedere un fantasma e Gesù dice: Sono io, non abbiate timore.
Carissimi fratelli e sorelle, Gesù vince la paura con la sua presenza. Quando noi siamo nella pena, nella sofferenza, per una preoccupazione, per una situazione che ci angoscia, per una malattia, Gesù è lì, accanto a noi. È sulla barca in tempesta, ma ci dona la pace. Si dona a noi come pace.
È come se dicessi ai discepoli impauriti per quello che di lì a poco accadrà: Non abbiate timore. Ci sono io. Io sono la tua pace nella tempesta. Io sono il sole nelle tue tenebre. Io sono l’acqua nel tuo deserto. Io sono il pane nella tua fame. Io sono tutto l’amore del Padre nella tua cattiveria e nelle tue difficoltà. Io sono la grazia della potenza della riconciliazione nel tuo peccato e nel tuo errore.
Dobbiamo lasciarci cullare da questa parola di Gesù: Non abbiate timore. È come la parola di una mamma che culla il suo bambino impaurito per il buio. È come l’abbraccio di chi ama rivolto all’amante per allontanare tutte le nubi della disperazione e della sofferenza. Quando noi ci sentiamo amati, nell’abbraccio di chi ci ama ci sentiamo come un bambino, custoditi e protetti, e nulla ci farà male. Per questo il salmista può dire: io sono tranquillo, sono sereno, come bimbo svezzato è l’anima mia. Speri Israele nel Signore. Ora e sempre.
Non abbiate timore. Perché Gesù possa parlare, perché la sua voce possa fluire, perché la sua Parola possa entrare nel cuore, dobbiamo sgombrarlo dalla paura. Se c’è la paura nel cuore, Cristo non può entrare. Se c’è il timore nell’animo nostro, Cristo non può regnare. Se ci sono le preoccupazioni per la vita e ogni genere di sofferenza, Cristo entrando viene messo all’angolo, ma non regna dentro di noi e non può trasformare, se prima noi, insieme con lui, mettiamo a posto, facciamo spazio, sgombriamo il terreno, dissodiamo il campo e lasciamo che la sua parola in lui regni.
Ma come vincere il timore? Come vincere la paura? Come vincere lo sgomento? Come vincere quelle situazioni che si presentano improvvisamente e ci tolgono la pace? Con Gesù l’amore, l’amore suo, vince il timore. La presenza sua sconvolge e sbaraglia le nostre paure. La sua grazia, donandosi nel nostro peccato, fa rifiorire la vita. Gesù prima rasserena e poi parla, prima sgombra il luogo e poi vi regna, prima pulisce il terreno dissoda il campo e poi semina il seme della sua Parola che è poi quella del Padre.
E Gesù cosa dice ai discepoli? Ci parla del Padre, ci parla del regno di Dio: nella casa del Padre mio ci sono molte dimore. Sembra che le parole di Gesù ci facciano paura, ci sta parlando del paradiso, ma noi non vogliamo lasciare questa terra. Gesù non ci sta parlando del paradiso, ci sta parlando della vita, della vita con Lui e la vita con Lui si vive qui e si vive dopo. La vita con Cristo si vive sempre perché per chi crede in Cristo la morte non fa paura, non fanno paura le morti di questo mondo, le difficoltà, le angosce, le sofferenze perché se Cristo è con noi chi sarà contro di noi? Forse colui che ha dato il proprio Figlio, non donerà ogni cosa insieme con Lui?
Siamo chiamati oggi, carissimi fratelli e sorelle, a non avere paura di nulla perché il Signore è il mio pastore io non manco di nulla se voglio camminare in una valle oscura io non temo alcun male perché Tu sei con me. È Gesù che prepara una mensa, è Gesù che è il nostro bastone, il nostro vincastro, è Lui tutta la nostra ricchezza a sufficienza. Lui ci prepara una dimora eterna non costruita da mani d’uomo nei cieli, ma qui prepara una mensa sotto gli occhi dei nostri nemici, cosparge di olio l’animo nostro, il nostro capo e il nostro calice – che poi è il suo calice, quello della volontà del Padre – tra le nostre mani trabocca di gioia. Questo fa Gesù! Ci vuole sempre con Lui, vuole che il suo amore possa valicare i confini del tempo e portarci nell’eternità. Questo vuole chi ama: non vuole mai separarsi dalla persona amata, deciderà sempre il bene e il meglio. Anche quando i discepoli non riescono a comprendere, Gesù apre sconfinati orizzonti di gioia, di amore, di riconciliazione.
Non abbiate timore. Nella casa del Padre mio ci sono molte dimore, io vado a prepararvi un posto. Che bello! Ma da parte nostra c’è la paura, noi non vogliamo valicare questa vita, siamo così legati a questo mondo! Ma Dio non ti sta dicendo che devi morire! Dio ti sta dicendo che devi vivere e devi vivere nel tempo orientato all’eternità e nell’eternità devi continuare a vivere quella vita che già qui in terra nella fede tu vivi tutto proteso all’amore del Padre, alla grazia del Figlio, alla consolazione dello Spirito Santo.
Ma come si va in cielo? Come si vive qui in terra la gioia del cielo e si continua a vivere in cielo la gioia che pregustiamo nel mistero su questa terra? I discepoli si guardano… come superare il timore, la paura? Come vincere l’orgoglio? Come si fa? Come si fa a vivere la difficoltà? Come si fa a vivere la contrarietà? Come si fanno a vivere quelle che sono le liti e i problemi che emergono?
La prima lettura ci presenta proprio un momento molto delicato della comunità di Gerusalemme: i discepoli si rendono conto di non avere tempo per l’annuncio del vangelo perché, se annunciano il vangelo, la carità non viene vissuta al meglio. Lo Spirito Santo guida i credenti a ravvisare nella storia la volontà del Signore e a istituire quei diaconi, quei sette uomini colmi della grazia dello Spirito Santo che serviranno la mensa perché i problemi possano essere superati e, equilibrando la vita comunitaria, si possa vivere la carità e l’annuncio del Vangelo.
Dio interviene sempre nei nostri momenti di difficoltà e ci dona la luce, ci dona la grazia, ci dona la via. Quante volte noi non sappiamo dove sbattere la testa, non sappiamo cosa dire, che cosa pensare, come consolarci, come esortarci a vicenda, come sostenerci nel cammino, come risollevarci nelle cadute, come trovare la pace nella guerra, la consolazione nella disperazione, la luce nelle tenebre che spesso albergano nell’animo nostro!
Tommaso si fa coraggio e dice: Signore ma noi non sappiamo dove vai, come possiamo conoscere la via? E Gesù gli risponde, così come fa sempre, con schiettezza, con affabilità. Noi crediamo che Dio non ci risponda, ma Dio ci risponde sempre quando lo invochiamo nella preghiera, quando lo cerchiamo nella prova, quando ci rivolgiamo a Lui nell’afflizione, quando i nostri problemi come quelli della Chiesa di Gerusalemme angustiano l’animo nostro e ci percuotono. Anche allora ho fiducia. Sì, Dio ci parla sempre e, se tace, è per allontanare il timore, per dissodare il terreno. Se tace è perché ha già parlato e tu devi ricordare le parole da Lui dette e devi ruminarle nel cuore e nella potenza dello Spirito Santo, docile a Lui devi renderle vita. Dio rompe sempre il silenzio. Dio ci dona sempre la sua parola di vita, così come fa con Tommaso, così come farà dopo con Filippo.
Io sono la via, io sono la verità, io sono la vita. Carissimi fratelli e sorelle, Gesù è tutto per noi. Gesù è veramente tutto. Tu cerchi la strada per essere felice: è Gesù la strada, mettiti sui suoi passi, segui le sue orme e troverai la gioia. Noi tante volte sbagliamo strada, ma c’è un’unica strada, quella del Vangelo; c’è un’unica porta, quella della fede; c’è un’unica uscita dai nostri problemi, quella dell’amore del Padre. È Gesù la nostra verità. Una verità unica è quella dell’amore che vale per tutti. Noi ci facciamo delle verità parziali: la mia verità contro quella che io credo bugia, ma che da parte tua è verità e così ci combattiamo, ci scontriamo, crediamo che la nostra verità valga più di quella degli altri. Invece c’è una verità per tutti, che è quella dell’amore, è l’umanizzazione di Cristo, è la grazia del perdono, è la potenza della misericordia… questa è la verità! Gesù è la verità che ci rende liberi dalle idee parziali, da quelli che sono i nostri convincimenti, da quello che noi crediamo bene. Gesù è la verità significa che Lui è la sorgente dell’amore vero che ci riconcilia, la potenza della grazia che è giustizia. Lui ci dice quella parola che ci libera da ogni forma di schiavitù e ci dona la pace vera. Quante volte anche noi con Pilato ci chiediamo: ma che cos’è la verità? Invece noi sappiamo che Gesù è la verità, è la proposta di gioia per ogni uomo. È Gesù che a ciascuno di noi dice: seguimi e sarai libero, imitami e sarai gioioso, metti i tuoi piedi sulle mie orme e troverai la pace.
Gesù è la via, Gesù è la verità, Gesù è la vita. Ma perché mai Gesù mi dice che Lui è la vita, se io già vivo. È vero ma potremmo dire con Paolo: questa vita la vivo nella carne, ma sono chiamato a viverla nella fede del Figlio di Dio che mi ha amato e ha dato se stesso per me. Quando io questa vita che vivo nella carne, la vivo nella fede del Figlio di Dio, lo Spirito Santo riversa dentro di me la vita di Gesù e io posso dire: vivo, ma non vivo io, in me vive Cristo. La vita nostra è quella della carne, è quella dei movimenti su questa terra, dell’aprire gli occhi, del parlare, del vivere una vita orientata a noi stessi, al nostro tornaconto, ma quando dentro di te ricevi la vita di Dio, la potenza della sua misericordia la grazia della sua compassione, non vivi più tu, vive in te Cristo Signore! Come i calici dell’altare che, per quanto preziosi, non servono a nulla, ma quando contengono il sangue del Salvatore, quando il pane della vita eterna è lì serbato, sono preziosissimi, non per quello che sono, ma per quello che hanno, per ciò che donano. Così anche la tua vita. Noi siamo dei vasi di creta perché appaia che questa potenza straordinaria viene da Dio e non viene da noi. Quando conteniamo in noi la vita di Gesù, noi viviamo nella gioia, noi sperimentiamo la pace, pur vivendo nella guerra perché il nostro orgoglio ci fa volere delle cose che sono contrarie a Dio e al nostro autentico bene. Segui Gesù, Lui ti sta tracciando la strada, te la sta tracciando con la sua croce. Infatti l’albero della croce che è a terra, trascinato da Gesù, diventa il segno evidente della presenza di Dio nella tua vita, diventa come le briciole di Pollicino lasciate lungo la strada perché tu possa riconoscere che anche la strada della sofferenza, dell’offerta, della consegna, conduce alla gioia. Segui quella strada e con Cristo troverai la pace. Trova in Gesù la tua verità, che è la verità per ogni uomo e sarai liberato e troverai la gioia. Accogli dentro di te la vita di Cristo e, avendo Cristo in te, non sbaglierai strada, sperimenterai la verità e sarai nel cuore del Padre, ricco della potenza del suo amore misericordioso.
Carissimi fratelli e sorelle questa pagina del Vangelo è così bella che noi non riusciremo a sviscerarla al meglio, ma l’ultimo riferimento lo voglio fare alle parole che Filippo rivolge a Gesù. I discepoli sentono sempre che Gesù parla del Padre, parla con il Padre, si immerge nell’amore del Padre. Per questo scappa e toglie anche delle ore al sonno. Gesù ha bisogno del Padre, così come la terra ha bisogno dell’acqua, così come la nostra vita ha bisogno del cibo e dell’abito. Gesù ha bisogno del Padre, così come chi si sente amato ha bisogno dell’abbraccio dell’amante.
Gesù ha bisogno del Padre e davanti a questo Gesù ci sentiamo sempre in difficoltà, noi che non riusciamo a trovare tempo per la preghiera, noi che non troviamo tempo per vivere i sacramenti, noi che facciamo sempre dei salti mortali per stare insieme con Gesù. Il problema non è trovare tempo. Il problema è sperimentare la potenza dell’amore perché quando tu trovi l’amore e ti senti amato, i tuoi salti mortali vengono fatti con gioia perché sai che la sua grazia vale più della vita e sai che il Signore è mia parte di eredità e mio calice, nelle tue mani è la mia vita.
Gesù vive questo rapporto con il Padre e del Padre parla, la parola del Padre semina e il riferimento al Padre è costante: le opere che io compio è il Padre che le compie, io faccio sempre quello che piace al Padre; io e il Padre siamo una cosa sola. I discepoli e, con loro Filippo, sono bersagliati da questo riferimento al Padre, ne parla continuamente Gesù! Sembra che Filippo sia ormai stanco, lo vuole vedere il Padre, vuole stare con il Padre, vuole godere del suo sguardo, vuole anche lui inabissarsi nell’amicizia di questo Padre di ogni bontà che sta imparando a conoscere attraverso la Parola di Gesù. Gesù non ci porta a sé, ci porta al Padre, così come la Chiesa non ci porta a se stessa, ci porta a Dio, così come ogni discepolo ci deve portare a Gesù, ogni ministro della Chiesa al Signore. È la lettura costante del Vangelo che ci porta ad avere in noi, con la grazia dei sacramenti, la vita del Signore crocifisso e risorto. Più tu frequenti Gesù, più ascolti la sua Parola e più tu vedrai nascere in te la nostalgia per il Padre, il desiderio di stare con lui e lo Spirito Santo che, dentro di te, ti fa gridare con Cristo Abbà, Padre, ti donerà quella preghiera per rivolgersi a Dio e per scoprirlo come Padre tuo di una tenerezza infinita, di una misericordia sconfinata, di un amore eterno.
È il passaggio che anche Francesco fa quando si spoglia dinanzi al Vescovo di Assisi: non più padre mio Pietro di Bernardone, ma Padre mio che sei nei cieli. È questo il passaggio da fare, non per disprezzare la paternità terrena che è dono e segno della paternità di Dio, ma per vivere il rapporto con Dio, per approfondire la nostra dignità filiale, per crescere nella consapevolezza e nella grazia della fraternità fra noi.
Filippo è tanto tempo che noi siamo insieme e tu non mi conosci. Carissimi fratelli e sorelle, non so a voi, ma a me fanno tanto male queste parole di Gesù! È tanto tempo che sono con voi e tu ancora non mi conosci. Noi conosciamo veramente Gesù oppure è uno scherzo la nostra fede? Noi stiamo approfondendo il mistero dell’amicizia con Cristo, oppure la domenica perdiamo tempo? Stiamo crescendo nel nostro essere i discepoli del Vangelo oppure abbiamo un altro vangelo che non è il Vangelo autentico del Salvatore e ci facciamo una fede a misura nostra, con i nostri spazi, con i nostri tempi, con le nostre leggi?
È tanto tempo che io sono con voi e tu ancora non mi conosci. Stare con Gesù comporta che noi veniamo trasformati dalla sua grazia, ma se il nostro cuore è chiuso, Dio non ci trasforma, se il nostro cuore non riesce a lasciar penetrare la grazia del vangelo non veniamo cambiati. Dobbiamo chiedere al Signore che ci converta veramente e dobbiamo approfittare del tempo che ci viene dato, dobbiamo approfittare delle celebrazioni! Anche una parola udita dal Vangelo ci può trasformare, anche l’Eucarestia ci può irrorare e può cambiare, può dare una svolta alla nostra vita! Anche questa sola celebrazione può chiedere e può attuare in me, in ciascuno di voi, quella trasformazione straordinaria che solo Dio può operare facendoci compiere quei passi in avanti, quei balzi in avanti, quei salti significativi nella vita secondo il Vangelo, nella figliolanza divina e nella grazia della fraternità fra noi.
E Gesù a Filippo e a noi dice: chi vede me, vede il Padre. E se guardiamo Gesù, com’è bello questo Padre che ci ama! Lo vediamo negli sguardi di Gesù, nelle parole di Gesù e in ciò che Gesù compie. Quando ricevi l’Eucaristia, Gesù è il dono del Padre per te, perché Egli non ha ricusato il suo Figlio ma l’ha offerto per tutti noi, non l’ha risparmiato, ma te lo offre. Quando ascoltiamo la parola di Gesù, è il Padre che lo ha inviato, non l’ha tenuto per sé, ma ce lo ha donato. E Gesù non ha tenuto per sé, non ha considerato un tesoro geloso l’essere come Dio ma si è spogliato, si è donato. E più tu entri in questo vortice di dono d’amore, più impari ad amare, non considerando il peccato degli altri e le cattiverie che ricevi, ma lasciando che l’amore tutto trasformi e tutto vivifichi.
“Mostraci il Padre e ci basta”. Tu il Padre già lo vedi, lo vedi in me, lo vedi nei miei gesti, lo ascolti nelle mie parole, lo contempli nella mia misericordia, lo accogli ogni qualvolta tu ti disponi nella fede a lasciarti trasformare dalla mia presenza.
Carissimi fratelli e sorelle, stringiamoci a Cristo, pietra viva, disprezzata dagli uomini, ma scelta davanti a Dio, ci dice san Pietro oggi. E chiediamo la grazia di ringraziare sempre il Signore perché ci rende stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa, perché Lui ci ha strappati dalle tenebre perché diventiamo annunciatori della potenza della sua luce, noi che un tempo eravamo non popolo, ora siamo il popolo di Dio.
Dio ti strappa dalla paura, Dio ti toglie il timore perché tu possa annunciare le opere straordinarie di Lui che dalle tenebre ci ha chiamati alla ammirabile sua luce.
Bella è l’ammirabile luce che contempliamo in Maria, la Madre del Signore, la Regina degli Angeli, lei, la nostra tenerissima Madre. Sia lei a guidarci nel cammino, a calmare le nostre paure, a tranquillizzare il nostro pianto, a calmare i nostri timori, a cullare i nostri sogni. Ci conduca per mano a inabissarci nel fuoco vivo della Trinità, dove un giorno speriamo di perderci per godere dell’amore eterno in eterno.
Amen.

